Georgia Azzali
Non c'era futuro per la Magic. Già nel 2005 la storica azienda parmigiana di mangimi per maiali era sull'orlo dell'abisso, secondo gli inquirenti: il patrimonio netto negativo era di oltre 39 milioni. Eppure nessuno alzò bandiera bianca. Si andò avanti fino alla fine d'agosto del 2012, quando il tribunale ne dichiarò il fallimento. Ma in quei sette anni il buco divenne sempre più profondo: altri 28 milioni circa sarebbero andati a pesare sul dissesto.
Un crac fatto di trucchi contabili, oltre che di «saccheggi» del patrimonio aziendale, secondo la procura. Che vuole portare a processo 17 persone: nei giorni scorsi il pm Paola Dal Monte, titolare dell'inchiesta portata avanti dalla Guardia di finanza, ha chiesto il rinvio a giudizio per il patron dell'azienda, Giuseppe Lina, 60 anni, per dieci consiglieri d'amministrazione, cinque membri del collegio sindacale e un revisore dei conti. Bancarotta fraudolenta aggravata, ricorso abusivo al credito, bancarotta semplice aggravata e falsità nella revisione legale: questa la lunga serie di reati contestati a vario titolo. L'udienza preliminare sarà fissata nelle prossime settimane.
A bilancio? Solo le poste attive
Un appuntamento per cominciare a fare chiarezza su quei sette anni - dal 2005 al 2012 - con l'acqua alla gola. Il trucco per sopravvivere? Sostanzialmente, secondo la procura, fare apparire solo ciò che andava bene. Giuseppe Lina e i consiglieri Elisabetta Pancheri, moglie di Lina, e Francesco Caputo Nassetti (quest'ultimo anche presidente del cda dal 2004 al 2007) avrebbero iscritto a bilancio le poste attive omettendo quelle passive, aggravando così il dissesto della società «per circa 27,9 milioni, di cui 6,9 milioni quale differenza negativa sul patrimonio netto e circa 21 milioni quale stralcio vantato dagli istituti di credito avvenuto nel corso dell'anno 2008», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio.
Quei milioni «bruciati»
Conti falsificati, ma anche soldi finiti nelle tasche di qualcuno o sperperati in operazioni senza alcuna ragione economico-patrimoniale. Una serie di mosse costate alle casse dell'azienda più di 25 milioni e di cui sono accusati, oltre a Giuseppe Lina, anche Caputo Nassetti, Rolando Labadini, Elisabetta e Federico Pancheri. Tra il 2008 e il 2011 Lina e la moglie avrebbero prelevato dalle casse sociali 1 milione e 200mila euro per fini personali e, nel periodo 2008-2012, 1 milione e 400mila euro con prelevamenti diretti o per il pagamento di spese personali. Non solo. Tra il 2009 e il 2011, nonostante il rosso stesse crescendo vertiginosamente, Giuseppe Lina, la moglie e Federico Pancheri deliberarono «la distribuzione di dividendi da parte di Magic nonché la restituzione di crediti artatamente creati per circa 2.163.000 euro a favore del socio unico Buy Back srl (società riconducibile ai coniugi Lina)», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. Nel mirino degli inquirenti anche i finanziamenti per circa 16 milioni, tra il 2006 e il 2007, da parte di Magic alla controllata Arista srl «al solo scopo - scrive il pm - di ottenere la liberazione delle garanzie personali rilasciate da Giuseppe Lina, Elisabetta Pancheri e Rolando Labadini... generando così altrettante perdite a discapito di Magic spa».
Il falso piano industriale
Nel 2004, inoltre, una complessa operazione di Lbo (Leverage by out), che sarebbe stata messa in piedi da Lina, dalla moglie e da Caputo Nassetti, avrebbe gravato la Magic di un debito di oltre 60 milioni. Falso, poi, sarebbe stato anche il piano industriale che il numero uno della società presentò nel 2008 in tribunale nell'ambito della procedura di ristrutturazione del debito. Un progetto che gli consentì di ottenere 17 milioni di finanziamenti dalle banche e fu attestato da Edoardo Orlandoni, il professionista nominato dal tribunale: un «via libera» che ha fatto finire sotto inchiesta il revisore, con l'accusa di bancarotta fraudolenta, oltre che per falsità nella revisione legale del bilancio 2010.
I mancati controlli
Bancarotta semplice, invece, per i componenti del collegio sindacale che - secondo la procura - vennero meno ai loro obblighi di controllo e vigilanza dando il loro parere favorevole a quei bilanci falsi. Stesso reato anche per i consiglieri d'amministrazione Emanuela Maviglio, Corrado Cardarello, Ernesto Prevedoni Gorone, Andrea Lina, Maurizio Spampinato e Leonardo Glionna, perché non vigilarono sulla situazione economico-finanziaria, consentendo così le false comunicazioni sociali e l'aggravamento del dissesto dell'azienda.
Ora, la parola passa al giudice. E qualcuno potrebbe decidere di giocarsi tutto già in udienza preliminare con un rito abbreviato o un patteggiamento.
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