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Parma

Enrico Calamai, lo Schindler dei desaparecidos

08 marzo 2013, 00:34

Enrico Calamai, lo Schindler dei desaparecidos

Ilaria Moretti

Due mondi paralleli nella stessa città. La ricorda ancora bene, Enrico Calamai, la Buenos Aires degli anni Settanta: allegra e caotica di giorno, «demoniaca» (così la definisce senza mezzi termini) la notte, quando migliaia di persone vennero inghiottite nel nulla. Rapite, torturate, eliminate. E su quella doppia faccia della realtà insiste ancora oggi per mettere in guardia dal rischio sempre attuale di avere gli occhi chiusi davanti agli orrori, lui che fu console a Buenos Aires dal ’72 al ’77 e che salvò centinaia di oppositori (di origine italiana, ma non solo) del regime militare di Videla facendoli espatriare, tanto da poter essere ribattezzato lo «Schindler dei desaparecidos». Parla dalle stanze della Provincia, Calamai, dove ieri ha iniziato la sua «due-giorni» nel Parmense per una serie di incontri sui diritti umani, invitato della Rete «Terra d’asilo», progetto di accoglienza per i rifugiati: «Ricordiamoci che dai tempi di Videla tutto è cambiato, ma al tempo stesso tutto è ancora simile – sottolinea -. La valanga di informazioni che ci piovono addosso ci fanno desumere di sapere ogni cosa sul mondo, mentre invece ne conosciamo ancora poco». Traccia un parallelo tra ieri e oggi, Calamai, fermo restando che ci troviamo in un’altra fase storica e in altro contesto geopolitico, tanto che quando pensa a se stesso quarant’anni si fa si rivede quasi come un lontano zio d’America: «In Argentina – ripercorre - allora c’erano due Buenos Aires: mi sembrava impossibile che potesse esistere quella della notte, eppure sapevo che era reale. Il fatto è che ritrovo nell’Italia di oggi la stessa incapacità dell’opinione pubblica di capire i drammi umanitari che le ruotano attorno. I barconi di immigrati, lasciati vagare nel Mediterraneo, in fondo non hanno fatto altro che portarci dietro casa nuovi desaparecidos». Ma quanto la gente ne è davvero consapevole? Quello che manca, a parere di Calamai «è una sensibilizzazione della problematica a livello nazionale. Bisognerebbe invece lavorare concretamente sulle tematiche dei diritti umani, organizzandosi ciascuno con gli strumenti che possiede, come si sta facendo qui a Parma». Il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli prende spunto dalle parole di Calamai per ricordare, prima di donargli un’immagine di Giuseppe Verdi, come «la nostra sia una società sempre più indirizzata all’emotività, mentre in una fase delicata come quella che stiamo vivendo la ragione deve tornare al primo posto». C’è una cosa che tiene a mettere in chiaro Maria Silvia Olivieri, del servizio centrale Sprar (Sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati): «Le vite non si salvano solo biologicamente, ma anche consentendo alle persone di riappropriarsi e mantenere la propria dignità». Concorde l’assessore provinciale Marcella Saccani, che plaude al modello di diplomazia impersonato da Enrico Calamai, «fatto di umanità, forza e coraggio». Sul valore della testimonianza dell’ex console insiste anche Emilio Rossi, presidente di Ciac onlus (gestore del progetto «Terre d’asilo»), che insieme al presidente del consiglio provinciale Mario De Blasi e ad Adele Tonini, del coordinamento Ciac-Ausl, ricorda il lavoro portato avanti a livello locale sul tema dei diritti civili.

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