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Arte-Cultura

Loredana Villani e il lato oscuro della nostra anima

02 marzo 2013, 18:09

Loredana Villani e il lato oscuro della nostra anima

Andrea Del Bue
Non poteva che presentarsi con un paio di scarpe rosse ai piedi la poetessa parmigiana Loredana Villani, alla presentazione della raccolta di sue poesie, alla sala da the «Des Arts», martedì sera. «Volevo le scarpe rosse» s’intitola il volume (Azzali Editori, 98 pagine, prefazione di Isa Guastalla): è un capriccio d’infanzia, è una metafora dell’oggi. E’ il metro dell’evasione, ieri offerta da una vetrina di tacchi a spillo, oggi da una «testa che pensa, vaga, vola – spiega la poetessa - anche mentre faccio le cose più semplici della quotidianità. Per un viaggio interiore in un’altra me».
La poetica della Villani è nell’analisi del professor Girolamo de Liguori, che ha presentato la pubblicazione; il punto di partenza sono i versi iniziali di «Io sono quella», letti e interpretati dall’attrice Franca Tragni: «Sono quella che scrive in cucina/peso i sentimenti con una/bilancia da zucchero, a/fuoco lento cucino le parole/in un pigro bagnomaria». Cenni autobiografici, ma soprattutto puntini di sospensione che il lettore può riempire col proprio universo. «C’è bollire di realtà in queste poesie, al di là del bene e del male, oltre le convenzioni che si stendono come una lava sul nostro esistere». Si abbattono i muri dell’indifferenza, si infrangono le onde della prassi, si aprono orizzonti imprevedibili. Ognuno volge lo sguardo al suo mondo. Per cristallizzare pensieri e suggestioni, ogni pagina di sinistra del libro è lasciata bianca: «E’ un libro che nasce per essere portato sempre con sé – spiega la poetessa -; in quegli spazi si può appuntare qualsiasi cosa: una frase, un pensiero, un disegno, una ricetta».