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Deeva, l'auto che va da sola, porta Parma nel futuro

Deeva, l'auto che va da sola, porta Parma nel futuro

10 Agosto 2015,11:51

Katia Golini

Una favola di fantascienza, in cui il futuro è già qui. Quella di Alberto Broggi è un'avventura in cui l'avvenire è il presente e il passato solo una comparsa. Lui è il padre di Deeva, l'auto che guida da sola. Gli americani lo hanno coperto d'oro, ma lui garantisce che la sua vita non cambierà. Ha 48 anni, il sorriso di un ragazzino e gli occhi vispi del curioso di professione. Non poteva immaginare tanto successo quando la lampadina si accese nella sua mente, una ventina di anni fa.

Da studente di Ingegneria all'Università di Parma - dove oggi insegna - comincia a cullare l'idea dell'automobile capace di muoversi senza un pilota. Da laureando ci costruisce intorno la tesi di laurea. Da professore non solo la realizza (progettandone il software), ma riesce - con il supporto fondamentale dell'Università di Parma - a venderla a una società americana quotata a Wall Street (la Ambarella) che ha sborsato 30 milioni di dollari (di cui due finiti nelle casse dell'Ateneo) per acquistare VisLab, il suo spin-off nato all'interno delle aule e dei laboratori universitari.

Insomma, una favola moderna ambientata al Campus di via Langhirano. «Le prime ricerche a Parma - racconta Broggi - sono nate durante la mia tesi di laurea e durante il mio dottorato di ricerca, anche se l’idea dell’auto a guida automatica risale agli anni Cinquanta: anche Walt Disney aveva disegnato cartoni con automobili autoguidate. Il nostro contributo è stato quello di scegliere la tecnologia e farla progredire in modo da realizzare veri prototipi di automobili con guida automatica da provare su strada».

Da quante persone è composto il suo team?

«Abbiamo iniziato in tre persone alla fine degli anni Novanta per poi allargare il gruppo di anno in anno. Oggi siamo una trentina di ingegneri, e siamo tutti parte del VisLab. Quasi tutti abbiamo il dottorato di ricerca».

Creare software per la visione artificiale cosa significa esattamente?

«Una telecamera acquisisce delle immagini del mondo circostante; nel nostro caso le telecamere sono installate su veicoli ed acquisiscono immagini della scena stradale di fronte al veicolo, di lato, e dietro. L’obiettivo della visione artificiale è di interpretare cosa è rappresentato nella singola immagine. In altre parole il software deve creare una descrizione della scena a partire da una sua fotografia. E' un compito molto difficile perché gli oggetti, le loro rappresentazioni, addirittura le ombre o il sole, e anche l’infinità di scenari diversi possono rendere l’interpretazione molto complessa. Per di più nel caso del veicolo automatico, l’interpretazione - oltre ad essere complessa - deve anche avvenire molto rapidamente in quanto il veicolo si muove ad alte velocità. Tendiamo ad elaborare una dozzina di immagini al secondo per ogni telecamera; se si pensa che sull’ultimo prototipo, chiamato Deeva, abbiamo 26 telecamere che funzionano contemporaneamente, è facile capire la complessità del sistema in termini di capacità elaborativa».

Come sono avvenuti i primi contatti con la società Ambarella?

«Negli ultimi due anni ho trascorso molto tempo nella Silicon Valley alla ricerca di investitori e partner. Con l’aiuto di consulenti locali in Silicon Valley abbiamo preso contatti con molte realtà, anche di dimensioni molto grosse, di cui non posso fare i nomi. In parallelo con l’aiuto di consulenti locali abbiamo intrapreso contatti anche con aziende e investitori in altre parti del mondo, ma alla fine abbiamo scelto Ambarella».

Voi create software, Ambarella crea hardware: una sinergia perfetta.

«Abbiamo trovato una sinergia industriale perfetta tra VisLab e Ambarella, non solo perché lavoriamo su aspetti complementari - noi software e Ambarella hardware - ma anche perché condividiamo il modo di lavorare. Ambarella è una società quotata in borsa ma non ha perso il vigore e l’energia tipico delle start-up, soprattutto di quelle in Silicon Valley. Con loro abbiamo subito stabilito un feeling perfetto che ci ha portato ad aprire velocemente le trattative; e durante la negoziazione abbiamo ricevuto conferma della nostra sensazione iniziale».

Quali ripercussioni ci saranno dal fatto che un pezzo di Silicon Valley ha scelto di investire le sue risorse a Parma?

«Di offerte a spostarsi in Silicon Valley ne sono arrivate parecchie, ma alla fine rimaniamo a Parma. E' una decisione importante perché sia i nostri partner sia ovviamente noi siamo convinti che questa scelta porterà vantaggio non solo al VisLab, ma anche ad Ambarella, alla nostra Università e contemporaneamente anche al territorio. Mi spiego: l’energia e il modo di lavorare della Silicon Valley ci daranno modo di far avanzare le nostre ricerche ad una velocità inimmaginabile, con tutte le risorse necessarie; al contempo la nostra presenza a Parma inizierà un circolo virtuoso che coinvolgerà molti partner diversi. Con l’Università proporremo corsi di studio in ingegneria informatica specifici nel nostro settore hi-tech, con l’obiettivo di attirare gli studenti migliori non solo nel classico bacino d’utenza della nostra Università; formeremo i nuovi laureati, offrendo anche la possibilità del dottorato di ricerca, con l’eventuale successivo inserimento nel VisLab. La possibilità di assunzione al VisLab sono sicuro che attirerà molte persone interessate all’hi-tech, anche per le grandi opportunità offerte come ad esempio la possibilità di trascorrere periodi nel nostro centro a Santa Clara in California o nei nostri laboratori a Taiwan e in Cina. Per ora abbiamo già assunto una trentina di persone e l’obiettivo è crescere ancora e velocemente. Altro obiettivo che risulterà più agevole grazie alla nostra presenza a Parma è anche stabilire delle sinergie territoriali con la Motor Valley in tutta l’Emilia Romagna, in considerazione anche della presenza sul nostro territorio di realtà molto importanti come Dallara».

La sua vita da questo momento cambierà?

«Questa sarà una nuova sfida. Devo confessare che le sfide mi attirano, quindi non ho intenzione di cambiare vita, ma di concentrarmi su nuovi obiettivi. Anche grazie all’Università di Parma ho avuto la fortuna di fare una carriera accademica veloce, che mi ha quindi permesso di rifocalizzarmi in fretta sulla ricerca diventando editor della maggiore rivista scientifica del campo dei Sistemi di trasporto intelligente e soprattutto di ricevere un grant europeo molto prestigioso. Ho poi nuovamente rifocalizzato i miei obiettivi sullo spin-off VisLab, per farlo nascere e crescere in modo imprenditoriale. Ora che abbiamo trovato il partner giusto mi concentrerò sugli aspetti industriali per arrivare al prodotto».

E per l'insegnamento resterà spazio?

«Una cosa che sicuramente mi mancherà sarà l’insegnamento, a cui tengo molto. Infatti dovrò limitare le attività in aula a favore della gestione del VisLab. Tuttavia, anche grazie alla lungimoranza e determinazione del nostro rettore, abbiamo già preso accordi con Ambarella per organizzare corsi, master e lezioni in modo da formare i nostri studenti sui temi che trattiamo al VisLab. Sarò quindi più concentrato sulle materie avanzate e meno sulle materie di base; ovviamente al VisLab continuiamo ad offrire possibilità di stage, tesi di laurea e dottorato di ricerca industriale per tutti i nostri studenti».

Dietro le quinte della maxi operazione il prof Gino Gandolfi, docente del dipartimento di Economia e delegato del rettore per il sostegno alla nascita di imprese e tutela della proprietà intellettuale. è l'altro protagonista della storia. «Vislab, dopo aver raggiunto livelli di assoluta eccellenza sul fronte della ricerca applicata - spiega -, si è trovata di fronte alla necessità di dover compiere un “balzo in avanti”: trasformarsi da laboratorio di ricerca di fama mondiale in un’azienda in grado di affrontare le sfide del mercato. Tale opportunità, che è stata individuata con grande lucidità dal professor Broggi, ha posto i soci di VisLab di fronte ad alcuni quesiti non banali e di non immediata soluzione: come, con quali risorse finanziarie e con chi compiere questo “balzo”? Volendo semplificare, Vislab si è trovata dinnanzi ad un bivio: privilegiare un percorso di crescita mediante una soluzione prevalentemente finanziaria, consistente nell’aprire il capitale di rischio ad un socio finanziario in grado di apportare le risorse economiche necessarie, oppure affidarsi ad una soluzione a contenuto primariamente industriale mediante un’operazione di fusione-acquisizione? Dopo aver valutato assieme ai soci i punti di forza e di debolezza dell’una e dell’altra alternativa, abbiamo ritenuto di intraprendere la seconda strada ed Ambarella è risultata la società prescelta».

Quella che è stata portata a termine è definita come operazione di fusione-acquisizione. «L’operazione si è estrinsecata in un’acquisizione totalitaria delle quote sociali di VisLab. In questo modo quest’ultima rimane un soggetto giuridico di diritto italiano controllato al 100% da un soggetto estero. La nuova configurazione societaria permetterà ad Ambarella di disporre di una stabile organizzazione sul mercato europeo, e precisamente a Parma, da destinare a centro di Ricerca e sviluppo (R&D) per le applicazioni connesse al tema del driverless car, l’auto che si guida da sola».

Parla Gandolfi:

Ambarella è una multinazionale con sede in California, nella «mitica» Silicon Valley. «E' una realtà relativamente giovane. E’ stata fondata nel 2004 ed è quotata al Nasdaq con una capitalizzazione di borsa che oggi è superiore a 3 miliardi di dollari Usa. Per i non addetti ai lavori, la capitalizzazione di borsa si ottiene moltiplicando il prezzo di 1 singola azione per il numero di azioni quotate; in altri termini, rappresenta il valore che il mercato attribuisce ad una società quotata in un preciso momento. Ambarella ci è piaciuta da subito per una molteplicità di ragioni. Innanzitutto, ci è parso chiaro da subito che Ambarella rappresenta il partner ideale per Vislab, poiché le sinergie tra le due imprese sono decisamente elevate, così come ha avuto modo di precisare il prof Broggi. Ci ha colpito, inoltre, l’importanza che il management di Ambarella da sempre attribuisce all’attività di ricerca. Abbiamo analizzato i bilanci ed abbiamo notato con grande piacere che il management investe, mediamente, un terzo del fatturato in ricerca e sviluppo. Ci hanno, infine, favorevolmente impressionati la forte determinazione dell’amministratore delegato e del top management e, al tempo stesso, la loro sensibilità e, se mi è permesso, la loro lungimiranza nell’ascoltare le nostre richieste e le motivazioni delle stesse, richieste che, alla fine, si sono tutte concretizzate nell’accordo che abbiamo siglato a Milano il 25 giugno scorso». k.g.

Parla il rettore:

L'affare concluso con gli Usa offre grandi opportunità a tutto l'Ateneo. Ne è convinto il rettore Loris Borghi. L'operazione ha portato due milioni di dollari nelle casse dell'Università di Parma. «L'operazione VisLab avrà ricadute molto importanti sul nostro Ateneo: tutto quello che abbiamo "guadagnato" verrà reinvestito su attività a favore della ricerca e dei nostri studenti. Mi spiego meglio: l'Università di Parma è un Ateneo generalista con 9 grandi aree culturali e di ricerca che coprono molti ambiti del sapere. Essere una Università generalista è un vantaggio ma questo non significa non avere specificità; dato che la nuova governance dell'Ateneo ha ritenuto necessario rendere l'Ateneo di Parma sempre di più collegato con la propria realtà territoriale, abbiamo identificato un fil rouge comune che potesse unire le attività di ricerca, di didattica e di trasferimento tecnologico di tutti i nostri 18 dipartimenti. Ed essendo noi nella Food Valley, nel 2015, l'anno di Expo, ci è sembrato naturale mettere a punto un grande progetto di Ateneo sul “food”, sotto il coordinamento del professore Corrado Giacomini. Mediante questo strumento, che ha già coinvolto molti professori e giovani ricercatori, sono stati pianificati nuove attività didattiche e progetti di ricerca in connessione con aziende e strutture dipartimentali nuove (aule, laboratori e spazi per gli studenti) nel Campus di via Langhirano. Credo che con i fondi generati dall'operazione VisLab potremo dare un grande impulso a questo progetto teso a caratterizzare ancora meglio il nostro Ateneo in ambito agroalimentare. Non bisogna poi dimenticare il finanziamento diretto che Ambarella ha effettuato per 5 borse di dottorato nell'ambito specifico dell'ingegneria».

Cinque borse di studio e trenta «cervelli» che restano a Parma. Un risultato in controtendenza rispetto al resto del Paese. «Ho sempre pensato - continua Borghi - che il problema dei "cervelli in fuga" fosse la più grande disgrazia dell'Università pubblica italiana e più in generale del nostro "sistema Paese". Pertanto, mentre la trattativa con Ambarella si sviluppava, ho sempre mantenuto come punto fermo e ineludibile dell'Università di Parma che il patrimonio di ricerca e conoscenza che si era sviluppato intorno all'idea del professor Broggi, mantenesse le sue radici a Parma. E credo che il risultato sia stato rilevante: riuscire a portare un centro di ricerca della Silicon Valley a Parma rappresenta un volano di sviluppo e di possibilità per tutto il nostro territorio di grandissimo rilievo. Come sottolineato sia dal prof Broggi che dal prof Gandolfi, tutta l'operazione ha connotati straordinari, ma l'aspetto per me più di spicco è che il tutto sia nato e si sia sviluppato in seno ad una Università pubblica».

In Ateneo nasceranno nuovi corsi di studio e potenziamento della ricerca. Anche questo un nuovo tassello sulla via del rinnovamento e del rilancio dell'Ateneo. «Lo sforzo della nuova governance dell'Ateneo va proprio in questa direzione. Siamo un Ateneo antico, con radici forti e sane, per cui dobbiamo uscire sul territorio, rompere gli steccati, permeare e farci permeare dal territorio, dalle sue necessità. Dobbiamo mettere a disposizione della comunità l'intero nostro patrimonio di conoscenze con un unico obiettivo: formare giovani competenti, capaci e colti, per avere laureati e ricercatori meritevoli e di successo che siano al contempo ottimi cittadini e che abbiano gli strumenti per diventare una nuova ed entusiasta classe dirigente».

L'Ateneo si è impegnato a costruire nuovi laboratori al Campus per ospitare il pool della nuova società nata dalla fusione-acquisizione di VisLab-Ambarella. Un primo decisivo passo verso la realizzazione di Mastercampus. «I grandi progetti non possono prescindere dall'aspetto strutturale e architettonico-funzionale. Il team di ricercatori VisLab-Ambarella avrà una nuova sede la cui costruzione, al Campus, inizierà il prossimo ottobre. Tra l'altro anche la questione dei nuovi laboratori ha rappresentato un passaggio delicato nelle trattative e solo la competenza del direttore generale dell'Universitá, del Cda e di tutto il team che ha curato l'operazione ha potuto garantire il successo. Il progetto edilizio ha elementi di innovazione sia dal punto di vista dei materiali che del profilo ecologico ed energetico per cui si inserisce a pieno titolo e in armonia nel progetto Mastercampus Strategy. Se a questo uniamo l'imminente inaugurazione del Tecnopolo e della biblioteca Politecnica, la prossima riqualificazioni di altri edifici del Campus e la costruzione di una nuova sede del dipartimento di Scienze degli alimenti, é evidente che siamo oltre i primi passi per la realizzazione del progetto Mastercampus. In pochi anni il Campus di via Langhirano diventerà effettivamente un "quartiere urbano modello" aperto a studenti, docenti e ricercatori, dove lo spazio urbano si intersecherà con la ricerca e l'innovazione, all'insegna della sostenibilità, della funzionalità e dell'estetica. Un’ultima annotazione: dopo la firma ufficiale dell’accordo con Ambarella, ho inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi per invitarlo ad una prova diretta presso il nostro Campus, della driverless car. Spero che il premier accetti questo mio invito». k.g.

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