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Quelle schiave del sesso lungo la via Emilia

Quelle schiave del sesso lungo la via Emilia

29 Settembre 2018,11:55

LAURA FRUGONI

Quando i poliziotti l'accerchiano non cerca nemmeno di scappare. Lo sguardo diventa di ghiaccio, quel corpo esile, quasi acerbo, resta impietrito sul marciapiedi di strada Mercati.

«I'm twenty-eight», i documenti confermeranno i suoi 28 anni: ne dimostra dieci di meno. Imbronciata, sbotta in un mix italo-inglese: «Non sono una prostituta, stavo andando a casa... Io vado a scuola per diventare cuoca: comincio in ottobre». E' in Italia dal 2016, entrata come richiedente asilo. Un agente pesca dalla borsetta consunta una manciata di preservativi e banconote. «E questi?». Alza gli occhi al cielo e non risponde più. Una sfinge color ebano sale sul Doblò destinazione questura.

Di ragazze come lei, venerdì notte ce n'erano a dozzine lungo via Emilia Ovest: dalla Crocetta a Fraore il territorio pare spartito con l'accetta. Nel primo tratto spopola la versione Lara Croft: solo valchirie in leggings di latex e tacco a spillo d'ordinanza. Da un punto invisibile in poi spariscono le europee: solo nigeriane. Le ragazze schiave dei racket (qualche volta pure dei riti voodoo), reclutate spesso nei villaggi più poveri, traghettate in Italia con promesse di una vita nuova che si svela su un marciapiedi di periferia. Gli uomini del servizio anti-prostituzione puntano sull'effetto sorpresa: alle auto in testa spetta una prima ricognizione, solo dopo arrivano le jeep bianco-azzurre e la scritta polizia.

La sorpresa riesce, ma dura una frazione di secondo: la prospettiva di passare gran parte notte in borgo della Posta, anche se sei in regola, mette le ali ai piedi. Urlano e scappano come gazzelle imbizzarrite, dopo aver slacciato i trampoli. Qualcuna riesce a sparire nei campi, la maggior parte s'arrende alla manovra d'accerchiamento di poliziotte e poliziotti: allora le urla si spengono in silenzi ostinati, lacrime e lamenti. «Mi date le mie ciabatte?», chiede una giunonica nigeriana in reggicalze e canotta ma sotto spunta una spessa maglia della salute. In poche ormai sfidano il freschino di inizio autunno a gambe nude, le mise vorrebbero essere sexy ma risultano tristemente scalcagnate. Spazzole e bottiglie d'acqua appoggiate sui bordi delle siepi, le borse infrattate in qualche angolo nascosto, perché non si sa mai.

La ragazza adesso è in ciabatte e pantaloni della tuta, lo schermo dell'iPhone continua a illuminarsi. Chi è che chiama? «My hero» dice la scritta luminosa. «He's my boyfriend», risponde alla poliziotta che scrolla la testa, abituata alle risposte più fantasiose.

Quando le pattuglie sbarcano nella zona di viale Piacenza le accoglie il lancinante urlo tribale di un ciclista. E' il segnale: occhio agli sbirri, cambiare aria. In via Lanfranco fermano una coppia di colore che parlotta su un muretto. Lui: «Chiamo il mio avvocato». Lei: «Stiamo chiacchierando». E' solo un controllo, tranquilli: ci fate vedere i documenti? Lei apre la borsa: spunta la fotocopia del permesso di soggiorno. E una manciata di condom.

© Riproduzione riservata

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