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Il calcio visto da Livia Apolloni

15 Giugno 2016,12:09

Paolo Grossi

Livia Galeotti è una donna molto bella, e questo lo dicono tutti. Basta avere gli occhi per vederlo e per vedere i suoi, di occhi, la luce che emanano quando parla non tanto di sé quanto delle sue figlie, della sua casa, del suo Luigi. Livia Galeotti è la moglie di Gigi Apolloni, per lei però sempre Luigi. «Non l'ho mai chiamato Gigi. Lo chiamo Amore quando andiamo d'accordo, sennò Luigi e anche altro...». Siamo nella bellissima casa dove Gigi e Livia vivono con le figlie Irene, 21 anni, e Angelica, 15. E, da qualche settimana, con Nala, un giovane golden retriever femmina che sa catalizzare le coccole di tutta la famiglia. Da Livia cercavamo un racconto diverso della stagione del Parma, un dietro le quinte rispetto al consueto punto di vista di tifosi e cronisti che vedono partite e allenamenti, ascoltano interviste, rinfocolano polemiche ma poi si fermano alla porta di casa dei protagonisti. E Livia e Gigi la porta l'hanno aperta.

«E stata una stagione lunga e pesante – sospira Livia guardando di sottecchi suo marito – e per fortuna che tutto è filato liscio. Volete sapere una cosa? Un conto è essere la moglie di un giocatore, un altro essere la moglie di un allenatore. Quando giochi ed esci dallo spogliatoio stacchi mentalmente, anche se in effetti Luigi non faceva proprio così. Forse già ai tempi si preparava alla nuova carriera. Adesso però è sempre con la testa nel pallone. Se la partita non è finita bene se la riguarda già alla sera per capire i dettagli che non hanno funzionato. Se invece c'è stata una bella vittoria, magari tarda un giorno o due a rivedersela».

Chi soffre di più le partite?

«Difficile a dirsi perché io non le guardo. Starei troppo male. Né allo stadio né in tv, in quell'ora e mezzo faccio proprio altro, magari stiro, e vengo aggiornata sul risultato dai messaggini delle mie figlie e di amici e parenti, ma li voglio solo se le cose vanno bene. Quest'anno sono andata allo stadio solo con il Delta, il giorno della festa promozione, e sono entrata nel secondo tempo, sperando che andasse come poi è andata...»

Però l'inizio della stagione è tutto da raccontare.

«Una sera d'estate i dirigenti del Parma hanno cercato Luigi per offrirgli di allenare la squadra ma lui era in collina in un posto in cui i cellulari non prendevano. Così hanno chiamato me che ho rintracciato un amico che era con lui e li ho messi in contatto. Luigi però all'inizio non voleva accettare. ''Ho dato la parola al Lentigione'' diceva ''devo e voglio mantenerla'' , ma io sapevo quanto ci soffriva. Così l'ho convinto ad andare a parlare con Amadei e Tosi, persone, gli ho detto, ''che non solo ti stimano, ma sanno anche quanto tu possa tenere ad allenare il «tuo» Parma''. E alla fine s'è liberato».

Ma quindi parlate di calcio in casa?

«Pochissimo, a dir la verità, anche perché io cerco di distrarlo dai pensieri del suo lavoro. Solo che a volte mi accorgo che è assente, che la testa è ancora al campo. Per quanto mi riguarda non sono mai stata una grande appassionata: da ragazza tifavo Milan ma in modo tiepido, e anche mio padre non era un calciofilo. Tant'è che quando, agli inizi degli anni '90, un amico propose di farmi conoscere Luigi spiegandomi che era un famoso calciatore, io ero tutt'altro che entusiasta. ''Sarebbe stato meglio cacciatore...'' pensavo, dato che mio padre aveva quella passione. Poi invece devo ammettere che ho trovato un calciatore del tutto particolare, lontano dai cliché che saltano fuori dai rotocalchi».

A quel punto una sliding door si era già chiusa in faccia a Livia. Nel 1990 il suo fascino era stato certificato a Salsomaggiore dove aveva vinto la fascia di Miss Cinema al concorso di miss Italia. Poi, alla vigilia di una finale che avrebbe affrontato da favorita, durante le prove del balletto scivola e si frattura una gamba. Con il gesso non si sfila in passerella, rien ne va plus. Proprio come accade a certi campioni del calcio a cui un infortunio spezza le ali.

«Ma io ho elaborato bene la delusione. Ho comunque avuto modo poi di lavorare come modella, è stata un'esperienza interessante, ma non mi ha appassionato tant'è che l'anno dopo, quando gli organizzatori mi hanno proposto di accedere direttamente alla finale di Salso del nuovo concorso, ho declinato l'invito. Mi sento più che appagata dal ruolo di moglie, madre e ''regina di casa''».

Resta il fatto che a sposare un calciatore si finisce per essere indicate più spesso come la moglie di Apolloni che per nome e cognome.

«Ecco ammetto che questo mi garba poco e infatti nelle presentazioni quando mi chiamano così preciso sempre ''Io sono Livia Galeotti''. Credo sia giusto così, la coppia è fatta da due persone piene e ben definite. Gli amici però mi prendono in giro e mi chiamano First Lady...».

Apolloni calciatore e allenatore s'è fatto conoscere in pubblico. Da marito e padre com'è?

«E' un uomo con valori profondi che io condivido e che abbiamo cercato di trasmettere alle nostre ragazze. Loro magari si confidano più con me, vuoi per empatia femminile, vuoi perché Luigi in certi frangenti è più rigido. Ma non è detto poi, perché ad Angelica abbiamo promesso un telefono nuovo al raggiungimento di una certa media scolastica, ma mentre io sarei rigorosa lui si è già detto disposto ad arrotondare. In casa non combina granché, l'aiuto più grande me lo dà nel fare la spesa, ma se gli faccio una lista mi torna con il triplo delle cose che ho elencato e magari mancano proprio quelle che volevo. E poi io non lo coinvolgo troppo nelle faccende di casa perché mi piace considerarlo il mio regno».

Qui si intromette Gigi: «Tra l'altro è una splendida cuoca, appassionata e attenta a cucinare in modo salutare». Insomma, vien voglia di farsi adottare, a casa Apolloni. Intanto questi sono giorni tranquilli, ma tra poco si ricomincia e con un campionato che si preannuncia più ostico dell'ultimo.

«Figuriamoci, già quest'anno Luigi non era mai contento, cercava sempre qualcosa da migliorare. Basti dire che quando giocava e perdeva la partitella in allenamento veniva a casa con il muso. Lui è proprio allergico alla sconfitta. Quest'anno ne ha perso solo una (''e mi sono automultato – racconta lui – per essere stato espulso per proteste. Ho predicato bene e razzolato male'') ma l'anno prossimo come andrà? Meno male che adesso c'è Nala, così potrò portarla a passeggio all'ora della partita».

© Riproduzione riservata

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