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San Leonardo ha paura

03 Aprile 2016,06:50

Francesco Bandini

La mattina successiva alla serata da far west, in via Treviso i segni della mattanza sono ancora evidenti. Un condomino del palazzo al civico 11, armato di mocio e buona volontà, sta finendo di pulire le ultime macchie di sangue che hanno trasformato quel pezzo di marciapiede e di strada in qualcosa di molto simile al pavimento di un macello.

Solo poche ore prima, esattamente in quel punto, un dominicano ha aggredito un connazionale con un coltello, dopo avere bloccato la sua auto speronandola con la propria. Numerosi i fendenti che hanno raggiunto il 39enne sia al petto che alla schiena. L'aggressore ha anche rovesciato addosso alla vittima una bottiglia piena di benzina, ma poi ha desistito dall'evidente proposito di dargli fuoco: troppa la gente che nel frattempo si era affacciata alle finestre dei palazzi e che aveva cominciato a gridare e a telefonare alle forze dell'ordine. E così l'accoltellatore, che fino a quel momento aveva inseguito il connazionale continuando a colpirlo, ha girato i tacchi e, mani in tasca, se n'è andato a piedi in direzione di via Trieste: «Senza fretta, come se stesse passeggiando al parco Ducale», come ha spiegato una testimone.

Il ferito è ancora ricoverato in Rianimazione in condizioni gravissime. Dai primi accertamenti della squadra Mobile, che si occupa delle indagini, risulta che i due si conoscevano e che entrambi hanno precedenti per fatti legati al mondo dello spaccio. E proprio un regolamento di conti per questioni di droga potrebbe essere alla base dell'agguato andato in scena venerdì sera, anche se non si esclude il movente passionale, legato forse a una donna contesa fra i due. Intanto continuano le ricerche dell'aggressore, svanito nel nulla dopo il sanguinoso agguato.

In via Treviso ieri mattina due donne che portano a spasso i propri cani si fermano a guardare quelle macchie rose sull'asfalto. «Vivo qui dal 1975 – spiega una delle due – e non era mai successo niente del genere. È un gran brutto segnale: significa che certa gente si sente libera di fare quello che vuole. Ho parlato con una signora che ha visto tutto dal balcone: era spaventatissima e ha detto che vuole andare ad abitare via». L'altra donna con il cane ha le idee chiare: «In fondo ce la siamo cercata: questa gente ce la siamo presa e adesso ce la teniamo, con tutto quello che ne consegue».

Il quartiere San Leonardo è da anni al centro di fatti di cronaca che preoccupano non poco i residenti, a cominciare dal problema dilagante dello spaccio. E dopo un episodio come quello di venerdì, forse anch'esso legato al mondo della droga, i timori aumentano. «Prima il fenomeno era più verso via Venezia e via San Leonardo, adesso si sta spostando – osserva una signora in via Trieste –. È una vergogna, ci vorrebbero i soldati». Un giovane appena uscito dal forno di via Trieste osserva: «Stamattina ho fatto tre giri di corsa intorno al quartiere: non ho visto una sola pattuglia delle forze dell'ordine, in una zona come questa e dopo quello che è successo ieri sera. Mi rendo conto che polizia e carabinieri sono sottodimensionati, ma se sai che una zona è calda, devi tenerla sotto battuta, altrimenti sarà sempre peggio». E aggiunge: «Mi è nata una bambina a dicembre e mi chiedo: quando avrà quindici anni come saremo ridotti?».

Anche l'edicolante di via Trieste conferma la sensazione di insicurezza imperante fra i suoi clienti: «C'è molto malumore fra la gente, soprattutto gli anziani hanno paura a uscire di casa. E controlli assidui non ce ne sono». «Ultimamente la situazione è peggiorata: c'è un continuo via-vai di spacciatori in bici. Occorre più vigilanza», dice un giovane papà con il figlio piccolo. «C'è poco da fare: questa gente si sente padrona, anche perché qui di pattuglie se ne vedono poche», aggiunge una donna in bici di passaggio in via Trieste. «Purtroppo c'è gente che ha il coltello facile», ricorda l'ex consigliere comunale Giuseppe Massari in sella alla sua bici. Secondo lui però non è tanto il quartiere a essere peggiorato: «È la città in generale che paga la mancanza di cura. I problemi che ci sono qui, e che un tempo potevano essere governati, ora mi sembra che non siano al centro dell'agenda. E la conseguenza è il senso di degrado».

© Riproduzione riservata

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