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«Io e mio figlio fermi sul ponte a 50 metri dal baratro»

«Io e mio figlio fermi sul ponte a 50 metri dal baratro»

17 Agosto 2018,11:08

ROBERTO LONGONI

BORGOTARO - Un camper, due o tre auto, un camion: tra lui e il vuoto niente di più. C'è chi in queste ore la distanza tra la vita e il baratro sul Polcevera la misura in «se». Fiorello Biacchi fa questo e altro: può parlare anche di metri. Una cinquantina, sì e no, se si contano i veicoli che lo precedevano sull'A10, sul viadotto che all'improvviso si è fatto macerie e voragine. Uno spazio che, a velocità autostradali, significa attimi. «Ho fatto in tempo a fermarmi, lì, sul viadotto, nella pioggia, dietro altre auto che s'erano bloccate. Dopo un po', davanti al parabrezza, è apparso un automobilista. “E' crollato il ponte, è crollato il ponte. Qui viene tutto giù” gridava». Della catastrofe di Genova, Biacchi si è accorto così. C'era sopra, a quel maledetto viadotto, ma il nubifragio e i veicoli davanti gli impedivano di vedere che cosa fosse accaduto. L'ha saputo da quello sconosciuto compagno di viaggio che sembrava sbucare dall'inferno, gli occhi terrorizzati, le mani nei capelli fradici di pioggia.

Biacchi è un assicuratore borgotarese che per passione è abituato a improvvisare: canta e suona il basso con gli Stryx. Ma la musica la sa leggere eccome. Un paio di anni fa, si è anche laureato al Conservatorio: lui, del '52, «gemello» di Vasco Rossi. In viaggio per Nizza, martedì ha dovuto improvvisare, dopo aver seguito lo spartito che poteva essere quello di una beffarda tragedia. «In realtà - racconta - io, mio figlio più piccolo e il cane eravamo partiti lunedì, il giorno prima».

Come sempre, valicato l'Appennino attraverso il Bocco, si sarebbe dovuto prendere l'A12, in direzione Genova e quindi Francia. «Solo che a Chiavari mi si è rotta l'auto. Mai rimasto a piedi, ma quel giorno è andata così». Un meccanico del posto ha rimesso l'assicuratore-musicista in grado di riprendere la strada per Borgotaro. Dove l'auto è tornata nelle condizioni di affrontare un lungo viaggio. La partenza, l'indomani mattina: quella del martedì maledetto. Quasi che il destino o chi per esso avesse voluto tendere una trappola a Biacchi e ai suoi.

E' rievocando questo tratto di strada - lungo il quale dal temporale di Recco si è passati al nubifragio di Genova - che i «se» si fanno più serrati. «Guidava mio figlio che sta facendo pratica in autostrada, quindi andavamo un po' più piano. Ci siamo fermati per far fare pipì al cane...» Se è mancato un minuto all'appuntamento con la fine, forse va cercato lì. Superato il bivio che a sinistra porta a Genova Ovest, Biacchi ha preso per Ventimiglia e si è trovato le altre auto davanti ferme sul ponte. «Pensavamo a un incidente o ai soliti lavori in corso». Invece, è comparso il messaggero della catastrofe.

E a quel punto si è dovuto vincere il panico collettivo e, tutti insieme, improvvisare. «Piano piano, in retromarcia, ce ne siamo venuti via: almeno un paio di centinaia di metri, li abbiamo percorsi così». Una retromarcia generale in autostrada, con una svolta secca da superare (quella che appunto immette sul ponte), sotto un nubifragio. «Anche qui, poteva accadere di tutto...» Per fortuna, invece, tutti sono riusciti a imboccare l'uscita di Genova Ovest.

Intanto, si è scatenato il delirio. «Nel giro di pochissimi minuti, avremo sentito una ventina di sirene. Presto, su di noi, anche un elicottero». Che cosa fosse accaduto di preciso, il musicista l'ha saputo da internet, mentre attraversava la città, per riprendere l'autostrada al casello di Genova Aeroporto. «Abbiamo visto l'immagine del ponte. Abbiamo visto dove eravamo noi». Biacchi ha appena avuto il tempo di avvisare la moglie Emanuela, di dirle che lui e il figlio stavano bene: che su quel viadotto non c'erano (più). Rientrato in autostrada, poi ha proseguito con addosso la sensazione di viaggio oltre il viaggio, che accompagna i sopravvissuti. Ora è a Nizza. «Ascolto musica, ascolto il mare. Mi rilasso». Facile immaginare che stia anche riflettendo su tutti quei «se» e su quei 50 metri. «Anche se certi pensieri finiscono con il cozzare con una logica che a noi non è dato comprendere». E il rientro: da Piacenza, per evitare il caos? «Ora non ce la faccio proprio a pensarci».

© Riproduzione riservata

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