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Provincia-Emilia

Noceto piange "Alice" partigiana per sempre

07 marzo 2013, 22:39

Noceto piange

NOCETO
Samuele Dallasta
La storia della Resistenza ha perso un'altra importante voce nella lotta contro i nazifascisti. A Noceto, all’età di 88 anni, è scomparsa Clarice Menozzi, la partigiana «Alice», impegnata principalmente come staffetta durante la Seconda guerra mondiale e colonna portante dell’Anpi Noceto. Originaria di Campegine, paese in provincia di Reggio Emilia, nata dal matrimonio di Alberto Menozzi e Corinna Tagliavini, Clarice era figlia unica e ha trascorso una normale gioventù.
Passavano gli anni e purtroppo arrivava la guerra: la tranquillità in Clarice cedeva il passo alla preoccupazione per un futuro che non lasciava intravedere speranze. Già vicina al mondo della Resistenza, Clarice aveva un cugino, Lino, anch’egli partigiano, e frequentava i sette fratelli Cervi che, prima che essere catturati nel 1943, riuscirono ad avvertirla e a farla fuggire prima dell’arrivo dei fascisti. Così lei è diventata la partigiana «Alice» ai primi giorni di novembre del 1944 nella Brigata Comando Unico di Reggio Emilia.
Fondamentalmente, come per molte donne, venne impiegata come staffetta nei territori della Val d’Enza ma partecipò anche a delicate missioni. La più particolare fu senza dubbio quella in cui i partigiani della zona di Reggio Emilia dovevano sabotare un posto strategico per i tedeschi. Per farlo, però, era necessario che l’ufficiale tedesco all’interno della struttura non fosse presente. Allora i partigiani pensarono ad «Alice», la quale fu incaricata di accompagnare l’ufficiale ad un ballo.
Clarice Menozzi riuscì a completare parte della missione ma, poche ore prima di entrare in azione, il piano per sabotare la struttura tedesca saltava e, per evitare che lei andasse al ballo e rischiasse di venire scoperta, i partigiani le fecero una puntura con del latte di capra, così la febbre salì fino a 40.
Ma la partigiana «Alice» raccontava anche spesso di quando, sempre nel Reggiano, era dovuta rimanere tre giorni in una grotta senza cibo e con poca acqua a custodire tre sacchi che i partigiani consegnarono poi agli alleati inglesi. Dentro ogni singolo sacco vi era la bellezza di un milione di lire.
Conclusa la guerra, Clarice Menozzi ha ripreso una vita normale senza però mai smettere di lottare per i diritti delle persone. Nel 1949 a Reggio Emilia conosceva Giuseppe Lini, che durante la guerra fu caporale istruttore di polizia a Roma, e si sposava. Sempre nel ’49 nasceva il figlio Eros: così la famiglia si trasferì a Noceto dove Clarice cominciava a lavorare in una ditta locale e qui entrò a far parte della commissione per i diritti delle donne sul lavoro. Nel 1965 arrivava l’occasione di cambiare vita per la famiglia: il trasferimento a Dusseldorf, in Germania, dove la coppia trovava lavoro in una fabbrica che trattava il ferro. Il figlio Eros si avvicinava alla gastronomia e in poco tempo, grazie al supporto di alcuni amici, riusciva ad avviare due ristoranti, con il nome «Lini», a Colonia e a Dusseldorf, nei quali mamma Clarice e papà Giuseppe davano una mano.
Nel 1985 Clarice e il marito facevano ritorno a Noceto mentre il figlio Eros rimaneva in Germania, pur ritornando in Italia regolarmente.
Nel 2004 Clarice Menozzi fu tra i fondatori dell’Anpi di Noceto: viene nominata presidente d’onore e portabandiera. Sempre nel 2004, dall’allora sindaco Fabio Fecci, Clarice Menozzi riceveva il premio «San Martino» per la sua vita e per i valori morali e civili che continuava a rinnovare facendo parte dell’Anpi. Sempre presente alle varie commemorazioni partigiane, la partigiana «Alice» infatti non ha mai dimenticato gli orrori della guerra e, con forza, si è sempre impegnata per la libertà e la democrazia.
Ai funerali, svoltisi nella chiesa di Noceto, erano presenti rappresentanze dell’Anpi di Noceto e di Campegine mentre il partigiano nocetano Eliseo Melegari le ha tributato un ricordo. Adesso la partigiana «Alice» riposa nel cimitero di Noceto vicino al marito Giuseppe.