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Parma

A Daniela Ducato la "Mimosa per l'ambiente"

10 marzo 2013, 19:32

A Daniela Ducato la

 Giulia Viviani

Ciò che è scarto per uno, può diventare risorsa per l’altro. Il concetto è tanto semplice quanto disarmante per un Occidente abituato a sperperare risorse. Accade però che in Sardegna, da anni, una donna appassionata e speranzosa sul concetto di recupero delle eccedenze   abbia fatto imprenditoria.  Lei è Daniela Ducato, che ieri a Palazzo Soragna ha ricevuto il premio internazionale «Donna per l’Ambiente 2013 Mimosa D’Oro», creato dall’Associazione donne ambientaliste (Ada) e giunto alla sua 23ª edizione. 
Nella sala affollata, anche l’assessore all’Urbanistica del Comune Michele Alinovi e l’assessore al Sociale Laura Rossi, oltre alla rappresentanza al femminile del Partito Democratico con le parlamentari uscenti Albertina Soliani e Carmen Motta e la neoeletta alla Camera, Patrizia Maestri.  In prima fila anche un’altra «Mimosa d’oro», Franca Zanichelli, premiata dall’Ada nel 1997. 
Spronata dalle domande di Carlo Quintelli  del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma, Daniela Ducato ha ripercorso le tappe  della sua carriera da imprenditrice, nata da un’idea di scambio di competenze e recupero di materiali di scarto, e arrivata a trasformarsi nell’attività del più grande polo italiano di bioedilizia, La Casa Verde CO2.0. 
Al centro del percorso, l’amore per la natura che è l’ispirazione di tutto: «Guardiamo spesso all’architettura animale e vegetale per trovare idee  - ha spiegato -. I nidi degli uccelli per esempio sono prototipi di perfezione. Vengono costruiti con la responsabilità di proteggere la prole, ne va della continuazione della specie». 
Nascono da queste osservazioni, progetti e idee innovative che cambiano il modo di abitare, di produrre, di dare lavoro, di avere un impatto positivo, anzichè negativo, sull’ambiente: «Guardiamo all’efficienza energetica ma anche e soprattutto all’etica. Non lavoriamo con la petrolchimica, il petrolio alimenta guerre, noi vogliamo che la nostra sia un’architettura di pace». Sognatrice si potrebbe dire, se non fosse che le aziende che coordina dimostrano che si può fare: «La realtà che abbiamo messo in piedi prova che tante cose si possono fare aldilà del pensiero comune. Si può lavorare in Sardegna senza denaro pubblico, si possono garantire impieghi dignitosi invece che produrre all’estero, si possono recuperare materiali e farne mattoni per le nostre case».
 Del resto, chi immaginava che nell’edilizia potessero essere impiegati anche scarti di lavorazioni alimentari? Invece dalla crosta del   Parmigiano  possono nascere colori per dipingere i muri di casa: «La biodiversità delle intelligenze, alla fine, è la risorsa maggiore che mettiamo in campo».   

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