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Parma

Quartieri e Frazioni: Baganzola - Scuola sovraffollata dopo il boom edilizio

12 agosto 2012, 13:51

Quartieri e Frazioni: Baganzola - Scuola sovraffollata dopo il boom edilizio

Il paese cresce e la scuola scoppia. A Baganzola, il nuovo edificio che ospita le elementari è stato costruito per 85 bambini. Adesso ce ne sono 210. La struttura è stata realizzata nel 2000, per spostare gli alunni lontano dalla Tav. Con l’espansione urbanistica, le famiglie sono aumentate. E ora per ospitare tutti gli studenti, sono state tolte le aule laboratorio e quelle degli insegnanti, è stata ridotta anche la palestra delle elementari Campanini. Stesso discorso per la scuola media, dove la sala mensa viene utilizzata come aula e capita che i ragazzi pranzino sui banchi.
2.301 abitanti, Baganzola è anche una frazione alle prese con l’alta velocità. Ad impensierire non è il rumore dei convogli della Tav, neppure quello gli aerei che, fuori dall’abitato, «accarezzano» i tetti dei casolari e nemmeno quella dell’autostrada, che scorre accanto al cartello di ingresso del paese.
L’alta velocità che preoccupa gli abitanti è quella delle vetture che sfrecciano nel rettilineo centrale di Baganzola, è quella degli autoarticolati che le persone vedono passare sotto le finestre di casa. Basterebbero dei dossi, dicono i residenti, per evitare gli incidenti che si ripetono. Qualcuno vorrebbe gli autovelox, altri suggeriscono più controlli per fare rispettare i divieti di accesso, nelle vie laterali, a trattori e camion. Lo stesso problema riguarda anche le altre frazioni che sono sulla strada provinciale: Viarolo e Vicomero.
Baganzola dista dal centro di Parma circa cinque chilometri. Con la bici si raggiunge attraverso la pista ciclabile sull’argine del torrente che domina campi di grano e poderi. La vista è magnifica, ma in alcuni tratti, vicino a Parma, il tracciato è fin troppo verde, con carreggiata ristretta da piante infestanti. Dal lato sud, il paese confina con Tav, aeroporto e autostrada. Mentre in tutti gli altri punti cardinali si estendono ettari di terra coltivata, alberi e frumento. Il biglietto da visita è l’ex sede del quartiere, edificio storico appena ristrutturato, chiuso, in attesa di conoscere il proprio destino. Dall’altra parte della via c’è il parco delle Raganelle, inaugurato nel 2010. D’estate è completamente vuoto. «Hanno spostato la scuola elementare dalla Tav per poi farci un parco giochi per bambini» si legge sulla pagina facebook di «Questa è Baganzola», che ripercorre con affetto e ironia i simboli del paese.
Motivo d’orgoglio di questa frazione è aver avuto «la squadra di ciclismo più forte al mondo». La Salvarani, che vinse tre volte il giro d’Italia, con Vittorio Adorni nel 1965 e Felice Gimondi nel ’67 e ’69, il Tour del France, la Vuelta e il mondiale con Marino Basso. Oggi al posto della fabbrica Salvarani ci sono negozi, appartamenti e una grande piazza, quasi sempre deserta. Non mancano impianti sportivi e centri di aggregazione e volontariato. Il circolo Arci Golese, il circolo Anspi Baganzola, la casa della gioventù, l’Avis «Mario Mazzaschi», il gruppo Aido e l’associazione di promozione sociale il Filodijuta, che tesse progetti in Bangladesh.
La chiesa di San Pietro Apostolo, ferita dal terremoto, è riaperta e resiste. Il simbolo del paese è il Torrione quattrocentesco, «al toriòn», costruito dai conti Valeri. L’edificio è in buone condizioni ed è abitato, con un’antenna televisiva che punta verso il cielo, oltre le merlature ghibelline. Fra gli abitanti di questa zona c’è il cantante di una delle band musicali italiane, più famose: Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro. Vive in una casa colonica, nella strada che porta a Viarolo. Dalla parte opposta, oltre il torrente, c’è una piccola frazione gemella di Baganzola: Baganzolino. Vicina alla città ma «nascosta»: infatti si raggiunge attraverso un tragitto ad una sola corsia, che sale e scende sull’argine, oppure attraverso una strada sterrata da Moletolo. Il punto di riferimento di Baganzolino è la chiesa Natività di Maria vergine. Mentre colpiscono le case all’interno dell’argine, soggette a rischio inondazioni. Sono disabitate, alcune sono diventate piccole discariche a cielo aperto. Chi ci viveva si è spostato lo scorso anno, sfruttando un contributo economico della Regione Emilia-Romagna. Gli abitanti della frazione chiedono che siano demolite, prima che diventino rifugi per senzatetto.