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Spettacoli

Addio a Trovajoli, musica come poesia tra il cinema e il jazz

03 marzo 2013, 21:40

Addio a Trovajoli, musica come poesia tra il cinema e il jazz

Silvia Lambertucci

Niente funerale, nessuna celebrazione, solo un necrologio dettato dalla moglie Maria Paola a qualche giorno dalla morte. Se n'è andato in punta di piedi il grande Armando Trovajoli, schivo come era stato per tutta la sua lunga vita e la sua incredibile carriera, che pure ha segnato il cinema italiano del Novecento, e gli anni d’oro del varietà, con successi indimenticabili come «Roma nun fa' la stupida stasera».
 «Ho rispettato fino all’ultimo le sue volontà - ha spiegato ieri la vedova - lui non amava nemmeno gli applausi». La sua idiosincrasia per le celebrazioni, del resto, era proverbiale. Come l’umiltà di un uomo che aveva suonato con tutti i grandi del jazz e composto più di 300 colonne sonore e che pure insisteva nel definirsi «un modesto artigiano». «Ho avuto la fortuna di suonare e conoscere grandissimi come Duke Ellington, Miles Davis, Louis Armstrong, ma io in confronto a questi qui sono un poveraccio», arrivò a dire qualche anno fa in una serata organizzata in suo onore all’Auditorium. Ad applaudirlo c'erano gli amici di sempre, Ettore Scola, Pippo Baudo, Renzo Arbore, Enrico Montesano, Carlo Giuffrè, Gigi Magni, la vedova di Nino Manfredi Erminia.
Compagni di strada e superstiti di un secolo attraversato in pieno dalla lunghissima stagione di Trovajoli, che era nato a Roma nel 1917 e che dopo il diploma al Conservatorio - avviato agli studi dal papà violinista - aveva cominciato giovanissimo a lavorare come pianista. Dopo la parentesi della guerra il primo amore è per il jazz («è come una bella donna - diceva - lo incontri una volta e non vuoi più lasciarlo») che portò anche in radio, rivoluzionando i programmi Rai degli anni Cinquanta. Presto però arrivano cinema e teatro, le collaborazioni con De Sica, Magni, Monicelli, Scola, Risi, Pietrangeli, Lattuada. Dalla «Ciociara» a «Profumo di donna», da «Matrimonio all’italiana» a «C'eravamo tanto amati», da «Il Vedovo» a «Riusciranno i nostri eroi», in pratica è sua tutta la musica della commedia all’italiana.
Non meno importante, del resto, il lavoro per il teatro con la lunga stagione di successi condivisa con la storica coppia del Sistina, Garinei e Giovannini, dal «Rugantino» - che nel '64 fu applaudito anche Broadway - ad «Aggiungi un posto a tavola» o «Ciao Rudy», con un indimenticabile Marcello Mastroianni nei panni di Rodolfo Valentino.
Poi le canzoni. Musicista appassionato ed eclettico, Trovajoli era capace di passare senza problemi dal repertorio classico alla musica leggera. E tanti sono i titoli che hanno segnato un’epoca della storia italiana, da «Roma nun fa' la stupida stasera» a «Ma che m'hai imparato a fà», portata al successo da Sophia Loren, «Ciumachella dè Trastevere» per Lando Fiorini, fino alla collaborazione nel 2010 con Renato Zero. Una vita di successi in cui anche i premi non sono mancati, tra cui il David alla carriera nel 2007.
«In vita mia non avrei potuto fare altro che suonare - confessava due anni fa in un’intervista all’Ansa -. Ma la musica è una gran puttana, perchè improvvisamente ti mette le corna e ti ritrovi con il pentagramma vuoto e il produttore che vuole il lavoro il giorno dopo. Poi, mentre stai dormendo, ecco che te la ritrovi accanto». Se gli si chiedeva quale lavoro amasse di più, faticava a rispondere: «si direbbe Rugantino, ma non so se è stato un premio o una condanna. Io amo Ciao Rudy, forse per la follia geniale di Mastroianni». E sì che farlo cantare non fu facile, raccontava: «A Broadway gli attori sembrano tutti la Streisand. Ma in Italia sono stati il mio tormento, da Manfredi a Paolo Panelli. Giusto Dorelli s'è salvato».
Gli amici di una vita, da Baudo a Proietti, da Montesano a Dorelli e Arbore, ora lo piangono. Non solo per la grandezza professionale: «nel privato era un uomo molto divertente», confida Dorelli, «anche quando si arrabbiava i suoi erano vaffa d’amore». Per Sabrina Ferilli, per tanti anni protagonista del suo Rugantino, «coscienza e anima della Roma più bella».

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