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Spettacoli

"Va, pensiero": un coro tra storia e mito

02 marzo 2013, 12:23

Giuseppe Martini

Si potrebbe dire: la difficoltà di pensare con tranquillità «Nabucco». È il destino di un’opera che si porta dentro un coro talmente ingombrante per notorietà e significati, da sfocare completamente il giudizio sull’intera partitura.
Chiedersi da dove nasca questo fardello che si chiama «Va, pensiero» significa andare a mettere il naso nella zona d’attrito fra storia e mito, ed è quello che ha fatto Renato Di Benedetto nell’incontro «Nabucco tra il mito e la realtà storica»  in una gremita sala del foyer del Teatro Regio di Parma (dove lunedì sera debutterà appunto Nabucco all'interno della Stagione Lirica 2013) organizzato dalla Società Dante Alighieri di Parma, in collaborazione con Forum Cultura, nell’ambito delle attività di promozione del programma lirico del Regio in questo primo scorcio di bicentenario verdiano.

La linea tracciata da Di Benedetto è proprio quella, scottante, che si adagia fra l’appartenenza di «Nabucco» alla temperie culturale del primo Risorgimento italiano e la sua assunzione a opera risorgimentale, due aspetti che si differenziano proprio sul piano degli intenti. E l’intento di Verdi non fu quello di scrivere un'opera né un coro risorgimentale, e del resto la dedizione del «contadino delle Roncole» alla causa risorgimentale fu in gran parte privata e non musicale; ma se il destino di «Va, pensiero» ha intrapreso un percorso differente dalla volontà per cui fu scritto, la causa è da additarsi al ripiegamento nostalgico dell’Italia postunitaria, delusa da inedite difficoltà sociali e desiderosa di ricostruire un proprio mito risorgimentale. È la tesi introdotta a suo tempo dallo studioso inglese Roger Parker, che Di Benedetto ha discusso attraverso addentellati che fanno capo alla prima letteratura del mito verdiano (i libri di Lessona e Pougin), alla struttura musicale del celebre coro (non «sigla risorgimentale» autonoma ma pezzo unito alla profezia di Zaccaria con fini drammaturgici), allo spirito invocato da Mazzini nella musica verdiana e alla letteratura pedagogica della Nuova Italia. Con una morale implicita: non si comprende «Nabucco» e il suo coro se non separandone storia e mito senza mai spezzarne la loro ineluttabile unità.

  VIDEO - Come nasce un Va, pensiero