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Spettacoli

Film recensioni - Educazione siberiana

02 marzo 2013, 21:04

Film recensioni - Educazione siberiana

Filiberto Molossi

E' stato un cecchino dell’esercito russo nella sporca guerra di Cecenia, poi un maestro tatuatore di vite da leggere sulla pelle, infine uno scrittore di successo: è un russo (anzi, un transnistriano...) che voleva essere italiano (o che forse ci si è ritrovato per caso a diventarlo), che ha imparato a vivere in un carcere e ora usa con disinvoltura Twitter ma ancora (si dice) gira armato. Lo ha scritto un uomo che sembra un romanzo il libro da cui Gabriele Salvatores ha tratto, con coraggio perché no, il suo ultimo film, «Educazione siberiana»: dimostrando un respiro internazionale che in questo Paese oltre a lui hanno pochissimi, senza però riuscire a riprodurre d’altra parte il passo da liturgia laica né la severità curiosa del best seller di Nicolai Lilin, rendendone anzi inoffensiva l’accesa singolarità, fatta di dettagli evocativi, di codici morali, di storie che, non appena sussurrate, diventano leggende. Ruvido ritratto di una comunità di onesti criminali nell’Urss del prima e dopo muro (quando l’orso sovietico si sbriciola e in città arrivano i panini con dentro l’hamburger...), tra lezioni di vita e di violenza nell’odio dell’autorità precostituita ma soprattutto nel rispetto di regole non scritte dove rubare (a volte) è permesso, i soldi sono troppo sporchi per essere tenuti in casa, la dignità è un valore inalienabile e ogni tatuaggio racconta la storia di chi lo porta, «Educazione siberiana» è un film più affascinante che appassionante che corre su più piani temporali (in un’alternanza non sempre efficace), nella speranza che per una volta la giustizia dell’uomo coincida con quella di Dio. Il riferimento, altissimo (anzi, irraggiungibile) e evidente, della rilettura di Rulli e Petraglia (che firmano la sceneggiatura insieme al regista di «Mediterraneo») è «C'era una volta in America» ben più di «Romanzo criminale»: ma tra Bowie, Majakovskij e un mix funzionale di interpreti famosi (Malkovich su tutti) e inediti, Salvatores, che tocca anche corde giuste, si perde in qualche ralenti di troppo, nel ricamo di certe inquadrature, nel suggerire là dove dovrebbe invece distogliere, confondere. Ne esce un film di formazione che pecca di scarsa ambiguità, immediatamente (o quasi) rivelato, aspro e segnato ma mai veramente scavato fino alla carne viva: un percorso esistenziale in cui il regista sceglie di essere lupo ma solo per poi lasciarsi addomesticare.
Giudizio: 2/5
 
SCHEDA
REGIA:  GABRIELE SALVATORES
SCENEGGIATURA:  GABRIELE SALVATORES, STEFANO RULLI, SANDRO PETRAGLIA dall'omonimo romanzo di NICOLAI LILIN
FOTOGRAFIA: ITALO PETRICCIONE
MUSICHE: MAURO PAGANI
INTERPRETI:  ARNAS FEDARAVICIUS, VILIUS TUMALAVICIUS, JOHN MALKOVICH, PETER STORMARE, ELEANOR TOMLINSON
GENERE:  DRAMMATICO
Italia 2013, colore, 1 h e 50’
DOVE:  D’AZEGLIO, THE SPACE BARILLA CENTER e PARMA CAMPUS