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I segreti del Gobbo di «Notre Dame»

30 Giugno 2016,05:55

Mara Pedrabissi

E questo è il tempo delle cattedrali. La pietra si fa statua, musica e poesia. E tutto sale su verso le stelle.

Il tempo delle cattedrali si reincarna a Parma nel cortile della Pilotta per far rivivere, ancora una volta, l'immortale storia del Gobbo e della bella Esmeralda. Il qui e ora si tramuta in Parigi, anno del Signore 1482. Con un doppio salto temporale, il ritorno di «Notre Dame de Paris» (da domenica 3 a domenica 10 luglio) riporta sul palcoscenico il cast originale di 15 anni fa, che Parma accolse allora al PalaCassa delle Fiere. Un abbraccio che si sarebbe ripetuto altre volte. A tre lustri dal debutto, il musical tratto dal romanzo di Victor Hugo, nell'adattamento di Pasquale Panella, musiche di Riccardo Cocciante, gioca la carta della sorpresa, rivestendo dei panni dei protagonisti Giò Di Tonno (Quasimodo), Loca Ponce (Esmeralda), Matteo Setti (Gringoire) e tutti gli altri. Operazione nostalgia? Non è proprio così, spiega Giò Di Tonno.

Come è nata l'idea del cast originale?

«Si sono intrecciate due situazioni. Da un lato i produttori, David Zard e il figlio Clemente, da imprenditori della musica quali sono, avevano fiutato la potenzialità dell'operazione. Dall'altro, Riccardo Cocciante si era dedicato ai provini per definire un nuovo cast ma non era rimasto soddisfatto. Ecco è scoccata la scintilla che ci ha fatto ritrovare con entusiasmo e con la voglia di lasciare il segno. Se fosse stata una pura operazione nostalgia, nessuno di noi avrebbe accettato. Ci crediamo e il pubblico lo sente. Lo dicono i numeri: oltre 390mila biglietti già venduti per questo tour che, in 3 mesi, ha raggiunto 95 repliche, la maggior parte delle quali "sold-out". La gente, quando esce dallo spettacolo, è soddisfatta»

Com'è stato ritrovare la tua partner sulla scena, Lola Ponce, con cui tra l'altro avevi anche vinto il Festival di Sanremo nel 2008, con «Colpo di fulmine», brano della Nannini...

«Già sono passati degli anni e cambiate molte cose. Entrambi abbiamo realizzato dei progetti familiari. Io sono diventato papà e per questo sono tornato a far base a Pescara, la mia città d'origine, più a misura d'uomo, sul mare. Lola ha avuto due bambine, vive a Miami. In questo tempo i contatti non si erano interrotti ma molto rarefatti. Eppure, quando ci siamo ritrovati, sembrava fosse trascorso un solo giorno. Lola è solare, rende tutto più facile»

Difficile indossare di nuovo i panni del Gobbo?

«Questo era l'aspetto che mi preoccupava di più. Il personaggio è quello, ben delineato dal copione. Io non volevo risultare la caricatura di quello che ero stato. Ho capito che ci dovevo mettere la mia esperienza: allora avevo 28 anni, adesso sono un uomo di 43. Sono più maturo e questo giova anche all'interpretazione, l'ho constatato riguardando i video di mie vecchie recite»

Il Gobbo ha lasciato un'impronta forte nella tua carriera. Pesa?

«Certo, quando si parla di me, il pensiero corre al Gobbo. ma non mi dà fastidio perché sono una persona risolta che conosce il proprio valore. Ho fatto altre cose, magari più di nicchia, ed altre ne farò. E' invece un onore aver fatto parte di uno spettacolo che appartiene alla storia del teatro italiano. Sono stato il Gobbo per 551 recite nelle prime edizioni, altre 95 in questa ripresa: e non mi è ancora venuto a noia, lo posso assicurare».

MATTEO SETTI È IL BEL GRINGOIRE

E' stato tre anni in America, a lavorare, da uno vive a Milano. Eppure, quando parla fuori dalle scene, rivela le origini. «Le radici sono importanti», ammette il poeta Gringoire di «Notre Dame de Paris», al secolo Matteo Setti, reggiano, 43 anni compiuti e tanta voglia di fare. Voce e bellezza sono dalla sua parte. Per il tour 2016 ha detto sì alla produzione, per il 2017 si vedrà, altri progetti sono in incubatoio. «Quando mi hanno telefonato per propormi di nuovo il ruolo, ho chiesto chi ci fosse nel cast. Mi hanno risposto: tutti. Il giorno dopo ero a Roma, per parlarne. Se non ci fossero stati i miei compagni storici, non avrei avuto motivo di tornare a interpretare Gringoire». Qualche timore a ridar vita e linfa a un personaggio ben riuscito c'era, a mettere a punto di nuovo voce e fisicità: «Mi ero dato, come tempi, un mese di prove e almeno una trentina di recite. Così è stato, poi ho ritrovato l'equilibrio del personaggio. E mi sono riscoperto bravo a correre e cantare».

L'impegno della tournée si intreccia ad altre scadenze: «Il 6 e 7 agosto debutterò alla Fenice di Venezia in “Dorian Gray”, dal romanzo Oscar Wilde, una produzione di Pierre Cardin. Sarò solo in scena, sarà anche il mio esordio di attore». E, dopo un disco realizzato negli Usa, di swing italo-americano, all'orizzonte si profila un nuovo disco italiano: «Sto preparando l'album per ottobre, con i testi di Pasquale Panella, il mio punto di riferimento. E' il viaggio nella vita di un uomo attraverso le canzoni, un lavoro di grande qualità». E poi? «E poi devo anche tornare in America. Intanto mi godo le date di Notre Dame. So che a Parma ci saranno tanti amici tra il pubblico. Anche questo è il bello del mio lavoro».

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