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Strajè-Stranieri

Halla, soprano islandese "destinata" alla terra di Verdi

19 luglio 2012, 21:27

Halla, soprano islandese

Chiara Pozzati

Forgiata dai venti del Nord e da quel silenzio assordante che le ricorda casa, Halla Margret è la «Pulcinella» dell’Oltretorrente. Soprano di fama internazionale, occhi azzurri che ridono, fisico mozzafiato e lunghi capelli color miele: Halla ha avuto il coraggio di abbandonare Reykjavik, la sua Islanda, per ricominciare da zero. E non c’è nessuno tra piazzale Picelli e dintorni che non abbia parole di elogio per questa «ex» straniera che ama la bomba di riso e spesso e volentieri si lascia sfuggire qualche «noi parmigiani». Si è trasferita nella nostra città quindici anni fa e ha sposato il parmigianissimo Paolo Di Vita, con cui condivide il caffè, che si affaccia su piazzale Picelli, e l’amore per Finna, la figlia di 21 anni studentessa di ostetricia «che ci rende orgogliosi ogni giorno che passa». Parlare della vita di Halla è affar serio, perché non si sa davvero da dove cominciare. Ginnasta, cantante di musica pop («ho sfondato con una canzone che in italiano si potrebbe tradurre come ‘Tolasudolsa’», ride), diplomata prima e laureata poi in musicologia, vive la struggente mancanza della sua terra ogni giorno, «ma sento con la stessa intensità di appartenere a questa città».

La sua Parma, quella che l’ha accolta e le ha regalato Verdi, applausi, una famiglia da cartolina e un affetto gratuito.  Angelica e dal sorriso che spunta generoso, Halla non teme di raccontare la sua storia. Ha iniziato a viaggiare giovanissima, come coreografa del balletto nazionale islandese. «Ricordo ancora l’emozione – spiega con gli occhi che brillano – era uno dei più importanti festival scandinavi che ci siano». Halla non crede al caso: «E’ stato il destino a condurmi qui, la mia seconda casa».
E’ una soprano drammatica e non ha dubbi: «La musica lirica rappresenta in tutto e per tutto chi sono, perché racchiude tante forme d’arte, una disciplina ferrea, una sensibilità fuori dal comune e, naturalmente, la passione per la musica».  La sua vita? «Si gioca tra gli spartiti e il bancone». La prima volta che ha messo piede in Italia è arrivata a Marina di Massa, per incontrare due amiche che studiavano in Europa. «Siamo atterrate per Ferragosto – prosegue – senza sapere minimamente che fosse una festività. E’ stato lì che mi sono innamorata degli italiani, voi sorridete col cuore».

Ma dell’Italia Halla ha conosciuto anche le «ombre»: «Purtroppo l’ambiente dello spettacolo e, a volte, anche del teatro riserva incontri spiacevoli». Ringrazia i suoi maestri e amici parmigiani «che mi hanno aiutato a non abbandonare un mondo spesso crudele». Cita Luciano Vezzani, Eugenio Furlotti, Lucetta Bizzi con le lacrime agli occhi e ricorda quando ha fatto i conti con pregiudizi e proposte amare. Ricorda ancora i brividi che le correvano «fin sul viso» la prima volta che si è aperto il sipario del Regio.
Ama Verdi ed è riuscita a imparare il Trovatore in quindici giorni mandando avanti il bar da sola. La vedremo a settembre ne l’«Aroldo» che andrà in scena a Borgotaro o tutti i giorni in quell’Oltretorrente che chiama casa.

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