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Monsignor Magri nelle parole di chi lo ha amato

Monsignor Magri nelle parole di chi lo ha amato

di Luca Molinari

17 Settembre 2018,12:03

E’ stato il “padre” della parrocchia di via Isola monsignor Domenico Magri, scomparso ieri a 87 anni dopo una breve malattia.

Originario di Calestano, sesto di sette fratelli, nel corso degli anni ha ricoperto numerosi incarichi di primo piano all’interno della diocesi, guidando e fondando alcune delle parrocchie più importanti della città e del nostro territorio. Persona solare e dalla battuta pronta, amava definirsi un “curato di campagna”. Indissolubile il legame con l’amata Val Baganza, dove si recava non appena i tanti impegni glielo concedevano.

Nel suo cuore era riservato un posto speciale per il fratello Ugo, deportato a soli 17 anni e quindi ucciso in un campo di concentramento nazista. A lui ha dedicato il suo ultimo libro, che voleva essere un dono di memoria anche per i nove nipoti, di cui era orgogliosissimo.

Don Magri è stato ordinato sacerdote il 20 giugno del 1954 e ha svolto il suo primo incarico a Fornovo come cappellano, trascorrendo 3 anni e mezzo al fianco di don Giuseppe Malpeli. «Don Giuseppe è stato un maestro – raccontava nell’intervista per i suoi 60 anni di sacerdozio – mi ha insegnato il “mestiere” del parroco. Era stato cappellano di don Raffaele Dagnino (indimenticato prete dell’Oltretorrente, parroco di San Giuseppe ndr) e ha cercato di trasmettermi quello stile». A soli 27 anni la nomina a parroco di Ognissanti al posto di don Giacomo Antolini. Indimenticabile la presentazione del vescovo ai nuovi parrocchiani: «E’ troppo giovane, ma è una malattia da cui si guarisce giorno per giorno».

Proprio in quegli anni don Magri si è dedicato all’edificazione della chiesa di Santa Maria del Rosario (via Isola) e, vent’anni dopo, poco prima del suo addio, ha iniziato a muovere i primi passi anche la parrocchia di San Marco (via Casati Confalonieri). «Abbiamo celebrato la prima messa in Santa Maria del Rosario nel Natale del 1960 – amava ricordare –. Negli anni successivi è nata anche la parrocchia di San Marco e abbiamo dato vita alla prima comunità interparrocchiale». Risale a quegli anni l’arrivo in parrocchia dell’indimenticato monsignor Sergio Sacchi, prima come cappellano e, successivamente, come parroco. Corrado Marvasi, presidente del circolo Aquila Longhi e allora chierichetto di don Magri, di quel periodo ricorda invece «il “pellegrinaggio” lungo le vie del quartiere per le benedizioni». Indimenticabile anche l’esperienza vissuta da don Magri a Langhirano a partire dal 1978, dove il sacerdote è rimasto per ventiquattro anni organizzando il Congresso eucaristico del 1980 e dando nuova linfa alla parrocchia. Monsignor Magri è stato inoltre per sei anni vicario episcopale al fianco dell’allora vescovo Benito Cocchi. Canonico della Cattedrale dal 2002, negli ultimi anni aveva assunto il compito di presidente del Capitolo. Da quasi venti anni inoltre, si occupava delle case di riposo e dell’Opera diocesana San Bernardo degli Uberti, di cui è stato presidente e quindi presidente onorario. Tra gli hobby di don Magri c’era quello della scrittura. Autore di vari libri, nel corso degli anni aveva scritto centinaia di schede e ricordi personali di parroci e persone care che se ne erano andate. Ieri sera si sono tenute delle partecipate vegli funebri a Calestano, Langhirano e Santa Maria del Rosario. Oggi (lunedì) saranno recitati dei rosari alle 18 nella cripta della Cattedrale e alle 21 nella chiesa di via Isola. I funerali sono in programma martedì alle 14 in Cattedrale con partenza alle 13,30 dalla parrocchia di Santa Maria del Rosario e saranno presieduti dal vescovo Enrico Solmi.

© Riproduzione riservata

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