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Spettacoli

Einaudi al Regio: la voce narrante è il suo pianoforte

12 febbraio 2013, 00:36

Einaudi al Regio: la voce narrante è il suo pianoforte

Claudia Cattani
È il battito di un cuore che palpita, che crescendo si trasforma prima in ritmo, poi in musica: si scompone e si alleggerisce, evapora, si trasforma in una pioggia sottile, avvolge come nebbia, per poi tornare a crescere animato da una spinta primordiale.
Un continuo rimando di sensazioni, tra salite e rincorse, sospensioni e carezze, è stato l’intenso concerto di Ludovico Einaudi al Teatro Regio, tappa di un tour europeo con il quale il pianista e compositore torinese presenta dal vivo il suo ultimo album «In a Time Lapse», accompagnato da un ensemble di undici giovani musicisti animati da un vivo entusiasmo palpabile nell’aria.
Da vero fuoriclasse della musica, che si è già meritato decenni di carriera e riconoscimenti internazionali, Einaudi ha intrecciato i fili della memoria e dell’emozione, trasformando il suo pianoforte in una voce narrante capace di essere al tempo stesso protagonista e voce fuori campo di un unico, infinito, racconto evocativo. Mescolando il ritmo al silenzio senza soluzione di continuità, la scrittura musicale di Einaudi ha toccato le corde più intime dell’ascoltatore e ha esaltato, dal vivo, la natura multiforme della musica attraverso lo «scorrere del tempo», facendone una cifra stilistica ed emotiva di resa immediata.
 Chi ne avesse ascoltato l’anteprima, «live from home» per solo pianoforte pubblicata in rete il 19 gennaio scorso, forse non si aspettava quel grado di intensità e dinamismo che ha regalato al pubblico del Regio, ma è stato anche grazie a questa piccola rivoluzione ritmica che Einaudi è riuscito ad ammaliare una platea folta ed entusiasta, la quale non ha fatto mancare applausi ad ogni pausa e una sentita standing ovation finale. Guida e interprete di una storia a più voci, il pianoforte di Einaudi si è intrecciato a chitarre e violini, unendo sul palco anche sperimentazioni elettroniche e percussioni di sapore folk, e diventando il perno di una lingua musicale perfettamente orchestrata che ha saputo giocare, trasformarsi, stupire.
 Dalla platea al loggione, il Regio pieno di giovani e giovanissimi è stato conquistato da una musica arrivata direttamente al cuore oltrepassando le barriere del repertorio, delle classificazioni di genere e dei confini culturali, traendo ispirazione tanto dalla new age come dai ritmi tribali e dalla musica classica. Accompagnato da una splendida regia di luci, delicato nel muoversi e nel parlare, Einaudi ha ringraziato Parma e annunciato il suo tour europeo. Non ha fatto mancare brani del suo repertorio più noto e ha regalato dalla prima all’ultima nota uno spettacolo fatto di cuore e di tecnica, salutando, prima dell’assolo di chiusura, con un finale imprevedibile e irresistibilmente ritmato che i presenti non dimenticheranno.
Parma ha dimostrato di amare un musicista puro, che non sa fare il divo ma che riesce ad essere un interprete sincero della dimensione emotiva contemporanea.

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