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Cade in montagna, muore l'urologo Poletti

21 Agosto 2017,13:22

Se n'è andato per sempre dopo aver lottato venti giorni in un letto d'ospedale: una battaglia troppo dura, troppo devastante quella caduta in montagna e quelle ferite alla testa per Fulvio Poletti, 66 anni, una lunga carriera in camice bianco, specialista in urologia.

Il gravissimo incidente era avvenuto venti giorni fa, in Val di Fassa: era il pomeriggio del 1° agosto e Poletti - che amava quelle cime, a Vigo di Fassa aveva una casa - era uscito per un'escursione a cui si era unito un amico con i suoi due figli.

A un certo punto i ragazzi cominciano ad allungare il passo, il padre dice a Fulvio: “vado avanti, cerco di fermarli” e allunga il passo. Quando ritrova i ragazzi, per un po' si dispongono ad aspettare l'amico sul sentiero ma Poletti non arriva. Tornano indietro a cercarlo, quando lo trovano è in condizioni gravissime: nessuno l'ha visto cadere, forse è scivolato, forse ha accusato un malore. Poletti si trovava all'altezza della Croce di Vallaccia nel gruppo del Manzoni: quando ha perso l'equilibrio era a un centinaio di metri dalla cima.

Scivolato giù, per circa quattro metri, nel sentiero sottostante. Nella caduta ha riportato diversi traumi ma soprattutto ha battuto violentemente la testa: si sono mobilitati l'elisoccorso e il soccorso alpino. Fulvio Poletti è stato trasportato all'Ospedale Santa Chiara di Trento dove è rimasto alcuni giorni, poi il trasferimento al nostro Ospedale Maggiore, in Rianimazione dove in continuazioni arrivavano ex colleghi e amici a chiedere notizie. Ieri, in tarda mattinata si sono spente le speranze.

«Siamo rimasti tutti choccati, anche per le modalità di questa tragedia. Fulvio era una persona molto preparata e molto corretta e un gran lavoratore» ricorda Domenico Potenzoni, a lungo primario di Urologia all'Ospedale di Vaio: ora lavorava al fianco di Poletti alla Casa di cura Piccole Figlie ma il loro «tandem» professionale comincia molto più indietro, circa quarant'anni fa: «Fulvio era approdato nella Divisione Urologia dell'Ospedale di Parma alla fine degli anni Settanta. E' entrato con me, era il mio assistente quando io ero “aiuto”. Ha lavorato in ospedale fino alla pensione. Adesso, oltre alla consueta attività ambulatoriale al centro medico Baganza, svolgeva l'attività chirurgica insieme a me alle Piccole Figlie».

Un ricordo limpido, appunta Potenzoni: «Fulvio Non è diventato primario ma tra gli urologi a Parma era quello che leggeva più di tutti. Preparatissimo. E soprattutto sempre attento al benessere dei pazienti, che per questo gli volevano bene». r.c.

IL RICORDO DELL'AMICO

Oggi è morto Fulvio; il dott. Fulvio Poletti, stimato medico chirurgo, urologo ed andrologo, ma soprattutto amico sincero, caduto accidentalmente in un burrone mentre trascorreva le vacanze nella sua amata montagna. Per tanti anni urologo all’Ospedale Maggiore di Parma, e quindi nel mio Centro Medico, ci conoscemmo a fine 2011 quando aprii il poliambulatorio. Persona schietta e trasparente si presentò subito con modi e termini di chi non perdeva tempo in giri di parole. Il mio nuovo Centro Medico, gli fu segnalato da un amico, medico di mia figlia. Mi telefonò e mi disse: “Il 31 di dicembre sarò in pensione e da gennaio sarò a lavorare da lei”. Non aggiunse molto di più, e la cosa mi piacque molto, pur lasciandomi sorpreso non avendo lui, visitato il futuro posto di lavoro e tanto meno non avendo parlato con me dei termini contrattuali. Si era evidentemente fidato di quanto detto dall’amico; dava fiducia agli amici e ne ispirava nel contempo. Ci siamo sentiti qualche altra volta telefonicamente senza mai incontrarci. Esordiva in modo risoluto chiamandomi per cognome: “Barbieri, ...” per poi proseguire con poche ma esaustive parole. Io, timidamente rispondevo con: “mi dica dottore” evitando nel dilungarmi inutilmente avendo bene inteso la concretezza della persona. Poi, ad una mia ulteriore telefonata nella quale trasferivo la necessità per l’autorità sanitaria di conoscere esattamente in cosa sarebbe consistita l’attività dell’urologo nel mio poliambulatorio al fine di concederne l’autorizzazione, mi rispose in modo seccato ed irritato, ma soprattutto diretto e senza fraintendimenti cosa fosse il massaggio prostatico. Difficile per me capire l’inutile burocrazia che attanaglia quotidianamente un imprenditore; impossibile era per lui concepirne la sola esistenza. Quell’affermazione, cruda e colorita nel contempo, fece sì che da quel momento io diventai per lui semplicemente Marco e lui per me, semplicemente Fulvio. Ancora non c’eravamo visti di persona, ma l’amicizia era già sbocciata. Quando ci incontrammo, ricordo che rimasi un tantino sorpreso, in quanto me l’ero raffigurato nella mente come uomo alto e corpulento, con cipiglio di persona poco avvezza allo scherzo. Fulvio era invece un uomo di bassa statura ed esile, con una mimica caratterizzante ed uno sguardo deciso ma sorridente nel contempo. Allo scherzo, era sempre pronto. I suoi pazienti lo adoravano; la sua disciplina non richiede solo buona arte medica ma anche grande umanità. Quello sciocco imbarazzo che noi uomini viviamo quando ci rivolgiamo ad un urologo, veniva sciolto dal suo modo delicato, quasi amichevole col quale si rivolgeva ai pazienti. Nella realtà quotidiana era uomo che si infiammava facilmente, facendo valere con forza e determinazione le sue ragioni; un uomo per cui in gergo gli si attribuisce “un bel caratterino”. Così, sono anch’io e conseguentemente ci siamo scontrati non poche volte. La trasparenza con la quale ce ne dicevamo di santa ragione era tale per cui la nostra amicizia, anziché risultarne indebolita, ne usciva rafforzata.Visse una lunghissima vita a fianco della madre, scomparsa solo di recente. Temeva molto la morte dell’adorata mamma per il loro intenso ed atipico rapporto ma che in realtà non era altro che il migliore dei rapporti che dovrebbe esistere tra madre e figlio. Riuscì a superare il trauma con qualche iniziale difficoltà per poi tornare la persona di sempre. Un’amicizia la nostra, purtroppo breve, ma che non potrò dimenticare.

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