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Parma

VistodaParma - Dopo il voto choc qui che succederà?

02 marzo 2013, 22:08

Pino Agnetti

Grillo primo partito alla Camera. Il Paese ingovernabile. Un panorama sociale ed economico se non da incubo, quasi. Lasciamo stare cosa dicono (e diranno) di noi all’estero, anche se ciò avrà comunque una influenza enorme sul nostro futuro. E occupiamoci di cose che ci riguardano più da vicino. D’altra parte, mica siamo su Marte. Siamo il primo capoluogo di provincia amministrato dai 5 Stelle. Infatti, tutti a chiedere a Pizzarotti e ai suoi cosa farebbero con Bersani. Bella domanda. Le risposte in parte sono già arrivate, anche se francamente un po’ troppo in “politichese”. Ma è normale. Mica quando si è al governo, o si hanno i numeri per andarci, ce la si può sempre cavare con un bel “vaffa”. Ma non è questo il punto. Il punto, almeno per chi abita e ama questa città, è tutto in un’altra domanda che finora nessuno si è sentito di porre in maniera esplicita e diretta: e a Parma adesso che succede? Si va avanti con il solito tran tran? Con una maggioranza schiacciante in Consiglio comunale e che pertanto - più che legittimamente s’intende - può continuare a fare il bello e il cattivo tempo? Con qualche piccata tiratina d’orecchie alla solita stampa e ai soliti rompiscatole “ammalati di pregiudizio”? E l’inceneritore che apre fra meno di un mese? E il problema delle rette dei nidi e delle materne su cui a questo punto nessuno - non importa se pro o contro il “quoziente Parma” - capisce più niente? E il futuro del Regio? E l’emergenza povertà che batte sempre più forte anche alle nostre porte? E i dipendenti comunali in subbuglio? E la moria inarrestabile dei negozi del centro? E i bollettini di guerra (3.000 posti di lavoro persi in tutta la provincia solo nell’ultimo anno) che si levano ormai quotidiani pure dalle aziende medie e piccole del Ducato? E il capitolo sicurezza? E il rischio crescente – altro tema di cui sarebbe il caso si cominciasse a parlare apertamente – di infiltrazioni mafiose? E il debito pazzesco (ereditato dal passato vabbé, però non è che a forza di ripetercelo intanto diminuisce) dello stesso Comune e delle sue partecipate? Insomma, che si fa? Si procede a colpi di autosufficienza spinta in un tempo in cui autosufficiente non lo è e non tornerà a esserlo mai più nessuno? Nemmeno Obama e la Cina, oppure Berlino, Parigi e Londra? O ci mettiamo tutti nelle mani di “San scec”?
Ieri la “Gazzetta” ha riportato una dichiarazione di Federico Pizzarotti a Radio 24 riferita al rebus pressoché inestricabile del dopo elezioni: “Il nuovo governo possono farlo partire anche gli altri”. Ma a ormai dieci mesi dal voto che lo ha incoronato sindaco, molti dubitano che il “nuovo governo” di cui tanto aveva bisogno Parma sia in effetti mai partito (per carità, con quella specie di scalata dell’Everest senza bombole che la nuova giunta ha trovato ad accoglierla i miracoli non li avrebbe potuti fare nessuno). D’altra parte, a Parma i 5 stelle sono sì cresciuti. Ma, singolarmente, meno che altrove (41° posto in Italia). E comunque perdendo qualcosa come 21.000 voti rispetto a quelli con cui Pizzarotti sconfisse Bernazzoli nel ballottaggio del maggio 2012 (allora Pizzarotti venne eletto con 51.235 voti, mentre i parmigiani che hanno appena votato 5 Stelle alla Camera sono stati 30.217).
Concludendo, questo Paese ha certamente bisogno di tutto tranne che di pasticci e inciuci vari. Però, deve e vuole essere governato. Idem, a Parma. Per cui, e la domanda riguarda in realtà tutti coloro che hanno davvero a cuore il bene della città, torniamo a chiedere: dopo il “terremoto”, a Parma che succede?