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Coppe, missione in Arabia Saudita

Coppe, missione in Arabia Saudita

04 Novembre 2016,11:44

Egidio Bandini

A Parma, in via Zanardelli, c’è un piccolo istituto privato che sta diventando sempre di più un riferimento nazionale e internazionale: è l’Ire (Istituto ricerche esplosivistiche), fondato nel 2005 da Danilo Coppe, un nome che oggi non ha bisogno di presentazioni. Nella sua sede, l’Ire dispone del più ricco museo al mondo di oggetti dedicati all’esplosivistica civile e ha collezionato una serie di incarichi istituzionali di tutto rispetto, a partire dalle richieste di formazione per quasi tutti i «reparti speciali» delle forze armate. Venerdì scorso si è infatti chiuso il quinto corso di esplosivistica generale: un vero e proprio master di 820 ore che ha tenuto a Parma per 7 mesi gli ufficiali e sottoufficiali dell’Aeronautica militare italiana, provenienti dal reparto Armamenti e dal centro sperimentale Volo di pratica di mare. Oltre alle attività istituzionali, negli ultimi mesi sono arrivati all’Ire diversi incarichi prestigiosi, fra cui la verifica e catalogazione di quasi 3000 armi e oltre centomila munizioni sequestrate dal tribunale di Reggio Emilia durante una perquisizione, nelle prossime settimane, Danilo Coppe e il suo staff si occuperanno anche dei relitti della tragedia di Linate, il tragico evento che nell’ottobre del 2001 aveva riguardato la collisione fra un piccolo aereo da turismo ed uno di linea e dove perirono ben 118 persone. All’interno dei relitti, ora finalmente dissequestrati e destinati alla distruzione, sono presenti una serie di dispositivi di emergenza che contengono piccole cariche di esplosivo. Da qui la necessità che personale specializzato ne effettui la rimozione. Ma l’operazione più prestigiosa fra gli ultimi incarichi è quella relativa alla protezione della Mecca. Abbiamo chiesto a Danilo Coppe di spiegarci in cosa consisterà il suo intervento. «Lavoreremo nell’ambito dei nuovi lavori stradali che circondano la Ka’ba - spiega Coppe - dato l’enorme valore al metro quadro della superficie in tutta la Mecca, si cerca di realizzare le grandi opere quanto più possibile in sotterraneo. Il terreno è costituito per lo più da orneblenditi, che sono rocce dure come il granito pertanto lo scavo delle opere prevede inevitabilmente l’uso di esplosivi. Alla Mecca c’è il più grande impianto di refrigerazione al mondo che dista circa un chilometro dalla Ka’ba. Ebbene i lavori stanno creando scosse sismiche che hanno danneggiato qualche tubazione. Ma la galleria procede in direzione della Ka’ba e quindi è divenuto imperativo cautelare l’opera sia controllando le vibrazioni indotte dagli scavi sia riprogettandone le tecniche. Indubbiamente è una grande responsabilità, dal momento che per il mondo islamico è quanto esista di più sacro. Un po’ come la Basilica di San Pietro per i cattolici». E non finisce qui, perché a Danilo Coppe, di recente, sono stati affidati altri incarichi decisamente importanti. «Un paio di anni fa abbiamo controllato e impostato la spedizione di armi che il nostro governo ha donato ai curdi impegnati nella lotta all’Isis, qualche hanno prima abbiamo risolto un problema di inquinamento da tritolo nelle falde acquifere per il Comune di Bologna e ultimamente collaboriamo con Efsa per i problemi legati al terrorismo antagonista. Incarichi che necessitano di agilità e multidisciplinarità, anche se tutti col denominatore comune degli esplosivi: il mio "mestiere"!».

© Riproduzione riservata

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