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Parma

Skouris: "La crisi? Una sfida da vincere insieme"

03 marzo 2013, 22:24

Skouris:

Margherita Portelli

Europa e crisi. Per lacerare questo disgraziato binomio, secondo Vassilios Skouris, bisogna rifarsi a «soluzioni politiche audaci». Ieri, a Parma, per prendere parte all’inaugurazione dell’anno accademico 2012/2013 del diploma e master universitario in alti studi europei della Fondazione Collegio europeo, il presidente della Corte di giustizia dell’Ue ha parlato di «determinazione e coraggio». Sulla situazione di instabilità politica italiana, invece, ha preferito non esprimersi in termini di «preoccupazione», quanto piuttosto di «attenzione» da parte di Bruxelles.
Presidente, su quali fronti si è mossa e si sta muovendo l’Unione europea per affrontare la crisi dell’Eurozona?
Data la forte crisi economica che noi tutti conosciamo, sono state adottate diverse misure legislative, di cui però è difficile prevedere l’esito con precisione, ma è evidente che gli accordi raggiunti dagli Stati membri abbiano dimostrato la ferma volontà di combattere insieme la crisi. Io vengo dal Paese che più di ogni altro è afflitto da questa difficile situazione, la Grecia, e la mia idea è che dopo un iniziale momento di stupore degli Stati membri per la portata enorme di questa crisi, attualmente si sia arrivati a una determinazione condivisa sulle azioni da intraprendere per affrontarla. Le soluzioni si possono trovare solo all’interno dell’Unione.
Quanto può influire su tutto questo una corretta amministrazione della giustizia?
Credo che nel quadro delle misure che occorre adottare, il ruolo del diritto sia secondario e si rendano sempre più necessarie, invece, soluzioni politiche coraggiose: il ruolo del potere giudiziario è far rispettare le norme. Sperare che la giustizia possa intervenire per colmare una lacuna politica sarebbe pretendere troppo.
Parliamo dell’Italia. Qual è il livello di conformità della giustizia italiana con il diritto comunitario?
Nell’ambito della cooperazione delle giurisdizioni nazionali, credo che i rapporti esistenti con l’Italia siano assolutamente buoni. Questo Paese ha sempre ben elaborato l’applicazione del diritto dell’Unione nel proprio sistema giuridico. Personalmente, e me ne rallegro molto, ho degli ottimi rapporti con tutti i miei colleghi italiani.
Berlusconi ha definito la magistratura del nostro Paese un «cancro».
Non posso commentare se non dicendo che il potere giudiziario dovrebbe essere sempre rispettato e messo nelle condizioni di esercitare sempre le proprie competenze, perché svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo di un paese. Nel contesto delle economie moderne, che sono caratterizzate dalla separazione dei poteri, il potere giudiziario svolge un ruolo molto importante, soprattutto nella difesa dello stato di diritto.
Un problema enorme, nel nostro Paese, è quello del sovraffollamento delle carceri.
Purtroppo questo problema affligge tanti altri Stati europei, e credo che, ancora una volta, stia alle istanze politiche responsabili trovare le soluzioni adeguate.
 In questi giorni, dopo l’esito delle consultazioni elettorali, si parla parecchio di ingovernabilità, in Italia. Questo preoccupa l’Europa?
Non posso parlare a nome di tutta l’Europa, ma è normale che l’esito delle elezioni e gli sviluppi politici di tutti i  Paesi membri abbiano la loro influenza e siano seguiti molto da vicino dall’Unione europea. Tuttavia, non parlerei di preoccupazione.
Tirando le somme, ci sono quindi ragioni per essere ottimisti?
È ovvio che la crisi finanziaria presenti una serie di sfide all’Ue. Sfide che, ripeto, sono sostanzialmente politiche: ma non ho ragioni per non essere ottimista. Già in passato l’Europa ha trovato i mezzi per uscire da crisi anche peggiori.

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