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Provincia-Emilia

Dopo il nubifragio ha riaperto la trattoria di Cafragna

22 giugno 2011, 16:54

Dopo il nubifragio ha riaperto la trattoria di Cafragna

Chichibìo
E subito riprende il viaggio -proprio come racconta il poeta, dopo il naufragio del lupo di mare.
Qualcosa di simile è scattato nella mente e nel cuore di Adele, Carlotta e Giancarlo Camorali e il nubifragio dell' 11 giugno scorso è stato forse non dimenticato, ma di certo superato.
Lungo la strada, in più punti dissestata, mucchi di fango, macerie, rami e tronchi; nei campi l'erba piegata segna il livello raggiunto dall'acqua; nelle case si rifanno le staccionate e molte cose sono ancora ad asciugare al sole.
Nella trattoria il terrazzo è impeccabile, le ortensie superbe, la sala  perfetta, la cucina ripristinata.
«Dopo il nubifragio ci ha dato la forza di ripartire - dice Adele Camorali - la solidarietà e l'affetto di tutte le persone che in questi giorni sono venute ad aiutarci: i vicini e i conoscenti che un paio d'ore dopo il nubifragio erano qui con le scope in mano. Senza loro non so come avremmo fatto. Non abbiamo mai pensato di smettere, perché le cose che ami le vuoi salvare e io non volevo perdere la memoria di questo posto, le nostre cose, la nostra storia».
«Qui per noi - prosegue Adele Camorali - è casa, non solo ristorante. Arrivava acqua dalla collina dietro, è entrata spaccando le porte, allagando la cantina e tutto il primo piano per circa 40 cm, a seconda dei punti. Abbiamo fatto pazzie, con tanti aiuti, tanti amici e i contadini qui vicino: è stato commovente, abbiamo avuto da loro molto di più di quello che abbiamo sempre dato. Se riapriamo è grazie a loro».
Per Giancarlo Camorali oggi è un giorno speciale: da qualche giorno, mentre puliva, aveva cominciato a pensare al menu e lo stracotto per gli anolini già cuoceva e la terrina d'anatra era già in moto.
Ieri sera il coniglio tonnato è stato messo a marinare, l'impasto della sfoglia riposa in frigorifero e stamani, come sempre, sveglia alle cinque.
«E' stato - dice Giancarlo Camorali - come se avessi fatto due giorni di riposo, non penso più al nubifragio: sa,  questo lavoro è come una droga e mi mancava il contatto coi fornelli, perché dopo 48 anni di lavoro uno non può più smettere. Ho messo su il brodo, ho fatto rosolare i guancialini, poi ho preparato tutte le carni pronte da cuocere. Ho pulito le anatre, le faraone, l'agnello e intanto mia moglie finiva di preparare la sala. Mia figlia ha cominciato a fare i dolci, io i ripieni degli anolini e dei tortelli, poi finalmente la gioia di preparare i primi piatti. Sono venuti alcuni nostri amici-clienti abituali e tutto riparte: ho fatto le cotolette alla milanese, i tortelli d'erbetta, la faraona, il cacio e pepe. Ma perché non si ferma, assaggi qualcosa, ho trovato un Parmigiano di Bardi...».

 

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