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Saperi e Sapori

Aurum, l'oro nel bicchiere

08 marzo 2013, 11:43

Aurum, l'oro nel bicchiere

L’oro nel bicchiere. Nessun riferimento alla polvere dorata tratta dalle foglie di oro alimentare che si vede da qualche anno a questa parte in certi cocktail; piuttosto un rimando all’idea di preziosità che il colore giallo, nelle sue sfumature più calde, evoca. Un nesso colto magistralmente dal poeta Gabriele D’Annunzio che agli inizi del Novecento coniò per un celebre liquore italico a base di arance il nome che ancora oggi lo accompagna: «Aurum».
Il vate, nato a Pescara nel 1863, per trovare il nome all’elisir alcolico agrumato, da lui definito «levis ponderis aurum» (oro di lieve peso), la cui fabbrica sarebbe sorta proprio nel contesto della pineta di Pescara, a un passo dal mare, e la cui ricetta apparteneva alla famiglia Pomilio originaria di Chieti, non fece che ricondurre il termine latino usato per indicare il frutto in questione «aurantium» alla parola latina che definiva il metallo prezioso per antonomasia: l’oro («aurum»).
Non è un caso che D’Annunzio sia ricorso al latino: pare infatti che il succitato distillato abbia radici antichissime e che rappresenti, alla stregua di altri liquori a base di agrumi, l’evoluzione del cosiddetto «mulsum citreum» (vino mielato al sapore di cedro) citato nell’Ars Amandi di Ovidio.
La bottiglia stessa dell’Aurum, scura e panciuta, sarebbe stata modellata a somiglianza di certi vasi portati alla luce negli scavi di Pompei, proprio per rafforzare il vincolo di continuità con l’antica Roma. Oggi forse la fama e la diffusione dell’Aurum, tranne che in Abruzzo, non è così brillante come nel Novecento: sono più noti e comuni prodotti francofoni come il Cointreau o il Grand Marnier. Ma il fine e persistente profumo dell’Aurum, un mix sapiente di brandy italiano invecchiato otto anni e di un distillato di arance abruzzesi, che viene lasciato riposare in botti di rovere per 12 anni senza aggiunta di conservanti e coloranti, regge il confronto e dimostra grande versatilità in cucina. Perfetto per bagnare il pandispagna, dà carattere e sprint all’ananas e alle macedonie di frutta fresca; regala aromaticità se fiammeggiato in un padellino dove le crêpe dolci caramellano con zucchero e limone.
Per gustarlo «nudo e crudo» in tutto il suo spettro agrumato ed elegantemente alcolico (siamo a 40 gradi e non ci riferiamo alla temperatura!), apprezzandone pure il particolare colore, la versione liscia e ghiacciata è quel che ci vuole: si tiene la bottiglia nel freezer per farla raffreddare bene e poi si versa in bicchieri da cognac.
L’aperitivo si fa ancor più esclusivo se, preparandolo direttamente nel bicchiere, si versa 1/5 di Aurum; 1/5 di vodka secca e 3/5 di Champagne o di Spumante secco molto freddo. Guarnizione d’effetto e d’utilità? La scorza d’arancio, leggermente spremuta sul bordo del bicchiere, prima di servire, in modo che gli li essenziali della buccia profumino a lungo il tutto potenziando il lato olfattivo dell’Aurum.
Un «cin cin» cui non si sarebbe certo sottratto D’Annunzio soprattutto di questi tempi che ricorre il centocinquantesimo anniversario della sua nascita (12 marzo).E.T.

 

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