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Provincia-Emilia

Fidenza - Monossido, nel 2010 254 trattati in iperbarica

04 febbraio 2011, 20:03

Fidenza - Monossido, nel 2010 254 trattati in iperbarica

FIDENZA - Il 2010 ha registrato il più alto numero di persone trattate nella camera iperbarica dell’ospedale di Vaio per intossicazione da monossido di carbonio, rispetto agli anni precedenti.
Sono state infatti 254, ossia il 41,3% dei 614 pazienti totali in terapia iperbarica. Il bilancio dell’intesa attività svolta dal Servizio di Ossigenoterapia iperbarica di Fidenza, è stato presentato ieri mattina nel corso di un incontro, all’ospedale di Vaio. Sono intervenuti il direttore generale dell’Azienda Usl di Parma, Massimo Fabi, il direttore di Dipartimento emergenza-urgenza e diagnostica ospedale di Vaio, Azienda Usl di Parma, Giuliano Vezzani, il sindaco Mario Cantini e l’assessore Giorgio Pigazzani per il comune di Salso. Fra i presenti Ettore Brianti, direttore sanitario Azienda Usl di Parma, Leonardo Marchesi, direttore presidio ospedaliero azienda Usl di Parma, Maria Rosa Salati, direttore Distretto di Fidenza, Maria Cristina Aliani, direttore medico ospedale di Vaio, il dottor Marco Mordacci, dell'équipe della Medicina iperbarica, Roberto Casetti, coordinatore infermieristico emergenza-urgenza e diagnostica di Vaio, Enore Artusi, presidente Ctdm Fidenza e membro Aspati.
Dopo gli interventi di Maria Rosa Salati, Massimo Fabi, Mario Cantini e Giorgio Piagazzni, che hanno definito il Servizio di Terapia iperbarica «eccellenza» dell’ospedale di Vaio, il primario del Centro iperbarico , il professor Giuliano Vezzani ha illustrato l’attività. «Nel 2008 i pazienti intossicati da monossido di carbonio sono stati 194, mentre nel 2009 sono stati 162 e nel 2010 254 - ha spiegato il primario Vezzani - e già più di 30 a gennaio 2011. Il Centro di Vaio dispone di una camera iperbarica, donata dall’Aspati, in grado di ospitare fino a 14 persone. Il Centro risponde ai bisogni di un ampio bacino di utenza, che va dalla periferia Ovest di Bologna a tutta l’Emilia, alle province di Cremona, Lodi e Pavia e anche Alessandria, per i casi molto gravi da intossicazione da monossido. Il centro, di gran lunga primo in Italia per il numero di pazienti trattati a seguito di intossicazione da Co, è punto di osservazione epidemiologico nazionale per questa patologia ed è l’unica struttura pubblica dell’Emilia Romagna. Negli ultimi dieci anni, in media, il 74% delle patologie trattate con ossigenoterapia iperbarica è rappresentato da intossicazione acuta da monossido di carbonio (39%) e infezioni necrosanti acute dei tessuti molli (35%). Il rimanente 26 % è rappresentato da necrosi della testa del femore, ulcere cutanee, sordità acuta improvvisa, lesiono ossee e cutanee post-attiniche, piede diabetico e altro».
Il professor Giuliano Vezzani ha parlato delle cause di intossicazione da monossido, cambiate in questi ultimi anni, con l'avvento di un mezzo di riscaldamento in uso soprattutto fra gli extracomunitari: il braciere. Il monossido di carbonio è un gas incolore, insapore, non irritante e l'assenza di caratteristiche organolettiche lo rendono quindi un pericoloso e silenzioso «killer». Mal di testa, affanno, vertigini, confusione mentale, nausea, vomito, sono i primi sintomi dell'intossicazione. E per soccorrere un intossicato occorre aerare subito l'ambiente, allontanare l'intossicato, somministrare subito ossigeno e chiamare il 118.
 Il primario ha altresì sottolineato l'importanza di avere come sostegno l'attività svolta dall'Aspati, che conta oltre 150 iscritti.