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Quartieri-Frazioni

"I nostri borghi": via Albertelli strada degradata

31 dicembre 2012, 00:33

«Un punto nero della città, che è stato abbandonato da tempo al suo destino». Così Fabrizio Pallini, presidente dell'associazione «I nostri borghi», definisce la situazione di via Albertelli e della zona limitrofa. Lo fa all'indomani dell'ennesimo episodio di violenza e di degrado che ha avuto per teatro proprio quei borghi, con l'accoltellamento - la vigilia di Natale proprio in via Albertelli - di un cittadino tunisino, poi abbandonato ferito sul marciapiede: un episodio per il quale sono stati denunciati tre suoi connazionali e sul quale indagano gli uomini della squadra mobile della questura.
«Via Albertelli - osserva Pallini - è una via del quartiere del centro città dove Parma appare sbiadita, un nome quasi dimenticato, quasi perduto». L'analisi dell'ex delegato del sindaco alla Salute si concentra in particolare sul cambiamento della fisionomia commerciale della strada. «Qui alcuni locali hanno fatto sì che altri se ne andassero - lamenta ancora il presidente de “I nostri borghi” -, la loro presenza ha significato la presa di possesso di una intera strada, per imporre ritmi di vita e abitudini che non sono delle nostre latitudini».
E aggiunge: «Così la spirale di violenza che la vigilia di Natale ha fatto capolino ancora una volta in quel borgo ha riportato la realtà dei fatti, la cruda quotidianità di un punto nero della città, che è stato abbandonato da tempo al suo destino. Pochi metri di strada dove si sono spente negli anni le ultime vetrine, per non riaprire se non con particolari ben definiti e molto lontani dalle insegne tradizionali. Resistono ancora poche coraggiose attività, che hanno le entrate principali su arterie più importanti».
Secondo Pallini, in quella zona «il rischio ghetto è altissimo». Ma anche la presenza delle forze dell'ordine lascia secondo lui molto a desiderare: «La prevenzione e il controllo puntuale del territorio sono insufficienti». L'integrazione? Sarebbe forse possibile, annota, ma «solo dove nuove attività si affiancano a quelle storiche senza causare sconvolgimenti e rivoluzioni, senza modificare consuetudini e presenze, ma una quieta vicinanza. Buone abitudini che sembrano non esistere in questo lembo di città, più volte teatro di episodi gravi di violenza, di criminalità, di prepotenza».
Per questi motivi l'associazione «I nostri borghi», afferma Pallini, «richiama ancora una volta le forze dell'ordine a essere più presenti, a osservare maggiormente questi angoli di Parma che rischiano di imboccare una strada di violenza senza alcun ritorno, richiedendo una prevenzione ultimamente troppe volte dimenticata». E conclude: «Tutto ciò non porta vantaggio a nessuno, nemmeno a chi cerca nel nostro Paese un riscatto e una nuova ripartenza, che senza rispetto di regole e abitudini locali rischia di trasformarsi in una lotta per la sopravvivenza».

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