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Provincia-Emilia

Reggio: il marito diventa donna, ma il matrimonio resta valido

05 marzo 2013, 20:09

REGGIO EMILIA – Nessuno è perfetto, tanto meno un marito. E quindi, che importa se quel marito nel corso degli anni è cambiato? Capita a tutti di cambiare. A lui è capitato di cambiare sesso dopo sei anni di matrimonio. Però l'amore è rimasto, pure contraccambiato. E quindi, lo dice anche il giudice Antonella Casadonte in una ordinanza, quella coppia va salvata e salvaguardata dallo Stato.

Capita a Reggio Emilia, dove un signore brasiliano sposato con una signora reggiana ad un certo punto cambia prospettive: diventa trans e poi donna con tanto di «rettificazione del sesso», definizione del giurista che non lascia dubbi. L'intervento del magistrato non è stato casuale. La questura aveva deciso di non accettare più il rinnovo del permesso del soggiorno del brasiliano, quindi extracomunitario, giustificato con il ricongiungimento familiare. Avendo lui cambiato sesso, è stato il ragionamento degli uffici di polizia, ha dimostrato che il matrimonio era fittizio. E quindi andava espulso. Ma il brasiliano (ora brasiliana) non ha accettato: in novembre ha presentato ricorso in tribunale contro l’espulsione e il giudice ha accordato lo stop. Non divida la questura ciò che l’amore ha unito. Non importa poi se l’amore negli anni cambia declinazione. L’amore ha mille declinazioni e il giudice nella sua lunga ordinanza suggerisce appunto di limitare le intrusioni dello Stato nella vita familiare quando si indaga per capire se un matrimonio è vero o è «fittizio».

Anche i testimoni, sottolinea il giudice, hanno confermato «la convivenza fra i coniugi», e un «rapporto affettivo evidente ed intenso». E poi «in letteratura», scrive ancora il giudice Casadonte, «è riscontrata la non infrequente ipotesi di soggetti che pur identificandosi nel genere opposto mantengano orientamento sessuale nei confronti dello stesso genere opposto. (...) Ne consegue che se la relazione affettiva è condivisa dal coniuge, non si può affermare la carenza di convivenza more uxorio». L’amore quindi non ha confini: non chiede permessi di soggiorno e neppure permessi allo Stato. Marito trans e moglie continuano a vivere «more uxorio», dice il giudice. Un a lezione alla politica che si dibatte fra le definizioni più arrampicate: civil partnership, partner in love, «Dico» allargati, unioni gay... Macchè, solo il vecchio latino è in grado di sintetizzare la complessità dell’amore ai tempi dell’iPad: more uxorio. E c'è un altro risvolto a favore del brasiliano: il marito trans conosce bene l’Italia, visto che sì, ha cambiato sesso, ma solo «live» e non sulla carta d’identità. E in Italia ciò che conta è la carta, come insegnano anche le lauree false.

Morale giudiziale: nonostante il cambio di sesso se i coniugi si amano e la moglie non ha intenzione di separarsi – e il transessuale non è appunto tanto sprovveduto con la burocrazia - la famiglia è salva. Fra l’altro, mettendosi nei panni della moglie: è pur vero che nessun marito è perfetto, ma è sempre meglio un marito donna che un marito costretto a vivere in Brasile.