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Arte-Cultura

"Il sole e la neve", gli attori rileggono i dodici mesi

02 marzo 2013, 18:10

Margherita Portelli
 Parola agli attori e voce alle pagine. Per raccontare un libro, che in fondo si compone proprio di parole, una volta tanto si è deciso di mettere autori e relatori momentaneamente da parte, per dare maggiore spazio alla lettura del libro stesso.
E «Il sole e la neve», il volume scritto da Luigi Alfieri e illustrato da Enrico Robusti che è stato presentato ieri pomeriggio alla libreria Mondadori del centro commerciale Euro Torri, si è prestato benissimo a questo insolito capovolgimento di ruoli. Ad accennare con un’interpretazione magistrale alcuni dei 142 «coriandoli» che compongono il libro, Mirella Cenni e Paolo Briganti, di Argante Studio.
 Tanti brevi racconti che ripercorrono quattordici anni di vita (e ricordi) dell’autore, incastonati alla perfezione nei dodici mesi dell’anno, delineano un’infanzia «privilegiata» - come la descrive lo stesso Alfieri - nel Parmense degli anni Sessanta. Ed ecco che per una mezzora sembra di fare un salto indietro nel tempo. Dalla fine della scuola alle feste comandate, passando per le sagre di paese e le rare gite in città.
 I personaggi e le storie sono quelli di un mondo ormai lontano: amaro amarcord di un’assenza che pesa. Si respira un’aria di ieri, sfogliando il libro edito da «Fermoeditore», che sembra un gioiellino di arte e parole stampate su carta paglia (quella che si usava un tempo per impacchettare salumi e formaggi) e rilegate con lo spago. «Uno dei passi che mi piace di più - confessa Alfieri chiacchierando con il pubblico al termine della lettura -, è quello del bambino che, guardando il cielo stellato in una notte d’estate, s’interroga sull’infinito. Facendosi poi quelle stesse domande a cui l’adulto non ha ancora trovato risposta». Come i film più belli, che - per lo stesso scrittore - sono quelli che non sve-
lano la fine, così i ricordi. Enrico Robusti ha illustrato il libro
con dodici tavole che rappresentano i dodici mesi dell’anno. «Carboncino che si muove in piena libertà, su di una carta umile in origine, che però viene resa nobile dalla rilegatura -
precisa l’artista -. Un segno distintivo, che rispecchia in un qualche modo la mia anima, e che racconta una fanciullezza lontana».
A introdurre autore e illustratore, nel primo incontro della rassegna «Metti il venerdì da Mondadori», era presente anche l’editore Fermo Tanzi, che insieme a tutto il resto del pubblico ha partecipato, al termine della presentazione, a una piacevole conversazione su arte e scrittura.