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Arte-Cultura

Solitudine e abisso della passione

20 ottobre 2012, 19:29

Solitudine e abisso della passione

di Anna Folli

Poteva trattarsi di una scaltra operazione commerciale per sfruttare il cognome dell’autrice che, dai tempi di «Love Story», è universalmente noto. E invece Francesca Segal, figlia di Erich, il professore di letteratura greca e latina che negli anni Settanta diventò un caso editoriale da milioni di copie, nel suo romanzo d’esordio dimostra di essere una vera scrittrice. Basta leggere poche pagine per capire che «La cugina americana» è un bellissimo libro, ben scritto, intenso e appassionato ma mai sdolcinato. Il soggetto non è originale: il romanzo di Francesca Segal è infatti dichiaratamente ispirato a un capolavoro della letteratura americana: «L’età dell’innocenza» di Edith Wharton. Ma la storia, invece di essere ambientata nella upper class newyorkese del 1870, si svolge oltre un secolo dopo a Londra, in un quartiere residenziale in cui vive la buona borghesia ebraica. La vicenda è invece la stessa: Adam Newman, il protagonista maschile, è un giovane avvocato innamorato della dolce Rachel che frequenta da quando sono bambini. Ma a pochi mesi dal matrimonio nelle loro vite entra la cugina di Rachel, Ellie, fragile, tormentata e bellissima. Ellie ha perso la madre in un attentato terroristico a Gerusalemme e, abbandonata a sé stessa dal padre, ha condotto una vita sbandata a New York. Arriva a Londra, dove vive quello che resta della sua famiglia, dopo essere stata scacciata dall’Università per aver partecipato a un film porno. La profonda somiglianza di Ellie con la Madame Olenska della Wharton è certamente voluta: identica la loro solitudine, il desiderio di venire accettate dalla famiglia ma l’incapacità di piegare il capo per entrare in un mondo di regole e obblighi sociali che Ellie, come già Ellen Olenska, non riconosce come propri. Dal desiderio di colmare quella solitudine e dal bisogno di proteggerla anche contro sé stessa, nasce l’amore di Adam che suo malgrado viene travolto dalla passione. D’improvviso la serena pacatezza di Rachel gli sembra esprimere una visione limitata della vita e tutta la sua esistenza con lei gli appare come un percorso obbligato in cui non c’è spazio per le emozioni. Ma se il ritratto psicologico dei tre protagonisti deve moltissimo alla Wharton, molto diverso è il contesto sociale in cui «La cugina americana» si svolge. Il mondo in cui si muovono i protagonisti è altrettanto claustrofobico di quello che faceva da sfondo a «L’età dell’innocenza», ma non altrettanto spietato. La società ebraica ritratta dalla Segal con affettuosa ironia è nutrita da una genuina solidarietà e da principi fondamentali che mantengono il loro valore anche nel Ventesimo secolo. «Non c’era evento della vita – matrimonio, nascita, perdita – che si dovesse affrontare da soli – scrive l’autrice - Avevi sempre intorno venticinque persone pronte a dare una mano. L’altra faccia dell’invadenza era il sostegno». Paladino dei principi espressi da questa comunità, è Lawrence, il padre di Rachel. Quest’uomo leale e generoso che ha accolto Adam nel suo affermato studio legale, ha in qualche misura colmato il vuoto provocato in lui dalla morte precoce del padre. Lasciare Rachel significa deluderlo e spezzare il magico cerchio di amore e protezione che gli aveva creato intorno. E questo avrà un peso importante nella scelta finale di Adam. 
La cugina americanaBollati Boringhieri, pag.  336, 17,50