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Parma

Tommy - Le motivazioni per la Conserva: "Non meraviglierebbe se avesse ideato lei il rapimento"

17 giugno 2012, 18:16

Tommy - Le motivazioni per la Conserva:

ROMA (Ansa) – Sono «massicce e incontrovertibili» le prove del coinvolgimento di Antonella Conserva nel rapimento e nell’uccisione del piccolo Tommaso Onofri, il bimbo di diciotto mesi sequestrato a Casalbaroncolo (Parma) la sera del due marzo 2006, soffocato e interrato poco dopo nel bosco dei Bissi. E non è da escludere che sia sua l’ideazione del piano criminale.

Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza 23581 depositate il 14 giugno e relative all’udienza dello scorso 13 marzo nella quale è stata confermata la condanna della donna a 24 anni di carcere, come stabilito nell’ appello bis dalla Corte di Assise di Appello di Bologna il 17 giugno 2011. Secondo i supremi giudici, non solo la Conserva era pronta al «ruolo di carceriera» se il rapimento del piccolo non si fosse subito drammaticamente concluso per mano di Mario Alessi – il compagno dell’imputata, condannato in via definitiva all’ergastolo – ma «non meraviglierebbe che sia stata proprio la Conserva ad avere le prime intuizioni criminose».

Per la Suprema Corte è sicura la «partecipazione diretta» della donna al sequestro, come si evince anche dagli «ampi riscontri» della sua chiamata in correità fatta dall’altro complice Salvatore Raimondi, condannato a 20 anni con rito abbreviato. Elementi «centrali» a carico della donna e del suo ruolo – afferma la sentenza – sono «la sua presenza sul luogo al momento preordinato per prendere in consegna l’ostaggio, lo scontrino del bar 'Lido' in funzione di uno dei sopralluoghi in vista della scelta del casolare che doveva fungere da prigione, così come in quello del bar di Casaltone (la sera del primo marzo) che testimonia, anche in funzione del mendacio della donna, la sua piena integrazione nel piano criminoso (che doveva scattare proprio quel giorno e fu poi rinviato)».

I supremi giudici rilevano, inoltre, la «tendenza manipolatrice» dei dati processuali da parte della stessa Conserva, e la sua partecipazione ad altri «contesti di malaffare» insieme all’Alessi. Tutti elementi che – osserva la Cassazione – non rendono credibile il tentativo dell’imputata di sostenere che lei era all’oscuro del piano del rapimento e non sapeva che all’appuntamento al bar di Casaltone ci sarebbe stato un bimbo «da trasferire nel luogo di detenzione». «Nessun criminale, neanche il più ottuso, e Alessi e Raimondi non lo sono - conclude la Suprema Corte annegando la linea difensiva della 'carceriera' – affiderebbe a un estraneo inconsapevole, che potrebbe avere reazioni imprevedibili e incontrollabili, un momento così delicato della complessiva azione».