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Il Po in secca? Attrazione per i turisti

Il Po in secca? Attrazione per i turisti

22 Gennaio 2017,04:43

POLESINE

Paolo Panni

Continua inesorabilmente la discesa del Grande fiume che, dopo la piena di fine novembre, si trova ora in condizioni di magra sempre più evidenti. Anche nel Parmense i grandi spiaggioni si fanno largo, giorno dopo giorno, evidenziando gli effetti del perdurare di questo periodo caratterizzato da una notevole e continua mancanza di precipitazioni.

Come già anticipato sulla «Gazzetta» nei giorni scorsi, nel Parmense il Po in poco più di un mese ha perso 9 metri d’acqua. In questi giorni all’idrometro di Polesine è a quasi 3 metri e mezzo sotto lo zero idrometrico e a quello di Cremona a quasi meno 7 metri. In queste condizioni il fiume sta attirando anche un crescente numero di visitatori e turisti, specie nei weekend sono in tanti a recarsi sulle sue rive e sui suoi spiaggioni per ammirarne le caratteristiche, le peculiarità e gli scorci.

Tante sono anche le sorprese che il fiume riserva, come quelle di ritrovamenti fossili di animali, oggi estinti, che un tempo popolavano la pianura. Solo in queste ultime settimane sono stati ritrovati resti di bisonte e cervo elafo (a Polesine Zibello) e di cervo megacero (a Stagno di Roccabianca), su spiaggioni posti al confine tra le province di Parma e Cremona, tutti consegnati al Museo paleoantropologico del Po di San Daniele Po. Nei pressi di Cremona sono inoltre emersi i resti di un antico muraglione cinquecentesco (di cui ha dato notizia anche il Corriere della Sera): forse l’ultima testimonianza di un fortino o di una torre di avvistamento, oppure di un vecchio ponte. Tra Polesine e Stagno Lombardo sono inoltre ancora più visibili i pochi e poveri resti dell’antica Polesine San Vito, il paese sommerso e divorato dal Po. Mentre a Zibello a colpire l’attenzione dei curiosi e dei visitatori è l’ormai celebre «Bosco incantato» (così chiamato nel ricordo dell’indimenticato Gian Maria Casaroli) dove la presenza (ormai diffusissima) dello zucchino selvatico attorno agli alberi e alla vegetazione dà vita a paesaggi davvero fiabeschi e pittoreschi, al punto che qualcuno lo ha anche ribattezzato come «bosco delle fate e dei folletti». E’ diventato anche un «prodotto gastronomico» il Bosco incantato e, nella terra del culatello, non poteva essere altrimenti. Infatti Villiana Zacchi e Rosalba Scaglioni, della locanda «Leon d’oro» hanno creato un dolce, denominato «Medaglioni del bosco incantato», arricchito dalla confettura di more del Po. Così come è nata anche la leggenda, ideata e scritta da Rosalba Scaglioni, dal titolo «La leggenda dei medaglioni del bosco incantato» che, nella sua versione integrale, verrà pubblicata sulla riedizione del libro «Il profumo dei ricordi» edito da Damster.

«La leggenda – anticipa Rosalba Scaglioni – è un omaggio alla vita sul fiume, ai mulini sul Po, al libro di Bacchelli, alla ricerca storica di Carlo Soliani, Umberto Primo Censi, Gianandrea Allegri e Paolo Capelli che ho clamorosamente ridisegnato mescolando con la fantasia della scrittrice». Una leggenda che è una storia di povertà e di arte di arrangiarsi, di carità cristiana: una storia col lieto fine che narra di un’epopea e di gente che non c’è più.

© Riproduzione riservata

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