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Arte-Cultura

Omaggio a Benassi, il naïf parmigiano

12 marzo 2013, 00:05

Omaggio a Benassi, il naïf parmigiano

Sono passati 35 anni dalla sua scomparsa ma Enrico Benassi – il naïf parmigiano che trasformava i suoi fantasiosi racconti in magiche trame arabescate – continua ad essere ricordato in campo europeo. Recentemente infatti è uscito un brillante servizio su di lui nella rivista francese «Création Franche» e gli sono state dedicate due pagine nella nuova «Guida al museo croato di arte naïve». Il museo di Zagabria è considerato il «Louvre» dei naïfs in quanto raccoglie i più significativi esponenti di questo settore di «arte moderna primitiva», sviluppatosi soprattutto dopo il 1950. Il direttore Vladimir Crnkovic ha avuto parole molto lusinghiere per Benassi (1902-1978) sottolineando la presenza nelle sue opere della tematica mitologica, la loro ornamentalità e il loro ritmo. L’artista è particolarmente incline agli aspetti floreali e decorativi e i suoi dipinti esprimono una gioiosità che deriva dalla gioia dell’esistenza. «Questo magico ottimismo – sottolinea – che si irradia da tutte le opere di Benassi è un balsamo per l’uomo contemporaneo».

«Création Franche», rivista dell’omonimo museo, pubblica su «Enrico Benassi» un approfondito saggio di Dino Menozzi, corredato da diverse brillanti illustrazioni. Il critico ripercorre inizialmente il difficile cammino dell’artista, nato all’inizio del ‘900 a Casale di Mezzani da una famiglia contadina per cui ha iniziato presto a lavorare nei campi. A vent’anni si sposava e a trenta abbandonava l’agricoltura per dedicarsi ad altre attività commerciali e artigianali mentre nel tempo libero coltivava la musica. Nel 1937 si trasferiva a Parma con la numerosa famiglia composta da dodici figli e trovava lavoro come infermiere all’Ospedale: posto che lasciava nel ’42 per darsi al commercio ambulante di stoffe, che poi diventava stabile con un banco fisso nel mercato della Ghiaia.
 La passione per la musica l’aveva trasmessa ai figli e con tre di loro aveva formato un’orchestrina che si esibiva nelle balere. A cinquant’anni inoltrati scopriva una nuova passione: la pittura con la quale poteva dare visibilità alla sua fantasia, ai suoi sogni con composizioni in cui realtà e fantasia si intrecciavano in una dimensione onirica, senza tempo. «Interessante – sottolinea Dino Menozzi - è osservare che l’impianto delle composizioni non nasce da un disegno preparatorio ben preciso, ma da una stesura che si attua elemento per elemento, sotto l’urgere dell’estro del momento, e che consente all’artista di accostare scene e situazioni che inglobano molteplici elementi iconografici». 
Al di là del procedimento descrittivo, che raggiunge effetti di grande armoniosità, ciò che colpisce nelle opere di Benassi, autodidatta, è il senso di serenità, di felicità che producono. Egli diceva di voler «far rivivere nelle mie tempere tutti i miei sogni e desideri»: sogni e desideri che si traducevano in fascinose suggestioni fiabesche..
PIER PAOLO MENDOGNI
 

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