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Quartieri-Frazioni

I senzatetto? Trovano rifugio alla Civica

09 marzo 2013, 19:05

I senzatetto? Trovano rifugio alla Civica

Margherita Portelli
Biblioteca Civica: dove cultura e sociale si incontrano. E, talvolta, si scontrano. È la casa del sapere, la Civica: da oltre 30 anni in vicolo Santa Maria, cuore pulsante dell’Oltretorrente, è stata e continua ad essere un punto di riferimento per generazioni di studenti alle prese con gli esami, e per appassionati lettori intenti a scandagliare gli scaffali. Negli ultimi mesi, però, la biblioteca è divenuta anche un presidio di accoglienza, perché sono diverse decine i senzatetto che, quotidianamente, frequentano i suoi spazi semplicemente per avere un luogo caldo in cui trascorrere le ore.
«Stesse facce, tutti i giorni» assicura qualche dipendente. Sfuggono il freddo e la pioggia rifugiandosi tra i libri, aspettano che faccia sera nei corridoi, nel cortile, o davanti agli schermi dei computer messi a disposizione dall’Istituzione Biblioteche agli utenti.
«Cultura - secondo una bibliotecaria - è anche questo: aprirsi alle culture degli altri, condivisione e soccorso, là dove ce n’è bisogno».
Le tante situazioni di nuova povertà, le emergenze abitative e la mancanza di prospettive determinate anche dalla crisi, però, spesso sono causa di nervosismi e tensioni che sfociano in piccole liti. Inoltre, nelle ultime settimane, la biblioteca è stata oggetto di alcuni atti di vandalismo. Basta guardarsi intorno e osservare: in fondo al cortile della biblioteca, la piccola sala ristoro che dal 2004 ospita gli utenti per una pausa tra una sessione di studio e l’altra, è stata chiusa (momentaneamente a quanto sostengono i dipendenti). Le macchinette del caffè e il distributore di bibite sono ora inaccessibili, e un cartello palesa la chiusura del locale in conseguenza a ripetuti episodi di maleducazione.
Stando alle testimonianze dei lavoratori, alcuni individui un paio di settimane fa avevano danneggiato i locali, arrivando addirittura a urinare sui muri. Da allora si è deciso di impedire l’accesso alla sala. Altri segnali di degrado sono tuttora evidenti (come il lavandino ostruito e intasato nel bagno al piano terra o il totem danneggiato all’ingresso), mentre ad altri è stato posto rimedio (ad esempio la fioriera sfasciata nel cortile, che poi è stata tolta).
Capita, talvolta, che gli addetti ai prestiti debbano calmare gli animi di chi si scalda troppo: «Qualcuno si azzuffa per il posto al computer, ma in questi ultimissimi giorni le cose stanno migliorando. Forse il segnale che abbiamo voluto dare chiudendo la sala ristoro è servito - spiegano da dietro il bancone dei prestiti -. Ci è anche capitato di dover “mandar giù” qualche offesa, nel tentativo di far osservare le regole o di stemperare attimi di tensione. Noi tentiamo di mediare: tutti hanno il diritto di frequentare questo luogo, che è pubblico, ma è importante che l’atmosfera non sia troppo tesa, e che i locali e le regole vengano rispettati».
In un periodo di grosse difficoltà, quindi, ci sono spazi che costituiscono un sollievo irrinunciabile per le fasce di popolazione più disagiate, e che al contempo si fanno ricettacolo di nervosismi connaturati alle difficoltà. Emergenze sociali che si specchiano in uno dei luoghi simbolo dell’Oltretorrente, il quale, come molte altre realtà del quartiere, chiede aiuto.