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Storie di calcio - Dante Bertoneri: dai sogni del calcio al diploma da badante

11 marzo 2013, 14:42

Storie di calcio - Dante Bertoneri: dai sogni del calcio al diploma da badante

Vanni Zagnoli

Chi ricorda Dante Bertoneri? Era il 1984, il Parma era in serie B e quel ragazzo dai capelli a caschetto non contribuì a evitare il ritorno in C1. Partito come tornante, alla Gigi Meroni, si accentrò e all’epoca aveva un certo mercato, a livello nazionale. A 50 anni, ha preso il diploma per fare il... badante. E’ la tipica storia di un giocatore quasi maledetto dal Torino: “Anch’io avrei dovuto fare qualcosa in più per lui”, confessa don Aldo Rabino, da 41 anni cappellano granata e di recente autore del libro Il mio Toro.

Dante, sarebbe il primo ex sportivo di una certa notorietà a fare il badante...
“Sono stato promosso al corso, è un normale attestato, non da infermiere, posso farlo valere in qualsiasi momento”.
Vive a Massa assieme alla madre Maria Luisa, 73 anni, ma come si mantiene?
“Grazie al podismo, faccio qualche soldo tramite rimborsi spese e buoni piazzamenti, iniziai a correre nel 2001, nell’atletica Signa, a Firenze. Sono passato nella categoria veterani, con 8 secondi posti e 2 vittorie, a Prato e Firenze”.
Nel Torino si affacciò a 15 anni e sino ai 20 collezionò 41 partite con 2 gol.
“Al Catanzaro e alla Sampdoria, mentre contro la Roma aveva fatto centro dal dischetto, nella finale di coppa Italia persa ai rigori, nell’81-‘82. Era stato anche titolare, fu Massimo Giacomini a schierarmi a tutto campo, non più solo in fascia: mi responsabilizzò come regista, avanzando Dossena sulla trequarti”.
Nell’83-84 il passaggio all’Avellino, con altri 2 gol in 22 gare. Poi la discesa a Parma, per 8 presenze.
“Mister Perani era in panchina, davanti c’erano Macina e Barbuti, sulla trequarti Facchini, dietro Panizza e il portiere Dore. Sino all’esonero il rapporto fu perfetto, eravamo in risalita, retrocedemmo e non capii l’arrivo di Gedeone Carmignani”.
Accusava male al ginocchio destro.
“Dopo una caduta in palestra, per quello mi fermai. Invece il mister mise in dubbio la mia lealtà, persino il certificato medico, sosteneva che non volessi colpire di testa perchè temevo di scompigliarmi i capelli. La presi male e andai a curarmi a casa, sempre a Massa”.
La ripartenza da Perugia, nell’85-’86, con altri 13 gettoni.
“A Parma era iniziato il mio declino. In Umbria ritrovai con Giacomini, l’unico che avesse creduto in me. A Torino Luciano Moggi aveva scombinato il settore giovanile e puntato sul borgotarese Eugenio Bersellini, fu il primo snodo negativo per la mia carriera”.
Fra l’86 e l’88 passò proprio alla Massese, con 3 reti in 25 gare, in C2.
“Perdemmo ai rigori lo spareggio contro il Montevarchi. L’ultimo anno arrivammo terzi, con Silvio Baldini in panchina, un decennio fa al Parma”.
Chiuse in Eccellenza, all'isola d’Elba, a 26 anni.
“Per un grave infortunio al ginocchio, dolorante fin dai tempi di Parma. Avevo giocato in tutte le giovanili dell’Italia, sino all’under 21, con due spezzoni di gara grazie al ct dell’epoca, Azeglio Vicini”.
Poi fece l'allenatore di ragazzini, in ambito dilettantistico.
“In squadre di terza categoria, giusto per restare nell’ambiente. Per chi non ha studiato, è difficile rientrare nel calcio che conta: ho chiesto diverse volte al Toro e in giro, per me non c’è nulla".
Fu persino titolare di un negozio di abbigliamento intimo, appena chiuso con il calcio.
“Mi resta qualche anno di contributi, sono versamenti volontari, per arrivare alla pensione”.
Bertoneri era finito della tunnel della droga?
“Sono leggende. Mi sono buttato nella fede, la Madonna mi ha fatto una grazia evitando di farmi prendere dalla disperazione. Non mi sono mai prestato al doping, nè a truccare partite, sono una persona leale e anche per questo emarginato dal mondo del calcio. Non inseguivo successo e fama, con i giovani servirebbe maggiore attenzione e disponibilità”.