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Parma

La recessione morde anche la pausa pranzo

10 marzo 2013, 18:33

La recessione morde anche la pausa pranzo

Laura Ugolotti

Al cibo, si sa, gli italiani non rinunciano e nemmeno i parmigiani. In tempo di crisi, però, ci si organizza per tentare, almeno, di ridurre i costi.
Secondo uno studio della Coldiretti, per il 32% degli italiani la pausa pranzo si riduce ad un piatto di pasta, che sazia a costi ridotti e solo il 18% dichiara  di fare, abitualmente, un pranzo completo, dal primo al secondo con contorno, dolce o frutta.
 Non solo il pranzo completo è un lontano ricordo, ma nel 9% dei casi ci si limita ad un panino, una pizza o un tramezzino.
Anche a Parma sembra che la crisi stia cambiando le abitudini alimentari di chi è solito pranzare fuori casa, al bar. Molti esercizi si sono attrezzati, negli anni, per ampliare l’offerta: non solo panini ma anche primi, secondi, contorno, frutta e ora?
«Ora vanno di nuovo per la maggiore panini, piadine e focacce. Ci siamo dovuti riorganizzare» - conferma Nicolò Celi, titolare della Centrale del Rum di via Farini. 
«Prima chi entrava per mangiare un panino si lasciava tentare dai primi, e alla fine sceglieva la pasta, oggi è il contrario: molti di quelli che entrano per pranzare con un primo alla fine preferiscono panini e focacce. Per fortuna qualche cliente abitudinario resiste e mangia anche gli altri piatti».
Enrica Allegri, titolare del bar Aragnino di via Garibaldi conferma: «Oggi è molto più frequente che le persone scelgano di pranzare con un panino o un trancio di pizza. Forse è solo una questione di tempo, se ne ha sempre meno per mangiare, ma sicuramente anche la crisi ha influito».
Chi invece non ha notato grandi differenze sono i titolari dell’Enoteca Fontana all’Eurotorri e del Barino di Barriera Farini. «Da sempre abbiamo un’offerta molto ampia - dice il titolare dell'Enoteca, Gabriele Gallo - e i nostri clienti continuano ad ordinare indistintamente sia i panini che i primi, ma anche i secondi e i piatti unici. Lo stesso vale per le bevande: acqua, bibite, vino sono sempre richiesti».
«Al Barino, da quando la gestione è nostra - gli fa eco Andrea Aimi - non abbiamo notato cambiamenti nelle ordinazioni del pranzo, non a livello di cibi almeno. Chi era abituato a pranzare con più portate continua a farlo. In compenso più di una persona ha abbandonato le bevande o il vino per la più tradizionale bottiglietta d’acqua». Se sia per una questione di risparmio o di abitudini alimentari più sane questo è difficile da dire. Sempre secondo lo studio di Coldiretti, 16,9 milioni di italiani dichiarano di seguire una dieta e comunque, in generale, cresce l’attenzione per la salute. Trasgredire le varie piramidi alimentari, mangiare male o addirittura saltare il pranzo però, è bene ricordarlo, non giova né alla salute né alla linea. In pieno regime di austerità, comunque, i parmigiani sembrano non voler rinunciare alle abitudini piacevoli del pranzo: «Al caffè dopo pranzo - dicono i titolari intervistati - non rinuncia nessuno».

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