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Parma

"Il nuovo Papa? Un uomo che dialoghi con il mondo"

12 marzo 2013, 19:01

Luca Molinari
Un uomo di fede, dotato di grande cultura e capace di rapportarsi con il mondo. E’ l’identikit del nuovo Papa secondo i sacerdoti parmigiani. Oggi   inizia il Conclave e i cardinali elettori sono chiamati a scegliere il successore di Benedetto XVI. Un compito impegnativo, da cui dipende il futuro della Chiesa. Difficile quindi sbilanciarsi e indicare qualche nome per i preti della nostra diocesi, che preferiscono delineare alcune virtù che dovrebbe avere il prossimo Pontefice. «Mi auguro che il nuovo Papa non sia un nome troppo conosciuto -  afferma don Luigi Valentini, pro vicario generale della diocesi - perché ci sarebbero su di lui delle aspettative forse scontate. Preferirei invece un Santo Padre in grado di tessere un rapporto nuovo all’interno della Chiesa e con il mondo. Mi auguro che il futuro Papa sia una figura che operi nella continuità dei suoi predecessori, ma non proponga un copione già visto. Penso a un uomo che sappia parlare in modo nuovo alla Chiesa, che è chiamata ad appuntamenti importanti».
La realtà di provenienza non conta. «E’ importante che sia una figura di respiro universale -  prosegue don Valentini -  aperta sul piano dell’ecumenismo e in sintonia con le attese e le dinamiche del mondo attuale».
Don Umberto Cocconi, cappellano dell’Università, immagina come futuro pontefice il cinquantacinquenne cardinale filippino Luis Antonio Gokim Tagle. «E’ una figura dirompente -  dichiara -  viene definito il nuovo Wojtyla e sarebbe una grande personalità, in grado di dialogare a 360 gradi con tutte le culture del mondo. L’Asia inoltre è un luogo di grande spiritualità e, oggi più che mai, servono uomini spirituali per parlare al cuore dell’uomo». Monsignor Alfredo Chierici, parroco della Cattedrale, pensa ad «un Papa in linea con i suoi predecessori, che riprenda i temi del Concilio, a partire dalla collegialità episcopale, e sappia affrontare i tanti problemi attuali, a partire dal calo delle vocazioni sacerdotali».  Telegrafico invece don Sincero Mantelli, segretario del vescovo, che osserva: «Bisogna essere aperti ai disegni di Dio, qualunque essi siano».
 E’ più provocatorio don Luciano Scaccaglia, parroco di Santa Cristina. «Il nuovo Papa – spiega – sia espressione di una chiesa veramente cattolica, cioè universale, non provinciale o italiana; sia aperto e progressista e ci aiuti a vivere finalmente le provocazioni del Concilio Vaticano II: la collegialità vera (democrazia), la centralità del popolo di Dio, l’apertura al mondo della donna nella pastorale e nei sacramenti (anche in quello del sacerdozio), una visione nuova e gioiosa della sessualità della persona nel rispetto delle tendenze personali e intime, ma soprattutto una chiesa povera, trasparente a livello economico, esperta in comprensione e umanità e non in condanne e anatemi».
Per monsignor James Schianchi, vice rettore della Steccata, i bisogni della Chiesa sono quelli di sempre, a partire dalla «capacità di tradurre il vangelo nelle culture d’oggi, per raggiungere lo scopo ultimo di far conoscere Gesù Cristo». Importante quindi che il nuovo Papa «sia capace di percepire le ansie dell’uomo – aggiunge – e predicare il vangelo in maniera comprensibile, che significa essere capaci di ascolto». Don Daniele Franciosi, parroco di Santa Maria della Pace (piazzale Pablo), pensa a una figura sulla linea degli ultimi Papi, «dotata di profondità teologica e in grado di dialogare con le diverse culture».
Parole in partire ribadite da monsignor Domenico Magri, animatore della casa per preti anziani Villa Sant’Ilario. «Servirebbe un uomo di fede e di cultura – sottolinea - sensibile alla realtà umana nel momento del dolore, ma anche della gioia. Abbiamo bisogno di un Papa che sappia far gioire le persone». Secondo don Francesco Rossolini, parroco di San Paolo Apostolo, «ci sono diverse personalità straordinarie, come ad esempio l’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O'Malley, in grado di fare bene».
 Per don Francesco Ponci, parroco di Fognano, il nuovo Papa deve essere infine una persona «in grado di portare avanti i principi del Concilio Vaticano II e di esercitare il ministero episcopale con esperienza, ma anche capacità fisica».