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Parma

La casa dalle camere all'aperto

06 marzo 2013, 23:36

La casa dalle camere all'aperto

Mariagrazia Villa

Una tipologia ormai rara, quella della «villa urbana». Ma con tutti i crismi per essere rivisitata in senso contemporaneo. «Villa Tina», in Viale Conforti a Parma, ne è la prova. È un’innovazione che guarda, secondo il suo autore, al razionalismo alla Mies della Casa Rossa di Guido Canali, in Viale Basetti, e alla concezione tettonica del progetto originario di Casa Tognella, di Ignazio Gardella, nei pressi del Castello Sforzesco a Milano.

Villa urbana per appartamenti distribuiti su tre livelli, con piastra interrata per accessori e autorimesse e sottotetto circondato da terrazze, è stata progettata dall’architetto Raffaele Ghillani tra 2007 e 2008,con la collaborazione dell’architetto Luciano Manara, proprietario e committente con i fratelli Stefano e Massimo. Singolare sinergia fra proprietari, progettisti e costruttori: la costruzione è stata affidata all’impresa Manara di cui Luciano e Stefano sono titolari.

L’edificio, candidato nel 2010 al Premio «Rizzardi Polini» per le nuove costruzioni, sorge nella prima periferia «storica», nell’area compresa fra le bassure della Cittadella e il Lungoparma, «dove trovano posto – spiega Ghillani – edifici residenziali, villette monofamiliari, condomini e ville urbane che, insieme ai vari edifici istituzionali, attingono a diversi linguaggi architettonici, dal neo-liberty al proto-razionalismo novecentista, con alcune invarianti, come la sequenza recinzione-giardino-ingresso porticato».

«Villa Tina» è un raffinato Cubo di Rubik dell’architettura: concepita secondo un sistema compositivo a maglia tridimensionale, fortemente caratterizzato dall’alternanza dei pieni dei setti murari e dei vuoti delle logge, dalla trasparenza delle finestre a taglio verticale e dalla superficie opaca del paramento in tradizionali mattoni faccia-vista che riprende la tonalità chiara di alcuni edifici della zona e da quella vibrante dei raffstore in alluminio.

Ma anche dal gioco degli elementi verticali e di quelli orizzontali, dalla spinta degli aggetti e dal cuore degli arretramenti. Perfino dal dialogo della materia con lo spirito: il corpo scale-ascensore ospita una lanterna sommitale di chiusura con valenza votiva, illuminata durante la notte (memoria della precedente casa di famiglia: Tina, infatti, era il diminutivo della mamma dei Manara).

«L’esigenza del controllo bioclimatico dell’esposizione solare e della dotazione di spazi a loggia vivibili, camere all’aperto di proiezione interno-esterno, ha portato alla giustapposizione alle porzioni trasparenti dell’involucro funzionale, di un sistema di contro-facciata, una seconda pelle avvolgente, la cui sintassi ritmica è diversamente declinata nei vari fronti».

L’asse nord-sud è un «tracciato regolatore» nella geometria della pianta, che si riflette nella faglia tra blocchi paralleli, staccati da vetrature a nastro verticali. Rispetto a questo asse, il programma funzionale-distributivo, studiato fino alla scala dei singoli appartamenti nel disegno degli interni, «ha cercato di soddisfare l’esigenza di distinzione degli spazi serviti (zone a giorno e zone notte genitori e figli) da quelli serventi(armadi a muro, bagni, cabine armadio...)».

La villa non è solo un luogo in cui è confortevole vivere. È stato soprattutto un laboratorio di qualità architettonica ed efficienza energetica: si è sperimentato quanto trasferito nella recente produzione industriale della storica impresa edile parmigiana, aumentandone standard qualitativo e architettonico.

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