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Provincia-Emilia

I cittadini perplessi sull'impianto a biomasse dell'Eridania

06 dicembre 2010, 19:57

I cittadini perplessi sull'impianto a biomasse dell'Eridania

Ilaria Berra

Dopo l’annuncio, da parte del gruppo Sadam Eridania, del progetto di costruire una centrale a biomasse da 60 megawatt sul territorio di Trecasali alcuni cittadini si stanno organizzando per dare vita ad un Comitato per la difesa del territorio.
«Questo gruppo - spiegano i promotori - nasce dalla preoccupazione per il futuro di un territorio. Siamo persone che rappresentano uno spaccato delle diverse componenti della cittadinanza di Trecasali, un gruppo che è espressione della voglia di partecipazione che c'è sul nostro territorio. Il nostro referente è l’amministrazione, alla quale chiediamo informazioni ed un percorso il più possibile partecipato con la cittadinanza». Il nucleo promotore è formato da Ugo Bertinelli, Gianni Bertoncin, Filippo Carraro, Flavia Corradi, Guglielmo Dall’Asta, Michela Derlindati, Onelia Facini, Patrizia Gaibazzi, Francesca Gianelli, Mirco Moroni.
Nei prossimi giorni il gruppo organizzerà una riunione pubblica per presentare un documento che è stato consegnato nei giorni scorsi al sindaco Nicola  Bernardi. In esso il gruppo elenca le proprie perplessità davanti al progetto di una centrale a biomasse e pone alcune domande su nodi fondamentali che dovrebbero essere verificati dall’amministrazione prima di prendere una decisione. Tra le criticità della centrale il comitato individua innanzitutto il fattore inquinamento: 60 tonnellate anno di Pm10, 120 tonnellate di ossidi di azoto, 140 tonnellate di monossido di carbonio, 7500  tonnellate di ceneri, il tutto in una zona dove la percentuale di Pm10 nell’aria è spesso al di sopra dei limiti di legge e a volte superiore a quelle registrate a Parma e dove sono previste, a breve, infrastrutture come la Tibre o la cispadana. Anche l’idea che la costruzione della centrale possa garantire il futuro dei posti di lavoro del complesso industriale, secondo i membri del Comitato, è tutta da dimostrare.
Il Comitato chiede inoltre di conoscere nel dettaglio la localizzazione e l’estensione dei siti di riconversione delle colture per produrre il legno cippato e il danno potenziale al suolo della Bassa, infine chiede di mettere nero su bianco gli asseriti benefici dell’intervento in termini di riduzione delle emissioni di Co2, eventuali posti di lavoro, minori costi delle bollette, impianto di teleriscaldamento che sostituisca le caldaie domestiche attuali. «Diamo atto alla Amministrazione - si legge nel comunicato - di aver fatto un importante sforzo in questa direzione, ma la partita è importantissima e strategica per il futuro dell’ambiente e per la salute delle nuove generazioni: un bene impagabile. Per questa ragione è necessario poter disporre di un tempo ragionevole per una decisione ponderata e partecipata».

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