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Giungla di siringhe, come 30 anni fa

Giungla di siringhe, come 30 anni fa

23 Aprile 2016,13:09

Le trovi al Parco Ducale, vicino ai giochi per bambini. Spuntate o con l’ago ben in vista, sottilissime o da prelievo, arrugginite o chiazzate di sangue. Ma le siringhe abbandonate si materializzano anche in stazione, in San Leonardo, vicino all’Ospedale. Ogni giorno le squadre di Iren ne rinvengono e ne «sequestrano» non meno di dieci che spuntano per strada o nelle aree verdi. Facendoci due calcoli, in un anno diventano quasi quattromila. Ma la raccolta non è solo frutto degli occhi attenti dei netturbini, o operatori ecologici che dir si voglia. Le segnalazioni di avvistamento che arrivano direttamente al centralino della multiutility di strada Santa Margherita non sono meno di tre, quattro al giorno. Ecco la fotografia di una Parma che sembrava scomparsa per sempre. Invece, almeno a prima vista, sembra di tornare indietro di trent’anni. Quando i tossici, visi scavati, denti logori e dialoghi strascicati, si bucavano negli angoli più bui. Anche se – ed è giusto precisarlo – è impossibile stabilire quante di queste siano state usate effettivamente per iniettarsi droga e quante no. Purtroppo non tutti sono attenti a gettarle, anche quelle usate per motivi medici, nei contenitori corretti. Certo è che la mappatura fa impressione, perché le zone dove spuntano con più frequenza rimangono le stesse degli anni Ottanta, quando l’eroina uccideva per strada. Tra i luoghi in cui gli spazzini trovano più spesso le siringhe spicca sicuramente il Parco Ducale, soprattutto nello spicchio verde accanto alle toilette, fra l’altro vicino ai giochi per bimbi. Segue a ruota l’area accanto all’Ospedale, la stazione e San Leonardo (in particolare le squadre di Iren intervengono nelle laterali di via Trento).

Ma gli aghi conficcati nel terreno e recuperati punteggiano anche la massicciata ferroviaria lungo la Milano-Bologna, che corre alle spalle del Pablo, tanto per capirci. Sebbene gli esperti parlino sì, di un ritorno di eroina, ma non di quello al «buco», rimane comunque una fetta di tossici della vecchia guardia. E l’identikit è presto fatto: sono soprattutto uomini, l’età oscilla fra i 40 e i 50 anni. Infatti la percentuale degli over 60 – almeno stando al dato dei pazienti in carico al Sert – è risicata: si parla di un 3-4% sul totale. Frenetici e impazienti, fumano una sigaretta dietro l’altra, finché non si ritrovano con il loro tesoro di morte tra le mani. Poi cercano un posticino tranquillo, al riparo dal resto del mondo – loro simili compresi - per bucarsi le vene. Le tracce rimangono e ne facciamo le spese tutti: siringhe gettate tra i rami o sotto le siepi, sangue sui fazzoletti di carta, fogli di cellophane e stagnola, perché non disdegnano nemmeno fumarla o sniffarla. Eppure di passi avanti – anche per arginare il contagio da Hiv – ne sono stati fatti tanti. Il servizio di sostituzione delle siringhe (quelle usate in cambio di nuove) e la distribuzione di materiale sterile viene coordinato direttamente dal drop-in dell’Ausl, ci sono anche i distributori automatici e non mancano i contenitori per evitare di gettarle a terra. Ma occorre comunque rimanere con gli occhi ben aperti per non rischiare di pungersi. Specialmente in alcune zone dove il tempo sembra non essere passato.


Segnalazione choc

«Già e all’asilo gli indispensabili “portatori di cultura” nascondono le “palline” sugli alberi del giardino…»: ecco il commento arrivato direttamente sul nostro sito all’indomani del grave episodio della bimba punta dall’ago di una siringa abbandonata mentre giocava nel cortile della scuola. L’istituto in questione è nelle vicinanze della San Leonardo di via Milano, ma occorre precisare che attualmente non risultano segnalazioni ufficiali in merito a questo episodio. Certo è che rimane la preoccupazione dei residenti del quartiere, genitori in primis ma non solo. Il tema del degrado, della presenza sempre crescente di spacciatori e assuntori è ormai all’ordine del giorno. La delicatezza della situazione ci impone la massima cautela sulla vicenda. Una certezza: chi abita nei dintorni si dice esasperato per una situazione che si fa insostenibile ogni giorno di più.


Bonifica bloccata

Bimba punta dall’ago di una siringa: ieri mattina una squadra Iren è approdata di fronte alla San Leonardo di via Milano. I tecnici, incaricati dal Comune, hanno però trovato la scuola chiusa. L’intervento di bonifica e sanificazione del cortile scolastico – uno tra i più estesi di Parma – è stato dunque fissato per martedì. Insieme al comprensibile sollievo, non mancano le polemiche: «Possibile che l’incidente della piccola si sia verificato martedì,e la preside abbia comunicato in diretta al Comune e le squadre per il verde si siano presentate dopo quattro giorni? Non è ammissibile». Ecco lo sfogo di mamme e papà che sono tornati a contattare il giornale. «Sembra molto una corsa ai ripari da parte dell’amministrazione dopo la pagina uscita sulla Gazzetta – rincarano la dose i lettori esasperati -. A questo punto c’è da augurarsi che i lavori di pulitura nell’area verde vengano effettuati con una frequenza maggiore».


Eroina a gonfie vele

E’ un ritorno prepotente e ormai assodato quello dell’eroina. E, nonostante il grave episodio della bimba forata da una siringa mentre giocava nel cortile della scuola e i dati sul «repulisti» dei netturbini, gli esperti chiariscono: «Che questa droga non sia passata di moda, purtroppo, è evidente. Ma il ritorno al “buco” in massa è escluso. La percentuale maggiore di consumatori la fuma, per stemperare gli effetti di altre sostanze stupefacenti stimolanti». E s’intravede il volto dei nuovi utilizzatori, spesso molto giovani e orientati a nuovi stili di consumo. Utilizzatori che, in virtù di un maggior grado di purezza della sostanza e di una «agofobia» retaggio dell’epidemia di Aids degli anni 80, sempre più spesso preferiscono sniffarla o fumarla. Lo fanno per calmarsi dopo aver fatto il pieno di cocaina o altri acidi, per provare un «dolce» (fatale) anestetico. Ma – e non bisogna dimenticarlo - rimane la più letale delle droghe, sempre presente nel menu dei pusher, perché crea maggior dipendenza in minor tempo. «Purtroppo è una sostanza che determina un grosso aumento della tolleranza fisica. Non solo: bastano quattro, sei dosi per scivolare nella dipendenza». A parlare è Giuseppe Fertonani Affini, psichiatra del Sert, dirigente dell’Ausl che nella sua carriera ha visto e seguito migliaia di giovani e meno giovani pronti a ricominciare. «Purtroppo più si prosegue nell’abuso di questa sostanza più è necessario aumentare le dosi per allontanare i sintomi dell’astinenza», chiosa ancora l’esperto. Che si fumi o si inietti il prezzo del bisogno da eroina è quello di sempre: visi di cera, corpi accasciati in posizione fetale, dolori lancinanti a ossa e muscoli, vomito, insonnia. Ma giusto per farci un quadro ecco i dati ufficiali: i pazienti in carico al Sert di Parma sono circa 1200, di cui 800 tossicodipendenti. «La percentuale di chi utilizza l’eroina per via endovenosa, cioè attraverso l’iniezione è pari al 15-20% - dice soppesando ogni parola Fertonani Affini che a creare allarmismo proprio non ci sta -. Sono perlopiù uomini tra i 40 e i 50 anni, anche se esiste una piccola percentuale di over 60, pari al 3-4%». Così, quell’eroina che ormai si voleva estinta, soppiantata da coca e anfetamine, è ancora in agguato, sempre ammesso che se ne sia mai andata. Però esistono anche i metodi per riemergere da questa pericolosa dipendenza: «E’ un cammino che va affrontato passo dopo passo – chiarisce ancora l’esperto – ed è essenziale rivolgersi ai servizi. Servizi che offrono un percorso per superare in primis la dipendenza fisica, anche attraverso l’uso di sostitutivi come il metadone. Ma viene offerta anche l’assistenza per vincere quella psicologica attraverso il sostegno di professionisti». Ch.Poz.

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