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Spettacoli

Il concerto a Milano di tre anni fa

23 settembre 2008, 20:56

dal nostro inviato Aldo Tagliaferro
(Sulla Gazzetta di Parma del 7-04-2005)

«E' incredibile. E' un miracolo». Brian May ha le lacrime agli occhi quando intona «Love of my life» con la chitarra acustica. Non avrebbe mai pensato, quando la morte di Freddie Mercury concluse la felice parabola dei Queen nel 1991, di ritrovarsi quindici anni dopo abbracciato da una folla in diligente delirio come quella stipata martedì al Forum di Assago.

Tutta colpa di un altro «vecchietto» terribile, Paul Rodgers, leggendaria voce dei Free e dei Bad Company, e amico di una vita: qualche mese fa si sono esibiti a Londra alla UK Hall of Fame ed è scattata la scintilla. I riflettori sono tutti per loro, ennesima coppia d'oro uscita da quella covata irripetibile di talenti nati sulle ceneri della ricostruzione post-bellica inglese. Dopo Page-Plant, dopo Daltrey-Townshend, dopo Jagger-Richards la chitarra di May e la voce di Rodgers incantano, si incrociano, parlano e piangono la stessa lingua. Che è quella del blues, alla fin fine, poi cresciuta fra stilemi glam e sinfonici nel linguaggio dei Queen.

May, orfano di Mercury, ritrova l'altra metà del cielo nell'espressività potente di Paul Rodgers che ha personalità e gusto sufficiente per non imitare l'inimitabile Freddie ma reinterpretare a modo suo persino «We Will Rock You» e «We Are the Champions», ovvero la bibbia della band. E Rodgers, che perse trent'anni fa Paul Kossof, talento a sei corde portato via dalla droga e con il quale aveva fondato i Free, oggi dialoga con May con naturalezza, consumata esperienza e una voce incredibile. La stessa che Mercury, giovanissimo, aveva sentito al Marquee di Londra ammirando i Free.

I riflettori della reunion dell'anno si accendono anche sul batterista Roger Taylor, protagonista in «I'm in Love with My Car» e «Days of Our Lives», mentre l'altro Queen - John Deacon - ha ormai appeso il basso al chiodo. Per onore di cronaca completano la band Danny Mirando (basso), Spike Edney (tastiere) e Jamie Moses (chitarra) per la verità con poca gloria: il suono fin troppo amalgamato strizza un po' l'occhio al rock americano, perdendo qualcosa della dinamicità feroce dei Queen. Ma il risultato sotto l'imponente gioco di luci, resta da brividi.

Per il popolo dei Queen è addirittura un evento liturgico: la lunga coda al Forum, la ola sulle tribune e il minuto di raccoglimento in ricordo di Giovanni Paolo II preparano il ritorno del gruppo che ha trascorso più tempo nelle hit parade dopo i Beatles. Scivolano via in due ore ventiquattro brani, quasi tutto il meglio della band (mancava, sostanzialmente, solo «Somebody to Love») e alcuni classici di Rodgers, giusto per sottolineare che questi non sono i Queen di Mercury. L'esperimento funziona alla grande sui toni leggeri di «Crazy Little Thing Called Love», l'emozione di «Hammer to Fall», il rock di «Tie your Mother Down» e «I Want to Break Free».

Dopo oltre un'ora di musica qualche comprensibile cedimento alla nostalgia riporta sul palco Mercury, sia in video che in voce (la prima parte di «Bohemian Rapsody») salutato da un boato. Ma le parti registrate durano giusto lo spazio di un ricordo e il concerto ritrova tutta la sua freschezza a dispetto dei 58 anni di May e dei 56 di Taylor e Rodgers.

Il fantasma di Mercury - è ovvio - aleggia sul Forum ma Rodgers e May sono più vivi che mai e bravissimi a non scadere nel tributo nostalgico riuscendo a catalizzare le emozioni sulla loro performance: sfilano sulla passerella che avanza per 15 metri oltre il palco a scaricare adrenalina e brividi («Little Bit of Love» dei Free e «Seagull» dei Bad Company per Rodgers, «39» e un assolo da manuale per May). E' evidente che è proprio la presenza di Rodgers a dare senso a tutta l'operazione sdoganandola dalla riesumazione fine a se stessa.

Scatta comunque il delirio d'ordinanza a mani levate per «Radio Gaga», brano non memorabile ma commercialmente fortunato, come del resto molta produzione della band. L'apoteosi si declina poi in quattro bis: la doverosa e toccante «Show Must Go On», l'inno dei Free All Right Now e quindi «We Will Rock You» e «We Are The Champions». Tutti a casa felici: padri e figli per una volta provano le stesse emozioni.

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