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Regio, il bilancio della Meo

Regio, il bilancio della Meo

01 Aprile 2019,10:12

Giulio Alessandro Bocchi

Dopo la straordinario concerto dei Berliner Philharmoniker, il Direttore Generale del Teatro Regio, Anna Maria Meo, ha fatto il punto della situazione ad un anno e mezzo dalla sua nomina.

Cosa si potrebbe dire per fare un breve bilancio?

Sono successe tante cose. Tutto il teatro reagisce con un'adesione senza riserve e con lo spirito di volersi riappropriare di un sentimento e di un orgoglio che qualche disavventura aveva appannato. È stato un primo anno di sperimentazioni su tanti fronti, partendo da quel piccolo segno che è il Galà di Capodanno. Abbiamo presentato il Festival Verdi con maggiore anticipo e già dal primo ottobre annunceremo i titoli dell'edizione 2017. L'anno prossimo ci saranno 101 alzate di sipario, una ogni tre giorni. A poco più di anno e mezzo dall'insediamento, questo primo di ottobre, potremo dire di aver presentato tre festival, due stagioni liriche e una stagione estiva che ormai non si faceva da molto tempo.

Una stagione estiva ricca di eventi...

L'abbiamo fatto con uno spirito di servizio per la città: non ne sentivamo particolarmente il bisogno da un punto di vista lavorativo perché ci stiamo preparando dettagliatamente per il prossimo festival con l'impegno pazzesco di fare quattro opere in un mese. In più gestire una platea di 2790 posti crea tanti problemi anche dal punto di vista burocratico: un lavoro enorme. Il palcoscenico e la platea sono stati pensati apposta per ospitare un musical impegnativo come «Notre-Dame de Paris» (in scena in Pilotta a partire da questa sera ndr) di Riccardo Cocciante. Ci siamo fatti carico di questa decisione e siamo stati capofila insieme ad altri operatori privati, dando spazio ad istituzioni che hanno voluto dare una testimonianza come la Società dei Concerti che ha collaborato con noi anche per la realizzazione della Stagione Concertistica. Per portare i Berliner abbiamo fatto un anno di lavoro di tessitura: non sono un'orchestra qualsiasi e abbiamo dovuto dare anche molte garanzie tecniche e dell'importanza del luogo nel quale avrebbero suonato. È un bellissimo regalo alla città che ha un gusto ed un orecchio fine.

Ha particolarmente a cuore una produzione in particolare?

Una scelta che ho ponderato a lungo è il «Prometeo»: siamo un popolo di musicofili, melomani e appassionati viscerali di musica, ma non conosciamo la musica del novecento che viene eseguita in tutti i teatri europei. Il «Prometeo» che proporremo al Teatro Farnese è un caposaldo di questo repertorio che non viene eseguito in Italia da 35 anni. Abbiamo intenzione di preparare un percorso che prepari adeguatamente il pubblico di Parma, che speriamo di incuriosire e stimolare, a quest'opera che possiamo vantarci di portare in scena seguendo l'edizione critica.

Ci saranno riduzioni sui biglietti della prossima stagione?

Una particolare attenzione, dettata dalla volontà di favorire la partecipazione di un pubblico sempre più ampio, è stata riposta nella formulazione dei prezzi degli abbonamenti e dei biglietti che hanno registrato una riduzione del 20% sul turno A della Stagione Lirica per i posti di platea e di palco e di circa il 10% per i posti di galleria alle prime e per tutti i posti nei turni B, C, D.

Se la sente di commentare i problemi che sono sorti per il procedura della sua nomina?

Io posso dire poco perché tutto il problema che c'è stato afferisce ad una procedura che si è tutta sviluppata e conclusa prima del mio arrivo. Mi dispiace solo che tutto lo sforzo del teatro e del comune, che lo sostiene per il suo rilancio, venga messo in ombra da un messaggio ambiguo.

© Riproduzione riservata

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