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Economia

Parmigiano Reggiano, intervista al presidente: a Cibus si rinnova il modo di fare promozione e lotta ai falsi

10 maggio 2012, 01:59

Parmigiano Reggiano, intervista al presidente: a Cibus si rinnova il modo di fare promozione e lotta ai falsi

di Andrea Violi

Fra un'intervista e l'altra, il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Giuseppe Alai si è concesso per qualche minuto anche a Gazzettadiparma.it, spiegando la strategia di comunicazione scelta per la rassegna in corso a Parma e le priorità per il futuro. Con qualche richiesta al ministro delle Politiche agricole Mario Catania, che ha visitato Cibus nella giornata inaugurale.

Presidente Alai, il Consorzio del Parmigiano Reggiano si è presentato a Cibus con una veste nuova e frizzante: un'esibizione di cuochi, una 500 con la scritta “I love Parmigiano” e la premiazione di un concorso, un nuovo sito... Iniziative inusuali: insomma, che cosa state facendo?
Stiamo cercando di uscire da un vecchio standard comportamentale: andare alle fiere per consegnare delle brochure e dei manifesti a chi passava. È un modo per partecipare attivamente ad una fiera, però occorre generare attenzione e attrazione sulle cose che si vogliono fare. Le iniziative a Cibus hanno questo obiettivo: far conoscere meglio il prodotto, far conoscere le iniziative del Consorzio e fare in modo che - in un momento sempre più competitivo verso i prodotti duri non Dop - si riesca a capire quali siano i tratti distintivi del nostro prodotto e si giustifichi il prezzo differente. E poi cerchiamo di fare in modo che il nostro formaggio venga consumato sempre di più nella logica della pietanza anziché come condimento.

Dopo l'ultima assemblea avete annunciato che perseguirete lo sviluppo di nuovi prodotti. Gli operatori possono chiedervi conto anche di questo, qui a Cibus...
Sì, le tre azioni che portiamo avanti sono lo sviluppo dei prodotti innovativi, continuiamo la pressione sui mercati esteri e vogliamo fare in modo che il prodotto in circolazione sia sempre più prodotto pregiato (eliminazione del prodotto non conforme e tracciabilità migliore del prodotto “sottoscelto”).

In fiera è venuto il ministro delle Politiche agricole Mario Catania. Si parla anche di contraffazione, problema particolarmente sentito dal Parmigiano Reggiano. Che cosa vuole fare il Consorzio per combatterlo?
Il Consorzio si sta muovendo su due fronti. Innanzitutto, non agevolare la contraffazione. Tutti i nomi dei prodotti che vogliono evocarci iniziano con “Parm”. Dopo la sentenza del febbraio 2008, questa situazione ha avuto un forte sviluppo in termini positivi: nell'Unione Europea c'è una legge che tutela la distintività del nostro prodotto. Nel pacchetto qualità che verrà presentato a giugno al Parlamento Europeo dovrebbe essere istituita la perseguibilità ex ufficio, cosa che la sentenza sul Parmesan del 2008 non ci consentiva. Prima, la denuncia doveva essere fatta dal Consorzio. Con l'obbligo per ogni Paese di perseguire d'ufficio le imitazioni, avremo raggiunto il nostro obiettivo al 100%.
Il secondo fronte su cui lavorare è quello di rendere evoluto il consumatore. Nei Paesi extraeuropei perseguire le frodi costa troppo e ha tempi lunghissimi. La soluzione per noi è fare in modo che il consumatore stesso distingua il prodotto originale da quello taroccato. Ci stiamo muovendo in questo senso nei Paesi extra-Ue.

Ma al ministro Catania che cosa chiede?
Al ministro chiediamo che si attivi affinché tutti i progetti finanziati a suo tempo da Buonitalia abbiano un riscontro di solvibilità da parte del ministero stesso. L'allora ministro aveva promesso che avrebbe incentivato l'export attraverso Buonitalia, che ha finanziato il 40% di quanto promesso. Si parlava di 50 milioni di euro. Per il Consorzio erano 2 milioni.
Soprattutto chiediamo al ministro di fare in modo che i piani produttivi - il grande strumento di difesa che abbiamo come Consorzi di tutela di produzioni artigianali - abbiano il modo di funzionare in una logica di sistema. Siamo in un mondo dove la dimensione enorme è una costante. Il monopolio del food è fatto di 6 leader che da soli spartiscono 150 miliardi di euro... Per affrontare questa situazione, la grande distribuzione si organizza in centrali d'acquisto sempre più grandi. Restiamo noi piccoli dall'altra parte: se continuiamo ad essere divisi e non organizzati, chiaramente avremo un potere d'acquisto sempre inferiore. Ad ogni oscillazione di quantità produttiva avremo conseguenze sul mercato sempre più marcate: quando manca il prodotto il prezzo s'impenna, quando l'offerta è in leggero eccesso il prezzo crolla. Questo non va assolutamente bene per la stabilità dei prezzi nei confronti dei consumatori e per la stabilità d'impresa da parte di caseifici e produttori di latte.

 

 

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