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Pizzarotti candidato. E i Cinque stelle?

Pizzarotti candidato. E i Cinque stelle?

24 Gennaio 2017,10:00

Gian Luca Zurlini

La scelta è simbolica: presentare ai giornalisti la decisione di ricandidarsi in un luogo, come l'ex Manzini di via Palermo, ribattezzato «Workout Pasubio» e prossimo oggetto di ristrutturazione «come luogo simbolo di rigenerazione della città del lavoro che abbiamo compiuto in città in questi 5 anni, visto che è rinato da un fallimento evitato di un soffio». Parola di Federico Pizzarotti, ex sindaco «5 Stelle» che adesso si presenta come «un candidato civico vero, nel senso che dovrò, anzi dovremo rispondere soltanto ai cittadini e non ai partiti di quello che abbiamo fatto e del lavoro che vogliamo svolgere nei prossimi 5 anni».

«Una città a misura d'uomo»

Il programma non è ancora pronto («ci sarà tempo per presentarlo, così ci darete più spazio», chiosa Pizzarotti sorridendo), né tantomeno c'è il nome della lista che sarà a suo sostegno (che però a quanto si comprende dovrebbe essere “Effetto Parma” ndr).

Ma un'idea chiara di quello che Pizzarotti e la sua «squadra» vogliono invece sì: «L'obiettivo è quello di mantenere una città a misura d'uomo pur guardando al di fuori dei confini del Ducato. Una città sostenibile e che sappia superare le manie di grandezza del recente passato non snaturando la propria essenza come sarebbe stato con la metropolitana o continuando nella politica di espansione urbanistica forsennata. Crediamo che il respiro internazionale derivi dai progetti che si propongono e non da faraoniche opere pubbliche come quelle che abbiamo ricevuto in eredità e che, Teatro dei Dialetti a parte, sono o stanno per arrivare tutte a compimento».

«Nessuna alleanza politica»

Pizzarotti ieri ha chiarito che «chiediamo la collaborazione di tutti i cittadini e siamo aperti ad accogliere chiunque voglia stare con noi, ma deve essere chiaro che non faremo alleanze politiche di vecchio stampo, perché significano spartizione di incarichi e di poteri che non sono nel nostro Dna. Noi ci ripresentiamo in assoluta libertà e senza vincoli di partito perché così potremo pensare solo ed esclusivamente al bene e agli interessi di Parma e dei suoi cittadini».

«Ubaldi e Vignali civici mascheratu»

Il sindaco ha anche difeso a spada tratta la scelta di definirsi civico in questa sua seconda sfida elettorale: «Mi sento di dire che noi siamo veri civici, perché abbiamo lasciato, non senza dolore, una “casa” politica in cui avevamo iniziato il nostro percorso, per restare fedeli al fatto che le persone e i cittadini non possono essere divisi in “buoni” e “cattivi” a seconda dell'appartenenza politica, ma devono essere tutti uguali».

Pizzarotti non ha poi rinunciato a lanciare una «frecciata» rivolta al passato: «Ritengo che noi siamo la prima vera esperienza civica di questa città perché, se i cittadini ci daranno la loro fiducia, noi non avremo alle spalle nessun partito, cosa che invece avevano sia Ubaldi che Vignali, autori di un “civismo mascherato”».

«Scelta condivisa con il gruppo»

Il sindaco ha tenuto a sottolineare che «la mia scelta è arrivata dopo un confronto sia con i consiglieri comunali che con i componenti di Giunta. Diversi tra loro, per motivi soprattutto di scelte famigliari e personali, non proseguiranno il cammino amministrativo, ma tutti hanno condiviso e sostenuto la scelta di andare avanti per non lasciare a metà un cammino che ha portato Parma a rimettersi in cammino dopo essere stata oberata da 870 milioni di debito senza per questo andare in default come Alessandria, dove ci sono stati pesanti tagli ai servizi che noi invece abbiamo evitato». Nessuna indiscrezione su eventuali nomi nuovi, ma solo una certezza: «Non ci saranno “mercati” di poltrone: chi verrà con noi dovrà farlo solo pensando all'interesse della città e non ad ambizioni personali».

«Inchieste? Nessun timore»

Nessuna paura, infine, degli esiti delle inchieste giudiziarie: «Non è stato un tema sul quale ho riflettuto nell'arrivare a questa scelta, perché sono convinto di avere sempre agito correttamente e le inchieste lo dimostreranno».

«Abbiamo tenuto duro»

Infine, uno scatto d'orgoglio: «Una delle motivazioni che hanno portato alla ricandidatura è anche l'incoraggiamento di tanti cittadini che ci dicevano “Tenete duro” anche nei momenti più difficili. Ebbene, noi lo abbiamo fatto e adesso siamo pronti a ripresentarci con il bilancio di quello che abbiamo fatto, ma anche di quello non fatto. Ma soprattutto con un carico di progetti e di idee sostenibili da portare avanti per una Parma che vogliamo ancora più bella e competitiva di quanto già non sia».

Gli avversari

Gabriele Grasselli

Ei Cinque stelle stanno a guardare? Sicuramente no. Nulla di ufficiale, ma Andrea D'Alessandro dice: «Parma è stata la prima città importante a essere guidata dal movimento, è una città simbolo, perciò è giusto presentarsi. Inoltre affrontare elettoralmente Federico costituisce senz'altro una bella sfida». Il candidato chi è? «Prima il programma, poi la selezione delle persone per la lista. Non stiamo cercando il personaggio “forte”, ma un semplice cittadino che abbia la capacità di rappresentare un'alternativa a Pizzarotti».

Obiettivo: «Colmare le lacune, fare quello che in questi cinque anni non si è fatto. I temi? Soprattutto la partecipazione, il legame diretto dei cittadini con l'attività amministrativa: fin qui non ha funzionato». E l'altra «anima» dei Cinque stelle in consiglio comunale? «Stiamo lavorando per una convergenza».

Mauro Nuzzo conferma che «gli attivisti restanti stanno valutando il da farsi. Ma il movimento in città, a differenza di quanto avvenuto su scala nazionale, non è cresciuto. Anzi, Pizzarotti con il suo comportamento ne ha frantumato, distrutto la base. Di sicuro io non mi ricandido: mi sento responsabile del fatto che il percorso tracciato in campagna elettorale cinque anni fa non sia stato minimamente seguito». Gli altri concorrenti hanno strategie già concretizzate da un pezzo. I supporter di Luigi Alfieri («Parma non ha paura») stanno smistando i gruppi di persone, divisi per fasce di età e categorie professionali che incontrano il candidato nel quartier generale di via Langhirano. «Fra poco inizieremo il giro nelle frazioni, nei bar, nei circoli, in modo informale - informa Alfieri - e questo sarà di grande aiuto. Ovviamente al centro del nostro programma c'è la sicurezza. Poi l'abolizione della raccolta rifiuti porta a porta: meglio cassonetti interrati. La povertà: bisogna lavorare molto su questo fronte ma l'ente pubblico da solo non può fare granché, è indispensabile coinvolgere e coordinare volontariato, privati, fondazioni. I giovani: per loro vogliamo un palco per ogni quartiere, uno spazio dedicato».

I tre contendenti del centrosinistra conosceranno il loro destino politico il 5 marzo prossimo, giorno delle primarie. Dario Costi intensifica il calendario del suo tour elettorale nei quartieri e domani inizia gli «incontri tematici»: «La nostra è una rivoluzione metodologica: nessuna ricetta preconfezionata, il programma si fa parlando con le persone, quartiere per quartiere. Partendo da temi, o meglio parole chiave, quali “famiglia”, che pare scomparsa dall'agenda, “lavoro”, “fragilità sociale”, vale a dire disabili, anziani, “cultura“, “musica”, che a Parma ha un ruolo prioritario. E “povertà”: uno su 3 a Parma è povero e su questo tema non esiste una politica pubblica». Anche Gentian Alimadhi intende «dare una svolta vera all'amministrazione: nei cinque anni di Pizzarotti quasi mai si riscontra un'idea di città. Grazie al cielo gli è stato impedito di metter mano alle sue promesse elettorali, quali smontare il termovalorizzatore, dare corso alla decrescita “felice”, depotenziare l’amministrazione con referendum senza quorum… e potrei continuare. Al centro della mia iniziativa la cultura, intesa come impegno alla formazione del cittadino di Parma nel prossimo decennio. L’azione culturale dovrà permeare di sé tutte le altre azioni amministrative, sempre attenta all’inclusione e al dialogo fra le diversità: dalla sicurezza al ripensamento delle linee di dotazione infrastrutturale, dall’ambiente, affrontato senza fanatismi, alla produzione culturale, risorsa produttiva e promozionale di primaria importanza, dalla difesa del diritto al e dei diritti del lavoro alla promozione e al sostegno dell’impresa». Girandola di incontri anche per Paolo Scarpa (ieri sera era in San Leonardo) che punta prima di tutto sulle famiglie, «quelle che hanno pagato il prezzo più alto voluto da Pizzarotti per contenere il debito». E poi servizi alla persona, welfare innovativo, lavoro, sviluppo per i giovani, cultura, per una «Parma che rinasce, governata da chi non veda i cittadini solo come soggetti cui imporre tasse, obblighi e vincoli».

Dice, infine, la sua sulla candidatura di Pizzarotti anche Giuseppe Pellacini, consigliere dei «Centristi per Parma»: «Facile ricandidarsi perché non ha bisogno di scrivere un programma elettorale, può benissimo usare quello di cinque anni fa visto che non ha ancora mantenuto nemmeno uno di quei punti, basta cambiare le date. Pizzarotti ha sempre detto due sole cose: “non ci sono i soldi” e “non si può fare”. Solo ora, in piena campagna elettorale attiva i controlli di vicinato e la task force per la legalità. E come cittadini stiamo pagando anche l’aria che respiriamo».

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