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Storie di calcio - Di Chiara, il terzino che dribblava i portieri Ma quanto era forte quel piccolo grande Parma...?

20 febbraio 2013, 19:41

Storie di calcio - Di Chiara, il terzino che dribblava i portieri Ma quanto era forte quel piccolo grande Parma...?

Gabriele Balestrazzi

La differenza, a voler semplificare, sta nei due filmati visti a distanza di pochi minuti.

Da una parte, nelle immagini di venerdì scorso a San Siro, Paletta bravo e caparbio nell'intercettare un pallone al limite dell'area milanista ma poi senza la giusta freddezza, fino ad anticipare in modo un po' strozzato e fuori bersaglio la conclusione di destro, graziando Abbiati. Dall'altra, nell'amarcord anni '90, un taglio in area da centravanti zemaniano e un movimento puntuale sul lancio da centrocampo: e poi, una volta davanti al portiere, vedi quel difensore che, anzichè chiudere gli occhi e scagliare il classico "tiro da terzino", manda a terra il portiere avversario con una finta, lo evita allargandosi e conclude in gol a porta vuota come il più esperto e tecnico degli attaccanti.  E ancora, poco dopo in un altro filmato, riecco lo stesso "terzino" davanti al portiere, con la stessa freddezza questa volta tradotta in un tocco d'esterno (ovviamente sinistro) che manda la palla all'angolino.

Al di là del sempre efficace effetto nostalgia, la puntata di Bar sport che ha avuto ospite Alberto Di Chiara mi ha rafforzato un interrogativo che vorrei ora girare ai lettori. Quel Parma, con le sue Coppe e le sue tante imprese, per noi tifosi gialloblù (tanto più se abbastanza "grigi" da poter ricordare gli anni difficili vissuti fra serie D, C e B), è soprattutto il Parma dei sogni, che associamo alle nostre emozioni di tifosi di provincia improvvisamente catapultati ai livelli più alto del calcio nazionale.

Ma forse adesso è arrivato il momento giusto, nell'anno del centenario crociato che segna anche quello del ventennale di Wembley, per una rilettura di quel periodo meno "provinciale" e non solo sul filo delle emozioni. Quel Parma, genialmente assemblato da Nevio Scala, è infatti qualcosa di mai più ripetuto, nelle evoluzioni tattiche che hanno segnato gli ultimi 20-30 anni di calcio. Un arco che va da due estremi quasi perfetti: il Milan di Sacchi e il Barcellona di Guardiola, e passa per la Juve di Lippi e l'Inter di Mourinho. Una storia fatta di innovazioni tattiche e agonistiche che hanno lasciato il segno: e in questa storia, il 5-3-2 parmigiano occupa un capitolo importante ed originalissimo.

Proprio partendo dall'anomalia di Di Chiara (un terzino nato attaccante, e quindi capace di azioni come quelle descritte), veniva da ricordare che in quel Parma forse il solo Apolloni e l'inarrestabile Benarrivo avevano piedi "rigidi". Gli altri nove erano in grado di costruire e perfino finalizzare: dai "difensori" Minotti e Grun (che intelligenza calcistica il belga....) allo stesso Taffarel, per non parlare del suo vice Ballotta capace di improvvisarsi assist man nel celebre gol a due di Asprilla contro la Sampdoria. La stessa filosofia che, qualche anno dopo, avrebbe indotto Scala a cercare di reinventare come centrocampista Thomas Brolin, prima che l'infortunio dello svedese tarpasse le ali a quell'esperimento così promettente, e in anticipo di qualche anno sull'arretramento a playmaker di Pirlo (o di Valdes, per restare a Parma).

Un Parma dai meccanismi quasi perfetti (Di Chiara ha ricordato che quando avanzava era Cuoghi a coprirlo: tranne che nella magica sera di Wembley, quando "Bombardino" volle e trovò la gioia personale del gol). Un Parma che faceva avanzare il pallone anche attraverso retropassaggi, e che in questo - in qualche modo - può essere ritenuto un'anticipazione del micidiale possesso di palla del Barcellona di oggi.  Stiamo esagerando? Allora provate a riguardare il gol che decise la prima Coppa Italia vinta dal Parma contro la Juve al Tardini: quattro, cinque tocchi per far girar palla senza che gli avversari riescano ad intervenire. Fino al geniale tocco di prima di Stefano Cuoghi che libera davanti al portiere il "sindaco" Osio, puntualissimo ad inserirsi e freddo nel mettere dentro il pallone del primo trofeo.

Sì, nell' anno del centenario forse sarà giusto anche dare a quel Parma il posto che merita, non solo nella nostra memoria di tifosi ma anche negli annali del gioco più bello del mondo......

La puntata di Bar sport con ospite Alberto Di Chiara