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Provincia-Emilia

Museo Guatelli, omaggio a Renzo Capra

05 marzo 2013, 21:08

Museo Guatelli, omaggio a Renzo Capra

Gian Carlo Zanacca
Mille e cinquecento etichette di jeans suddivise in 11 pannelli: con la mostra «Inediti paesaggi» il museo «Guatelli» di Ozzano Taro,  ha riaperto al pubblico dopo la pausa invernale.
Gli «Inediti paesaggi», a cui fa riferimento il titolo della mostra, non sono tanto quelli che si possono osservare dalle finestre del podere Bellafoglia, quanto quelli più raffinati legati agli oggetti che popolano il «bosco delle cose».
Un percorso, quello del museo, incentrato sugli oggetti parlanti, come ha ricordato il direttore Mario Turci. E le migliaia di etichette ne sono un esempio: furono incollate una ad una da Renzo Capra, amico di Ettore, prima della sua scomparsa, lo scorso marzo.
Oltre ai rottami ed alle cose vecchie Renzo Capra raccoglieva anche vecchi indumenti. I jeans dovevano essere consegnati alle ditte che li lavoravano senza le etichette, per questo decise di ritagliarle e incollarle. Era un uomo semplice, che nella sua Fontanelle ha esercitato per decenni il mestiere del raccoglitore o, come si diceva allora, del rottamaio.
L’apertura del museo di Ozzano è stata ancora una volta una festa, grazie anche al Circolo Rondine di Ozzano Taro che garantisce la gestione della «cantina» del podere Bellafoglia.
Vi hanno partecipato,  oltre ai rappresentanti istituzionali della Fondazione Museo Ettore Guatelli (il presidente Giuseppe Romanini, la vice presidente Caterina Siliprandi, il direttore del Museo Mario Turci) anche le figlie di Renzo Capra,  Elena, Cristina e Simona, con le nipoti.
Elena ha ripercorso i ricordi che legano la famiglia Capra a Guatelli: «il maestro di Ozzano – ha detto – veniva spesso a trovare mio padre. Con lui ha intrattenuto una lunga e duratura amicizia. Mio padre raccontava sempre la storia dello scarpone, quello vecchio e consunto, simbolo del museo Guatelli: quando Ettore lo vide, se ne innamorò, lo baciò».
Mario Turci, direttore del Museo Ettore Guatelli, ha ripercorso le tappe che hanno fatto del vecchio scarpone rabberciato il simbolo del museo: «furono i fotografi Ragazzini che lo immortalarono alla fine degli anni Ottanta.
Da allora, lo scarpone del museo di strada ne ha fatta tanta, fino ad approdare alla mostra che si è svolta a Parigi al Museo nazionale della tradizioni popolari.
Numerosi i visitatori che nel corso della giornata hanno fatto tappa al museo Guatelli.
«Ogni anno – ha precisato Romanini -  questo appuntamento è per noi motivo per guardare al futuro. In particolare, quest’anno, saranno due gli argomenti in primo piano: il tema del paesaggio e quello legato al bicentenario verdiano».
E come un tempo anche questa volta l’aia del podere e la barchessa si sono animati di persone al suono della «piva», antico strumento simile alla zampogna, suonato da Riccardo Gandolfi.
La giornata è stata l’occasione per ricordare, attraverso testimonianze video, a cura di Sara Iommi, le vicende che legarono Ettore Guatelli ai rottamai del parmense.
Il Museo Guatelli dedica il programma delle iniziative di quest’anno a quell’arcipelago di paesaggi umani del passato e del presente: paesaggi musicali, paesaggi della marca, paesaggi della memoria, agroalimentari, rurali, d’arte, che comporranno un quadro di riferimento.