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Le «triglie» nella rete

Le «triglie» nella rete

03 Ottobre 2015,11:32

Laura Frugoni

La sporcizia si deposita a strati: più gratti a fondo e più scovi le vecchie incrostazioni. E' capitato qualcosa di simile ai carabinieri del Comando provinciale di Parma alle prese con un'indagine per un brutto assalto a una gioielleria - la Montelupo di Langhirano, la mattina del 2 maggio 2014: dando la caccia a una banda di rapinatori si sono accorti che erano (anche) dei trafficanti di droga. Dovevano recuperare un carico di gioielli rubati e sono arrivati (anche) a metter le mani su quattro chili di eroina. Cominciamo dal fondo, ossia dalla notizia di ieri: cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip del tribunale di Parma su richiesta della procura, eseguite dai militari all'alba di giovedì.

L'indagine è del Nucleo investigativo, che ha così messo in ginocchio un'organizzatissima banda di trafficanti e spacciatori di droga che veniva acquistata all'ingrosso a Parma, in gran parte approdava in Sicilia ma ce n'era anche una fetta per la piazza parmigiana, un mercato che non conosce crisi. Il canale siciliano porta dritto a Canicattì: non è un caso che i personaggi chiave di questa storia fossero tutti originari di quel paese dell'Agrigentino. Di Canicattì è Francesco Liuzza, 43 anni, che però aveva traslocato a Parma e qui risiedeva da qualche tempo: gli investigatori ritengono fosse l'uomo che comprava la droga all'ingrosso per rivenderla ai compari siciliani. Giovedì non hanno neanche dovuto arrestarlo: è già in via Burla e più avanti vedremo perché. In Sicilia a Ravanusa, altro Comune dell'Agrigentino, sono andati invece andati a prendere il compratore locale: Antonino Gattuso, 43 anni, personaggio già ben conosciuto dai carabinieri agrigentini che hanno collaborato all'indagine insieme ai colleghi di Varese. A Saronno è stato arrestato Servet Gjini, 33 anni, il fornitore albanese da cui Liuzza acquistava la droga. Chiudono il cerchio due personaggi di casa nostra: Andrea Villa, 47 anni, nato a Fiorenzuola e residente a Parma e Vittorio Canetti, 49 anni, nato e residente a Langhirano, anche quest'ultimo si trova già in carcere. Villa e Canetti sono riconducibili a una parallela rete di spaccio al dettaglio per la vendita di eroina e metadone tra Parma e provincia.

Particolare che dà una pennellata di colore all'indagine: l'operazione è stata chiamata dai carabinieri «Triglie rosse», perché così chiamavano in gergo la droga gli affiliati della banda nelle conversazioni telefoniche. Se l'ordinazione era di triglie rosse voleva dire che avevi bisogno di eroina, ma c'erano anche ordinazioni di triglie bianche e in quel caso si parlava di cocaina. E la rapina alla gioielleria di Langhirano che c'azzecca con il traffico di droga? In pratica, era stata la prima indagine ad aprire il vaso di Pandora. In quel piovoso venerdì mattina alla Montelupo s'erano presentati in tre, due uomini e una donna, a volto scoperto (lei perfino con un tatuaggio ben visibile sul collo) armati di pistole e bastone. L'orefice fu minacciata, spinta in un angolo, polsi e caviglie bloccati con le fascette da elettricista. Stessa sorte per un corriere rumeno che si era presentato con un pacco da consegnare nel bel mezzo della rapina. Fuggirono con 100 mila euro di preziosi. Su quel colpo i carabinieri della stazione di Langhirano hanno indagato per mesi, confrontando gli identikit con montagne di foto segnaletiche. Arrivarono a Liuzza e con le intercettazioni e gli appostamenti individuarono anche il secondo uomo del blitz, un albanese di 25 anni. A un certo punto accadde qualcosa che impresse lo scatto in avanti: dalle intercettazioni fu chiaro che l'albanese era in partenza per la Sicilia, con sé aveva un grosso plico. Porta via i gioielli, pensarono gli investigatori. E invece, quando lo bloccarono per arrestarlo, scoprirono il suo trolley gonfio di eroina. Arrestati i tre autori della rapina - l'albanese, Liuzza e la giovane donna, guarda caso anche lei di Canicattì - riuscirono a recuperare circa metà della refurtiva: in parte nelle abitazioni dei tre arrestati e in parte già piazzata nei «compro oro» di Canicattì e dintorni. L'indagine era chiusa. Ma intanto c'era un'altra pista che s'era aperta insieme a quel trolley: quella della droga. Anche il secondo teorema si è fatto via via più chiaro: gli investigatori hanno appurato che la banda finanziava l'acquisto degli stupefacenti con le rapine a mano armata. E nel traffico di eroina e cocaina era lo stesso Liuzza il punto di contatto tra le due organizzazioni parallele, quella siciliana e quella parmigiana. Un personaggio sicuramente abile, legato a doppio filo ai suoi compaesani e spregiudicato nel muoversi su vari fronti. Da notare che quando era andato a rapinare la gioielleria di Langhirano doveva avere una certa fretta di tornare a casa. In quel periodo era agli arresti domiciliari.

© Riproduzione riservata

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