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Po in secca, misteri e boschi incantati

Po in secca, misteri e boschi incantati

09 Gennaio 2017,12:27

Paolo Panni

E’ decisamente un lontano ricordo la piena del Grande fiume che, soltanto poco più di un mese fa, aveva «tenuto banco» nella Bassa. Da allora, ed è trascorso un mese e mezzo scarso, il Po ha perso qualcosa come 9 metri d’acqua. Infatti, se a fine novembre, a Polesine, si erano toccati i 6 metri sopra lo zero idrometrico, in questi giorni d’inizio 2017, mentre l’inverno è ormai entrato nel vivo, si è prossimi ai 3 metri sotto lo zero idrometrico.

Un calo vertiginoso, complice chiaramente la prolungata assenza di precipitazioni (comprese quelle nevose), che ha fatto tornare il fiume in condizioni di evidente magra, lasciando spazio un po’ ovunque ai grandi spiaggioni e a paesaggi che, grazie anche ai contorni e alle sfumature date dalla stagione invernale e dal gelo (in questi giorni d’inizio gennaio, sulle rive del Po, si sono toccate anche temperature di meno 7 gradi) sono alquanto pittoreschi.

Gli spiaggioni, dopo le conseguenze delle piena, sono di nuovo al centro di interessanti ritrovamenti. Come quelli di resti fossili di animali, oggi estinti, che molte migliaia di anni fa popolavano i boschi e le pianure dove oggi scorre il Po.

Anche pochi giorni fa, Fabio Pezzini di Polesine Zibello, insieme ai figli Angelo e Leonardo, ha ritrovato i resti di un palco di cervo, consegnato prontamente al Museo paleoantropologico del Po della vicina San Daniele Po. Ritrovamenti che sono solo gli ultimi di una lunga serie dei tanti effettuati lungo gli spiaggioni del Parmense, e del Cremonese, in questi anni.

Nota negativa, invece, quella dei rifiuti che, purtroppo, come sempre, si trovano in abbondante quantità, a dimostrazione di una «malattia», l’inciviltà umana, che purtroppo, non accenna a diminuire. Che gusto ci può trovare l’uomo a disperdere rifiuti nell’ambiente e, peggio, in aree naturali di pregio come quelle del Po? La sola risposta che sembra essere plausibile è quella legata proprio all’inciviltà e alla stupidità di molti.

Note stonate a parte, la magra e gli effetti dell’inverno, ancora una volta, producono anche paesaggi imperdibili per gli amanti della fotografi e dei video. E’ infatti sufficiente spostarsi di pochi metri dagli spiaggioni e raggiungere i vicini boschi golenali per ammirare paesaggi straordinari creati dal cosiddetto «Sicyos angulatus», meglio conosciuto come zucchino selvatico o zucchino spinoso, la cui presenza assolutamente intensiva, se da una parte ha creato chiari danni alla vegetazione autoctona, dall’altra continua a produrre paesaggi da fiaba. E’ così a Polesine Zibello, a Roccabianca e nei diversi altri boschi golenali dove si creano «sculture» naturali davvero particolari e curiose. Tra i luoghi più pittoreschi, quello di Zibello, ribattezzato come «Bosco incantato» nel ricordo dell’indimenticabile Gian Maria Casaroli. C’è anche chi lo ha ribattezzato come bosco delle fate, dei folletti o degli gnomi: ognuno secondo ciò che la sua fantasia è in grado di suggerirgli. Rimane il fatto che si è di fronte a uno spettacolo della natura notevole, capace di regalare, con poco, giornate davvero speciali attraverso luoghi che meritano di essere riscoperti e vissuti, ricordando un grande uomo del Po, Giovannino Guareschi che nell’introduzione di «Don Camillo e il suo gregge» scriveva: «Quando ero ragazzo, mi vedevo spesso sulla riva del grande fiume e dicevo: “Chi sa se, quando sarò grande, riuscirò a passare sull’altra riva!”. Sognavo di conquistare una bicicletta. Adesso ho quarantacinque anni e ho conquistato la bicicletta. E spesso vado a sedermi come allora sulla riva del grande fiume e, mentre mastico un filo d’erba, penso: “Si sta meglio qui, su questa riva”. E ascolto le storie che mi dice il grande fiume, e la gente dice di me: “Più diventa vecchio, e più diventa svanito”. Invece non è vero perché io sono sempre stato svanito. Grazie a Dio».

© Riproduzione riservata

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