Ilaria Moretti
Tutto ruota attorno al cibo. A volte avversario, a volte ossessione, mai amico. I disturbi del comportamento alimentare anche a Parma sarebbero in crescita: «Nell’ultimo triennio, abbiamo registrato che ogni anno circa un 30% di persone in più si rivolge alla rete dei servizi dell’Ausl e dell’Ospedale», stima Giuseppe Finzi, direttore del Day hospital dipartimentale di area medica del Maggiore.
Non è facile dire esattamente quanti siano i malati: spesso faticano ad ammettere di avere un problema e anche quando lo fanno, non sempre scelgono la strada della cura. Le femmine continuano ad essere la stragrande maggioranza, ma sarebbe in aumento anche il numero dei maschi. «Più difficili da guarire perché è maggiormente complicato capire quali sono i loro modelli di riferimento», evidenzia Finzi, che racconta di un ragazzo diventato anoressico a causa del bullismo dei compagni, decisi a rendergli la vita impossibile solo perché di corporatura robusta.
E quando si parla di disturbi del comportamento alimentare non si può che partire da lì, dall’anoressia. «Può svilupparsi nell’ambito di situazioni familiari difficili come in altre, almeno apparentemente, del tutto normali - sottolinea -. A volte il disturbo può nascere da una critica ricevuta, anche banale, nei confronti del proprio aspetto fisico. Il mito della magrezza influisce in molti casi». E’ così che qualcuno inizia a perdersi: «Da normopeso si comincia a perseguire l’obiettivo di dimagrire - prosegue -, spingendosi sempre più in là. L’asticella viene alzata sempre di più. Questa condizione, per cui guardandosi allo specchio le ragazze si vedono perennemente grasse, è detta dismorfofobia, ed è uno degli indici di gravità della malattia perché rivela un allontanamento dalla realtà».
Motivo per cui, alla prima visita, le ragazze vengono messe davanti a uno specchio in mutandine e reggiseno e viene chiesto loro di descriversi.
C’è una cosa che Finzi evidenzia con forza: «Di anoressia si muore». L’organismo è sottoposto a una vera e propria devastazione: «Abbiamo scoperto che il digiuno prolungato può portare a modificazioni del tessuto cerebrale irreversibili. Inoltre nelle anoressiche gravi c’è un rallentamento delle funzioni vitali e del cuore: sono a rischio di morte improvvisa». Altro capitolo doloroso è quello della bulimia: persone che sentono la necessità, compulsiva e frequente, di assumere grandi quantità di cibo. Vomito, lassativi, attività fisica scriteriata: sono molti e diversi i modi, tutti sbagliatissimi, attraverso i quali cercano di «rimediare» alle abbuffate. Il risultato è una grande sofferenza per il fisico. «Buona parte dei bulimici - spiega - sono ex anoressici che a un certo punto hanno un vero e proprio crollo per fame. Esistono forme miste dei due disturbi. Ci sono anche forme di anoressia più sfumate ad esempio la drunkorexia dove il problema viene mascherato dall’eccessiva assunzione di alcol, o l’arfid e l’ortoressia in cui la limitazione del cibo è parziale». Chi soffre di disturbi del comportamento alimentare spesso è intriso di sensi di colpa: «A volte sembra di parlare con dei sopravvissuti», osserva Finzi. C’è un timore alla base, il fatto di pensare: «E’ successo tutto per colpa di una mia debolezza». «Ma tutti noi siamo pieni di debolezze», ricorda.
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