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Parma

"Truffati e derubati dalla domestica. Soldi spariti e lei ancora libera": la denuncia del giornalista Andrea Schianchi

09 marzo 2013, 18:55

 Caro direttore,

voglio raccontare una storia che mi è successa e che credo sia emblematica della società in cui viviamo. Circa un mese fa ho denunciato presso la Questura di Parma una truffa di cui sono stato vittima. La faccio breve: la domestica filippina, che viveva con me e con mia mamma, ha rubato un mio libretto degli assegni e ne ha falsificati ben 13 per la somma totale di 16.800 euro. Il personale della banca, insospettitosi per le numerose richieste di incasso della mia domestica nell’arco di poco tempo, mi ha avvertito e si è arrivati a scoprire la verità. La signora (chiamiamola così...) in questione ha confessato il furto e la falsificazione della firma di mia mamma (perfetta, un lavoro da autentico professionista...) sugli assegni: lo ha ammesso davanti a me, davanti al personale della banca e davanti agli agenti della Polizia che ho immediatamente chiamato. Bene, la domestica è stata condotta in Questura, io ho sporto regolare denuncia e querela e, la sera stessa, lei era libera di girare per le strade di Parma. Questo prevede la legge italiana, mi è stato spiegato. Perfetto, dico io, ma almeno si procederà con le indagini: dove sono finiti quei soldi? La domestica aveva qualche complice? Tenuto presente che, nel periodo in cui lei aveva lavorato in casa mia, avevo pure subito tre furti con scasso (regolarmente denunciati), mi aspettavo che un minimo di lavoro investigativo venisse svolto. Invece, nulla. Ora, so benissimo che i soldi non li riavrò mai indietro (e nemmeno i gioielli che sono spariti con i furti), tuttavia resta il problema di fondo: la domestica filippina è a piede libero, abita ancora a Parma e, potenzialmente, quello che è capitato a me può succedere ad altre persone.
 
Ti sembra, caro direttore, che questo atteggiamento porti a una corretta prevenzione del crimine? Io, sinceramente, mi sento impotente, e mi auguro che altri non debbano vivere la mia stessa esperienza. Vorrei tanto, per metterli in guardia, scrivere in questa lettera nome, cognome e codice fiscale della domestica in questione (e magari allegare una fotografia), ma siccome conosco la legge so che potrei incorrere in una denuncia per diffamazione (nonostante lei sia rea confessa...). Quindi, che fare? Io sono vittima, però non ho la possibilità di difendermi. E chi lo dovrebbe fare per mio conto (cioè lo Stato) si stizzisce se telefono all’ufficio preposto e, di fronte a richieste più pressanti, mi risponde che ci sono casi ben più gravi. Non è grave, secondo lo Stato, lasciare un ladro-truffatore a piede libero con il rischio che possa delinquere ancora? So che fare luce su un efferato omicidio, o su un colossale crac finanziario, regala gloria e titoli di giornale (sono del ramo...), e magari la cattura di un ladruncolo non ha nemmeno l’onore di tre righe in cronaca, ma allo Stato (e ai suoi rappresentanti) vorrei ricordare che gli atti criminali vanno trattati tutti allo stesso modo. Tutti, nessuno escluso. Non esistono reati di Serie A e reati di Serie B. Non mi aspetto vendetta (ci mancherebbe altro, non sono il tipo), però credo di poter pretendere di vivere in una città, in un Paese, dove gli onesti vengono tutelati e difesi, e i ladri perseguiti. Non mi sembra di chiedere la luna... 
Andrea Schianchi 
(il giornalista della Gazzetta dello Sport, a scanso di equivoci)