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Un tranquillo sabato di spaccio

01 Marzo 2016,07:38

Ilaria Ferrari

L’acquisto del bar è datato primo gennaio e già ora, dopo 2 mesi scarsi, l’ha messo in vendita. «In via Imbriani non si può stare».

Roberto Ferrari, 64 anni, è il barista che nel tardo pomeriggio di venerdì ha cercato di sedare una lite tra un 28enne tunisino e un’italiana 40enne e, in cambio, si è trovato minacciato insieme a moglie e figlio (che lavorano con lui nel locale) a suon di lama di coltello.

Cos’è successo quella sera?

Intorno alle sei io ero dietro al bancone e in strada ho visto una bimba che scappava e questa coppia litigare fino ad arrivare alle mani. Sono intervenuto per proteggere la donna, una mia cliente oltretutto, e il 28enne ha impugnato un coltellaccio e ci ha minacciato. Abbiamo chiamato il 113 e l’uomo è sparito. Però è tornato poco dopo: di nuovo il coltello, di nuovo le minacce. Ho chiamato ancora la polizia e questa volta lo straniero è stato rintracciato e caricato dalla Volante.

Se l’è cavata con una denuncia a piede libero però.

Esatto. E’ una vergogna: alle 20 era già ancora qui davanti, in bicicletta e con lo stesso coltello. Ho chiamato un’altra volta la polizia e non l’hanno trovato. Alle 20,30 stessa scena: ancora in bici, ancora in via Imbriani. Adesso chiudo alle 19, dopo la situazione è invivibile, peggio che di giorno.

Com’è via Imbriani nel tardo pomeriggio?

Terra di nessuno, sembra il Bronx. Ci sono dei brutti giri, io stesso ho visto diversi episodi di spaccio e credo siano avvenuti anche dentro il mio locale.

Come si è comportato?

Ho chiamato tantissime volte polizia, carabinieri, vigili urbani. Ho chiesto che venissero a fare dei controlli proprio dentro al mio bar perché io non voglio certa gente ma non posso cacciarli fuori da solo.

Le forze dell’ordine sono intervenute?

Mai. Anzi, una volta sono arrivati i vigili ma per tutt’altro motivo: farmi una multa da 275 euro perché il mio cartello “vietato fumare” non era a norma. Per i controlli richiesti non ho mai visto nessuno.

La strada però è pattugliata?

Si vede qualche macchina di carabinieri o polizia municipale la mattina alle 10 o a metà pomeriggio. Un giro con l’auto di servizio e via. Non si fermano, non chiedono documenti. Ma a cosa serve così mi domando.

Alle 10 di mattina cosa vogliono trovare?

E’ dopo le 20 che la situazione è drammatica.

Quindi lei ha messo in vendita il bar.

Certo, io da qui vado via. O lo vendo o chiudo, in questa strada non si può restare, non si può lavorare col terrore. Già il 13 dicembre, quando ancora facevo affiancamento alla precedente proprietà, c’era stata una rapina: avevano distrutto tutto e a me avevano rotto tutti i denti.

Non avete trovato altre soluzioni?

Noi negozianti della strada ci stiamo mettendo d’accordo per una raccolta firme da inviare a prefetto, questore e sindaco ma non abbiamo molte speranze che la situazione possa cambiare.

E il pusher offre la «novità» della casa

Il nostro errore è stato rispondere al «ciao». E’ bastato infatti ricambiare il saluto (vuoi per ingenuità o una semplice abitudine all’educazione), perché ci venisse offerta della droga. Strana droga oltretutto, che ha tutta l'ari di una nuova frontiera dello sballo: marijuana bagnata di metadone.

L'«offerta» è arrivata in viale Vittoria, a poche decine di metri dal Bingo, in un sabato sera qualunque. Siamo in due: due donne, e camminiamo l’una al fianco dell’altra. Il via vai di biciclette non può non essere notato. Sono ciclisti, in gran parte di colore ma tra i quali spicca un giovane dalla pelle bianchissima (lo conosceremo poco più tardi, forse è un russo), che percorrono lo stesso lembo di marciapiede ininterrottamente.

A volte fanno semplicemente inversione a U, altre volte girano in tondo percorrendo le vie trasversali. Bastano cinque minuti per attirare la loro attenzione. C’è un gruppetto di tre ciclisti, due maghrebini e il giovane di carnagione chiara, fermo vicino al muro.

Gli passiamo di fianco e riceviamo un ciao. E ciao rispondiamo anche noi. «Vuoi roba?», è la domanda subito successiva.

Volendo capire come funziona, rispondiamo di sì. E subito comincia la baruffa: i tre iniziano a litigarsi il cliente in un italiano fortemente accentato. «Quanto vuoi?», «No gliela do io».

«Io ho la migliore – assicura quello che pare un russo –marijuana bagnata di metadone». Quest’ultimo è un oppioide sintetico, usato in medicina per ridurre l’assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da stupefacenti, e scopriamo che l’abbinamento con la marijuana è conosciuto col nome di «amnèsia» e diffuso soprattutto al sud (almeno fino agli anni scorsi, ora evidentemente è arrivato anche da noi).

Continuiamo a stare al gioco e uno dei maghrebini, a dispetto degli altri, prende mano la situazione, si attacca al cellulare e ci dice «aspetta qui. Cinque minuti».

Poi parte in sella alla sua bici e sparisce lungo una trasversale. A questo punto meglio non sapere come andrà a finire: una volta compreso come funziona decidiamo di andarcene.

I pusher in bicicletta sono furbi: non tengono mai addosso la «roba», il loro metodo è prendere prima contatti per poi concludere l’affare a distanza di pochi minuti.

Così, se mai dovessero venire fermati dalle forze dell’ordine, risulterebbero puliti, nessuna prova a loro carico per dimostrare la loro attività salvo sorprenderli in flagranza durante lo scambio. Sono spudorati, tranquilli, non esitano a rivolgere la parola ai passanti, parmigiani o meno, soprattutto se giovani.

Offrono droga con la facilità con la quale si chiederebbe l’ora a uno sconosciuto. Viale Vittoria è loro territorio la sera: sono ben più i ciclisti «al lavoro» delle persone a passeggio, forse proprio perché ormai tutti sanno chi la frequenta dopo una certa ora. E preferiscono cambiare strada. I.F.

© Riproduzione riservata

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